Analogico a lettura ottica e altre prelibatezze

Roberto mi scrive:

Buondi’ Sig. Cecchi.

scrivo per ringraziarla degli articoli sul “giradischi” veramente interessanti, anche se avrei aggiunto parimenti trattatazione teorica (semmai come link).

Comunque di seguito la mia domanda: con il ritorno all’analogico si è andata completando la piu’ completa disalfabetizazione di ascolto musicale negli ultimi cinqunt’anni. Prima il passaggio al digitale comunque e dovunque, ora il ritorno al “ANALOGICO” finto (se non sbaglio oggi tutta la musica è registrata in digitale, non piu’ tramite i vecchi REVOX a 19 cm/sec.),Vai all'articolo

Hi-Fi, istruzioni per l’uso. Che cos’è l’impianto e a cosa serve

In un’epoca ormai lontana esistevano ancora un’etica e dei valori, già allora esposti all’attacco senza quartiere del consumismo, del quale vediamo oggi gli effetti di mercificazione totale e assoluta nei confronti di qualsiasi cosa si trovi sulla faccia della Terra. In conseguenza l’informazione nel suo insieme, e ancor più quella di settore, aveva intrapreso il cammino che l’avrebbe trasformata in mera comunicazione, elemento essenziale allo scopo.

In quel periodo mi stavo avvicinando alla riproduzione sonora e la stampa di settore tentava ancora di spiegare quali ne fossero i principi di base, insieme ai rudimenti della tecnica necessari affinché si avesse almeno una minima infarinatura riguardo ai processi che la governano.… Vai all'articolo

Hi-Fi, prezzi folli e le apparecchiature che non usiamo

Stefano mi scrive:

Buon pomeriggio Claudio.

Non ci conosciamo, il mio nome è Stefano.

E’ davvero tanto tempo che la leggo e in ogni occasione capisco elementi fondamentali in un ambito tecnico che non mi appartiene.

La ringrazio per questo.

Rimango, ad ogni modo, un ascoltatore e lettore a livello musicale.

Il mio impianto è dedicato ai vinili, nonostante abbia anche diversi supporti digitali. E’ stato costruito e ha subito modifiche con il passare del tempo, anche grazie ad opportunità di acquisto che non ho necessariamente perseguito, sono soltanto capitate.

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L’impianto da due milioni di Lire negli anni 80. E oggi?

Un appassionato, credo si chiami Sandro, mi ha scritto un messaggio che per errore mio è andato perduto.

Se lo ritiene opportuno mi riscriva, in modo che possa avere le maggiori delucidazioni che avevo intenzione di chiedergli, per una risposta adeguata alla sua situazione specifica e non solo sul piano generale, come lo è quella che segue. Essendo destinata alla lettura del pur scarso pubblico che segue questo sito, per forza di cose deve affrontare una serie di argomenti non strettamente attinenti alla condizione personale del richiedente e purtuttavia necessari per la comprensione dei motivi che hanno portato alle differenze sostanziali tra oggi e allora.… Vai all'articolo

Pollai audiofili parte seconda: l’esperimento di Asch

A completamento della prima parte di questo articolo mi sembra indicato descrivere un esperimento che ritengo fondamentale per l’argomento che in essa si è trattato.

Non solo per la comprensione di determinati fenomeni, ma anche per il modo in cui un qualsiasi individuo può essere spinto a dirsi convinto di tesi che in cuor suo sa perfettamente siano errate. E, in conseguenza di quanto appena detto, come alle piattaforme in apparenza destinate alla socializzazione e alla comunicazione tra le persone si possano in realtà attribuire scopi di controllo delle percezioni e delle reazioni.… Vai all'articolo

Pollai audiofili, Disneyland e il paradosso di Dunning-Kruger

Nel momento in cui un qualsiasi comparto merceologico pone in evidenza capacità di penetrazione commercialmente interessanti, in breve va a svilupparsi la creazione di tutta una serie di prodotti mirati, specialistici, pensati apposta per gli utilizzi della particolare clientela che vi è interessata.

Così, col tempo anche i prodotti per gli appassionati di riproduzione sonora, nel frattempo ribattezzati audiofili secondo un neologismo di pessimo gusto, una volta che il loro numero ha oltrepassato il livello di soglia critica sono andati via via moltiplicandosi.… Vai all'articolo

B&W CDM 1 NT

Riprendiamo dopo qualche tempo l’argomento relativo ai B&W CDM 1, per esaminarne l’ultima versione, quella che se vogliamo potrebbe rappresentare il culmine della loro evoluzione e il capitolo finale della “saga”, riguardante uno tra i diffusori più indovinati in assoluto della storia recente della riproduzione sonora. Come tale non poteva far altro che andare incontro al suo destino, deciso in misura maggiore dalle dinamiche del cosiddetto marketing rispetto alle sue vere qualità, in effetti numerose e ragguardevoli.… Vai all'articolo

Abbinamento braccio – testina fra teoria e pratica

Antonio mi scrive:

Salve. Nel ringraziare per la saggezza (e la chiarezza) che attraverso questo blog dispensi agli audiofili, vorrei porre una domanda, per capire meglio il tema dell’interfacciamento braccio-testina.

Posseggo un braccio “The Wand” (un braccio unipivot in carbonio) con il giradischi omonimo, che suona con una testina Shelter 501 II. Al momento dell’acquisto, avevo ascoltato l’insieme dal rivenditore e verificai anche la compatibilità meccanica con i dati “di targa”. IL braccio, infatti, ha massa 12,5 mentre la testina ha massa 8,1 g e cedevolezza 9 x 10-6 cm/Dyne.

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Graaf GM 200 OTL, La Portaerei

Era più o meno la primavera del 1998 quando mi fu chiesta la disponibilità a provare un finale a valvole alquanto particolare, a dir poco, e in via preventiva mi venne spiegato che il suo costruttore non era rimasto granché contento del trattamento ricevuto dalle apparecchiature inviate in visione per una prova tecnica e d’ascolto. Per questo desiderava che l’incaricato dell’articolo si recasse presso di loro per osservare la realtà da cui traeva origine.

Stiamo parlando di Graaf, e in effetti i suoi responsabili, Giovanni Mariani per la parte tecnica e Omer Malavasi per quella commerciale, ne avevano ben donde.… Vai all'articolo

Woodsound LBH 10, il diffusore più chiacchierato del decennio

Parlate di me, bene o male non importa, basta che ne parliate.

Ecco, questa potrebbe essere una chiave di lettura nei confronti del diffusore di cui andiamo a occuparci.

Il suo aspetto è molto simile a quello di un modello noto e apprezzato, frutto di quella che un tempo era definita scuola inglese ma ora non lo è più, per larga parte. Il suo costruttore infatti è entrato nell’orbita di uno dei più noti gruppi multinazionali operanti nel settore dell’elettronica che per forza di cose detta le sue regole e prospettive future.… Vai all'articolo