“Le folle non hanno mai avuto sete di verità. Dinanzi alle evidenze che a loro dispiacciono si voltano da un’altra parte, preferendo deificare l’errore, se questo le seduce. Chi sa illuderle può facilmente diventare loro padrone, chi tenta di disilluderle è sempre loro vittima.”
G. Le Bon
Fabio mi scrive:
Gentile signor Checchi buongiorno. Ho letto attentamente il suo articolo del 2019 “ Tutta colpa del bass reflex?“
Oltre ai miei doverosi complimenti al riguardo, la disturbo per un parere ad esso pertinente. Ho acquistato le Opera Grand Callas che piloto con un pre e finale Mark Levinson da 100w. Sono diffusori che apprezzo molto. Il costruttore munisce il cliente di tre cilindri per cassa utili o meno a controllare la gamma bassa, chiudendo uno o più condotti reflex.
Ho molto spazio tra i diffusori e le pareti laterali, mentre purtroppo solo circa 30 cm da quella di fondo.
Vado al dunque e le chiedo se il fatto che dopo varie prove ho riscontrato un maggior controllo della gamma bassa chiudendo due dei tre condotti reflex è in sostanza un solo effetto placebo in cui sono scivolato o se invece la cosa può avere una sua logica considerando l’ambiente ed il posizionamento. La ringrazio molto e mi scuso per essermi dilungato.
Buongiorno Fabio,
grazie dell’attenzione e dell’apprezzamento. Non mi sembra ti sia dilungato, anzi. D’altronde per descrivere un problema e le condizioni in cui si verifica, qualche decina di parole dovrà pur servire. 😉
A questo proposito va rilevato invece come l’esigenza sempre più pressante di chiudere la bocca alle persone, di reprimere il loro pensiero fin dalla radice e più ancora le stesse capacità di formularlo, abbia avuto la sua risposta nella pressione esasperata a favore della sintesi. Al punto di farne un comandamento, ma soprattutto un vero e proprio pretesto.
Dimostrazione che con un’azione mediatica accuratamente calcolata è possibile aggirare qualsiasi cosa e soprattutto qualsiasi norma. A iniziare da quella costituzionale, articolo 21, che per l’appunto sancisce la libertà del pensiero e soprattutto della sua manifestazione. Per mezzo della parola, dello scritto o di qualsiasi altro mezzo.
L’articolo “La questione della sintesi“, pubblicato ormai da parecchio, riassume il mio pensiero sul tema, rispetto al quale voglio sottolineare ancora una volta quanto sia importante, per ciascuno di noi, non sottostare in modo alcuno alla pressione che arriva dall’esterno e va sempre più moltiplicandosi e rafforzandosi, tale da sottoporre ogni individuo a una sorta di uniformizzazione forzata cui è quasi impossibile resistere. Cosa invece essenziale se non abbiamo intenzione di diventare più simili a degli automi controllati da remoto che individui legati al concetto sempre valido del cogito, ergo sum.
Guardacaso, del tutto dimenticato al giorno d’oggi.
Il cosiddetto “effetto placebo” è appunto uno fra i trucchi semantici più abusati, proprio alfine di pervenire nel modo più breve al risultato appena descritto.
Fatta questa precisazione, che ritengo inderogabile, entriamo nel merito del quesito.
Il condotto reflex viene utilizzato per portare verso l’esterno l’aria mossa dalla faccia posteriore della membrana del woofer, che altrimenti rimarrebbe chiusa all’interno della cassa.
Dimensionando in maniera opportuna il condotto, operazione detta altrimenti accordatura, si riesce a fare in modo che quanto viene emesso per il suo tramite vada ad affiancare l’emissione frontale in modo tale da estendere verso il basso la risposta in frequenza del sistema composto da altoparlante e volume di carico, avvantaggiando anche la pressione sonora complessiva ottenibile a parità di potenza in ingresso.
Un effetto ulteriore riguarda l’aumento dell’impedenza, in corrispondenza della risonanza del tubo di accordo, andando a creare un secondo picco dopo quello prodotto dalla risonanza dell’altoparlante, comportando in pratica una riduzione dell’escursione dell’equipaggio mobile (membrana + bobina) proprio laddove si avrebbe quella maggiore per l’emissione della data frequenza.
I vantaggi apportati dall’impiego del sistema reflex sono numerosi, si comprende così il motivo per cui la stragrande maggioranza dei diffusori attualmente in commercio ne siano provvisti.
Ciò è avvenuto in particolare a seguito del diffondersi dei sistemi di calcolo computerizzato e della definizione dei parametri in funzione dei quali il sistema opera, a loro volta legati alle caratteristiche fisiche ed elettriche dei suoi componenti. Sono detti parametri di Thiele e Small, dai cognomi dei ricercatori che ne hanno eseguito la definizione.
In precedenza invece le numerose variabili che entrano in gioco nel sistema erano gestibili soltanto da pochissimi, data la complessità dei calcoli necessari e la difficoltà di comprendere quali fossero effettivamente i parametri significativi al riguardo.
Per questo motivo, da un lato si tendeva maggiormente a realizzare diffusori in cassa chiusa, molto meno complessi sotto questo aspetto. Dall’altro invece si dice vi fosse stata la realizzazione di alcuni diffusori reflex palesemente sbagliati nel dimensionamento delle loro parti, tali da aver gettato sul sistema la nomea che ancora oggi è tanto diffusa tra gli appassionati, ed è ormai del tutto fuori luogo.
Questi ultimi hanno l’impressione di cogliere un problema, uno scarso controllo delle frequenze inferiori, e tendono in automatico ad attribuirlo alla presenza dei condotti, perché secondo loro, in una valutazione a lume di naso, o peggio ancora di occhio, sarebbe colpa del tubo reflex. Si ritiene infatti che in sua assenza la membrana dell’altoparlante sarebbe controllata meglio, in funzione della compressione dell’aria che avviene all’interno del volume di carico, sostanzialmente proporzionale all’escursione della membrana.
Come abbiamo visto, invece, è la risonanza del tubo di accordo a impedire escursioni troppo ampie e addirittura a ridurle, rispetto a un sistema in cassa chiusa, nell’emissione delle frequenze posizionate nei dintorni del punto in cui ha luogo, che sono anche quelle più critiche al riguardo.
Tuttavia trattandosi di un concetto dalla comprensibilità non del tutto immediata, diversamente da quello inerente la funzione assunta dall’aria mossa dalla membrana e racchiusa in un contenitore sigillato più o meno ermeticamente. per prassi gli vengono attribuite colpe che non ha, derivanti da altri problemi.
Di solito sono causati dalla trascuratezza con cui gli appassionati allestiscono in genere i loro impianti, in funzione dall’atteggiamento tipico dei media di settore, che hanno quale unica finalità concreta la propaganda a favore del prodotto e quindi spingerne la vendita.
In maniera palese, per mezzo della pubblicità vera e propria che in quanto tale è la parte più verosimile di quanto vanno pubblicando, oppure per il tramite della pubblicità dissimulata, quindi ben più convincente, che consiste nelle prove, recensioni, eccetera, che proprio per questo hanno un tenore a senso unico.
Così facendo hanno abdicato al loro compito di divulgazione, che del resto non sarebbero in grado di svolgere, se mai lo sono stati.
Il personale al loro interno non è in grado oggi e non lo era nemmeno ieri, dato che i grandi ingegneroni operanti all’epoca in cui da appassionato mi sono affacciato in questo settore, avevano la loro competenza a livello teorico, ma nella traduzione pratica dei principi coi quali mostravano tanta dimestichezza erano delle frane assolute.
Oggi non c’è più nemmeno quella.
Così, in qualche decennio di frequentazione continuativa delle redazioni da parte mia, non c’è mai stato verso di ascoltare un impianto allestito da costoro che andasse veramente, malgrado i magazzini di quelle stesse redazioni fossero stipati dal meglio del meglio dell’intera produzione mondiale. Per un controvalore, in termini monetari, che nessuno si è mai preso la briga di calcolare ma di sicuro assommava a cifre da capogiro.
Per meglio dire, alcuni di loro più erano convinti di detenere la verità della riproduzione sonora e più annaspavano nel momento in cui c’era da allestire una saletta o più banalmente far funzionare un qualche impianto, nel senso di farlo suonare almeno in maniera decente.
Il che equivale a dire in maniera congrua alla somma data dai prezzi di listino delle apparecchiature da cui erano composti.
Altri, forse più avveduti, evitavano proprio di misurarsi con la cosa, confermando implicitamente le loro lacune.
Come recita il noto detto, meglio star zitti rischiando di passare per cretini, piuttosto che aprire bocca e darne così la sicurezza.
Al di là di questo, è proprio il modo di “ragionare” della maggioranza degli appassionati e di fin troppi tecnici ad avere lacune irrisolvibili, già alla sua radice.
In un sistema composto da un motore, ruolo che nella fattispecie è attribuito all’amplificatore, e da un elemento che da esso viene messo in movimento, l’altoparlante, se si desidera ottenere il controllo migliore di quest’ultimo appare evidente che è innanzitutto sulla parte motrice che occorra agire. In primo luogo ponendola nelle condizioni migliori in cui possa esprimere al meglio le sue potenzialità energetiche, così da imporre il suo volere nel modo più acconcio alla parte passiva del sistema.
Da parte sua quest’ultima, per una serie di motivi come dimensionamento delle masse in movimento, forza d’inerzia, generazione di forze inverse eccetera, proverà in ogni modo a fare un po’ come le pare.
Dunque se intendiamo far si che l’amplificatore riesca a scaricare sull’altoparlante le quantità maggiori di energia, così da avere maggiori possibilità di indurlo a piegarsi al suo volere, a prescindere dalle sue caratteristiche tecniche dovremo innanzitutto metterlo nelle condizioni di produrre detta energia nella maniera più efficace.
Poiché l’energia prodotta dall’amplificatore non nasce al suo interno e tantomeno si manifesta per l’intercessione benevola dei Santi Patroni della Riproduzione Sonora, dovendo invece essere prelevata dalla rete elettrica, è abbastanza intuitivo che dovremo in primo luogo non dico rimuovere ma almeno ridurre ogni ostacolo potenzialmente capace di opporsi tra di questi due elementi.
In secondo luogo, dovremo assicurarci che la quantità di energia presente alle uscite dell’amplificatore possa pervenire per la massima parte immutata nelle sue diverse caratteristiche elettriche, e per quanto possibile priva di ulteriori influssi deleteri, all’elemento che vogliamo far muovere per mezzo di quell’energia.
Se infine cercheremo di operare affinché quell’elemento abbia caratteristiche fisiche tali da rispondere nel modo migliore agli impulsi con cui l’amplificatore cerca di comandarlo, ossia abbattendo masse, relativa inerzia, resistenze al movimento di ordine meccanico e così via, è probabile che riusciremo a ottenere risultati nemmeno confrontabili con quelli che, a parità di condizioni, avremmo trascurando tutti questi elementi, oltre agli altri non considerati qui per questioni di comprensibilità e di spazio.
Primo tra i quali quello inerente le risonanze.
Invece gli appassionati cosa fanno? Manipolati dalla propaganda di settore, che opera instancabilmente da decenni ai fini del vero e proprio lavaggio del cervello delle sue vittime, le quali oltretutto sono chiamate a pagare fior di quattrini per essere trattate in quel modo, comprano l’amplificatore più potente, spendendo somme molto rilevanti, che nella maggioranza schiacciante dei casi è fortemente controreazionato.
Ovvero, invece di riversare il massimo possibile sull’altoparlante di quel che è presente alla sua uscita, ne impiega parte rilevante, che oltretutto è costato quantità ingenti, in termini di energia, materiali e altro, per riportarlo senza posa all’ingresso.
Secondo un sistema di spreco da manuale.
D’altronde la controreazione è ritenuta irrinunciabile, dato che permette di presentare i valori di distorsione minori sulle tabelle delle caratteristiche, dalle quali poi la maggioranza altrettanto schiacciante degli appassionati è oggi influenzata nella maniera più pesante per le sue scelte di acquisto.
Proprio come succedeva nel cosiddetto medioevo, ossia nel corso degli anni settanta e più che mai nella loro prima metà, il che ha prodotto un’inversione a U a livello storico, prestazionale, di consapevolezza, capacità di discernimento e così via.
Ma siccome tutti hanno famiglia, e se non vendi e fai vendere l’amplificatore non le puoi dar da mangiare, la controreazione non solo la si accetta ma dev’essere osannata. Al punto che ogni eventuale mancanza dei suoi effetti, sulla sonorità delle apparecchiature, è rifiutata dagli appassionati nei loro ascolti, perché l’oggetto che ne fa a meno “non suona nel modo giusto”.
Andando avanti, siccome i cavi di alimentazione non servono a niente, per alimentare quel sistema di spreco di efficacia suprema, si usano quei filini buoni per accendere l’abat-jour sul comodino o al massimo un lumino di cimitero.
Di seguito, siccome la gamma bassa la si vuole e pure tanta, o meglio ancora strabordante, mentre nello stesso tempo la tabella delle caratteristiche dei diffusori deve riportare valori elevatissimi di potenza sopportata, perché l’appassionato deve potersene vantare coi suoi simili o comunque farne un elemento primario per la sua tranquillità mentale, e come tale si tratta di un argomento di vendita tra i più efficaci, al sistema così realizzato ci si attaccano altoparlanti dalle dimensioni maggiori possibili. Quindi con equipaggi mobili pesanti, duri da muovere e caratterizzati da un’inerzia quasi invincibile. Tale che per farli partire e poi fermarli, oltretutto in tempi che non siano biblici, ci vuole la forza di Sansone.
Ulteriore elemento essenziale nel sistema che stiamo tentando di descrivere, è l’elemento di giunzione tra quelli principali che lo formano, adibito a trasferire l’energia dall’uno all’altro.
Per fare il solito esempio motoristico, così che tutti o quasi riescano ad avere presente quello di cui si sta parlando, anche il motore più potente, senza la ruota, è destinato a restare immobile. Mancando questa, tutto ciò che potrà fare e cadere dal banco su cui è posizionato, a causa delle vibrazioni prodotte dal suo funzionamento.
Per far girare la ruota, ha dunque bisogno dell’elemento definito come semiasse. Ma se questo lo facciamo di pastafrolla, la potenza che potrà portare alla ruota, tralasciando per semplicità i problemi del suo trasferimento al suolo, sarà ben poca.
Ora, nella riproduzione sonora la funzione dei semiassi è svolta dai cavi che collegano amplificatore e diffusori.
Siccome però i cavi come già rilevato, misurato e comprovato dallo stesso apparato di propaganda di settore non servono a nulla, e dato inoltre che “sono solo pezzi di rame”, citazione testuale dalle affermazioni del grandissimo ingegnerone, tra amplificatore e altoparlante si trova regolarmente un conduttore inadeguato. Che si mangia via tutto e a quell’altoparlante duro come una roccia fa in modo che arrivi solo una parte marginale dell’energia prodotta nella maniera più efficacemente dilapidatoria di risorse, oltretutto costose, che mente umana possa concepire.
E ancora non basta, dato che nel trasferire il segnale dall’uno all’altro introduce una serie di componenti spurie non considerate, ma che come tali rendono del tutto inutile la ricerca dello 0,000001% di distorsione da parte dell’amplificatore, se non per le note e quantomai taumaturgiche questioni riguardanti l’estetica delle tabelle delle caratteristiche tecniche e dei grafici di misura.
Questo sistema, come si può immaginare, mantiene comunque una sua efficacia. Quella migliore la materializza nel cancellare tutto quanto sia anche marginalmente più veloce della sua fisiologica lentezza da lumaca, tale perché non fa altro che rimandare all’inizio del suo tragitto un segnale che invece sarebbe bell’e pronto da sfruttare.
Poiché su questa Terra “nulla si crea e nulla si distrugge”, quell’opera titanica di cancellazione non può che trasformarsi in ulteriori elementi atti ad aggredire o meglio ad annientare la purezza e quindi la qualità del segnale riprodotto, che per motivi di brevità tralasciamo.
Anche perché sono così evidenti nel funzionamento di qualsiasi impianto, almeno per chi abbia ancora orecchie per intendere, che nel descriverli l’unica cosa chi si riuscirebbe a fare, in concreto, è sminuirli.
Tuttavia, nel paradosso di splendore maggiore che si possa immaginare, e come sappiamo il settore della riproduzione sonora ha la sua efficacia massima proprio nella loro produzione, si vorrebbe riprodurre un segnale che per sua stessa costituzione ha una variabilità non soltanto estrema e su un numero incalcolabile di elementi diversi che si presentano nello stesso tempo, ma che ha luogo lungo una scala temporale di rapidità estrema, tali e tante sono le sue modificazioni che si susseguono le une alle altre, per la maggior parte sottilissime e che come tali necessiterebbero di un sistema dalla velocità e dalla risoluzione tendenti a infinito.
Non solo quei grandissimi scienziati pretendono invece di riprodurlo con un sistema dalla mobilità e dalla rapidità pari a quella della piramide di Giza, ma poi gli danno, per mezzo dell’opera di autoperculazione più sublime che si possa immaginare, eseguita non si sa se a propria insaputa o altrimenti per mezzo di un atto ben calcolato di bispensiero, il nome di alta fedeltà.
Dimostrando così che al loro confronto Orwell era un poppante che frignava per avere un altro biberon.
Per quanto a tal punto si sia già ben oltre il surreale più estremo che si possa ipotizzare, non ci si ferma mica qui. Oltre il termine di quanto appena descritto si pretende di controllare qualcosa che non è controllabile già per proprio conto, nelle condizioni operative in cui viene posto, per mezzo dell’aria presente all’interno di un contenitore che allo scopo si vuol considerare chiuso ermeticamente, cosa più facile a dirsi che a farsi, e quindi tale non è.
Se infatti si dovessero ridurre a zero tutte le perdite, come invece s’insiste a volerlo considerare, lo si dovrebbe fare a tenuta stagna. Cosa pressoché impossibile, dato che oltre a essere costosissimo, anche il più compatto dei diffusori da piedistallo peserebbe alcuni quintali. Così, oltre a presentare problemi di trasporto insormontabili, la cosa che gli riuscirebbe meglio di ogni altra sarebbe di sfondare il pavimento su cui è poggiato.
Allo scopo va ricordato che il carico massimo dei solai è fissato in 400 chili per metro quadro, davvero poca roba per un oggettino del genere.
Quel contenitore, o meglio l’aria presente al suo interno, funzionando a tutti gli effetti come una molla di contrasto, tende per sua natura a inibire il movimento per il quale, ai fini del suo ottenimento si sono spese somme folli e tanto spreco si è eseguito lungo il suo percorso.
Dopodiché, come se non fosse già più che abbastanza in un’esibizione di dissociazione dalla realtà priva di eguali, ci si rivolta contro tutto quello che possa rendere meno drammaticamente inefficace quel sistema, di spreco oserei dire istituzionalizzato e allo scopo utilizzi non soltanto una faccia dell’altoparlante, ai fini della produzione di pressione sonora, ma entrambe.
Sarebbe quello, dunque, l’elemento che lo rende riconoscibile alla vista, il colpevole di tutti i mali.
Così poi ti si viene a raccontare, e guai a te se dissenti, che il cogliere gli effetti di un qualsiasi aspetto migliorativo posto tra l’altro in un sistema riguardo al quale riuscire a trovare un elemento di inefficienza ulteriore sarebbe un’impresa titanica, sarebbe un mero “effetto placebo” o tutt’al più un’allucinazione di carattere uditivo.
Posizione, questa, che la pletora di appassionati ha fatto propria. Come al solito su suggerimento interessato del meccanismo di propaganda asservito al sistema di profitto che grava sulla riproduzione sonora amatoriale, condividendola con la stragrande maggioranza dei tecnici del settore. In particolare quelli che hanno affrontato l’immersione maggiormente prolungata all’interno del sistema didattico istituzionalizzato.
Il vero problema
In realtà, il problema maggiore del reflex è che permette al diffusore che ne è equipaggiato di estendere la propria efficacia di riproduzione anche in regioni in cui gli impianti istallati a regola di rivista esibiscono diverse tra le loro lacune maggiori.
Dette regole, oltre a quanto descritto fin qui contemplano il compra tutto quello che costa di più in assoluto, non preoccuparti di niente altro e vivi felice, ma solo fino al prossimo cambiamento, che dovrà avvenire al più presto che sia possibile o meglio ancora affrontando persino l’impossibile.
Sono riassumibili con l’efficacia maggiore attraverso l’impiego della formula ” a pene di segugio”.
Proprio perché chi vi aderisce i problemi se li va a cercare col lanternino e con tanto di cane da tartufi al seguito, convinto però di fare la cosa più giusta che si possa immaginare.
Dato che così gli è stato detto.
Con quel sistema invece non si fa altro che porre in evidenza nel modo migliore le limitazioni, tecniche e di installazione delle apparecchiature che forniscono ai diffusori il segnale da emettere, e pertanto ne influenzano profondamente il comportamento.
Gli appassionati dal canto loro, e per conseguenza, un po’ sono influenzati dall’avere quei tubi sotto i loro occhi e poi anche dalla vulgata che prospera nei forum e gruppi social, tendente già per sua natura a essere sistematicamente errata.
Più ancora lo sono dal loro necessitare sempre più di spiegazioni semplici ai loro problemi esistenziali irrisolvibili, sempre in relazione alla riproduzione sonora. Quindi non si rendono conto, o più spesso si rifiutano di farlo in maniera più o meno cosciente, della complessità enorme dei fenomeni che hanno luogo nell’ambito della specialità di cui si ritengono non cultori ma veri e propri specialisti.
Solo perché nel corso del tempo hanno dilapidato denari a iosa in tale ambito, sottratti peraltro al benessere dei propri cari.
Problema del tutto secondario, dato che il loro interesse primario sta nello sbavare davanti alla tettona e chiappona discinta che giorno per giorno viene presentata loro nei gruppi social di cui fanno parte.
Detta complessità, peraltro, è e rimarrà per larga parte inesplorata. Si tratta infatti di un ambito di ricerca il cui eventuale ritorno economico non sarebbe mai tale da giustificare le spese necessarie per essere approfondita come meriterebbe.
Oltretutto, qualora si effettuasse tale ricerca, avrebbe le probabilità di gran lunga maggiori nel produrre risultati contrari agli interessi dell’industria di settore e a tutto quanto le ruota attorno, per cui le sue probabilità di vedere la luce sono pari a zero.
Anche per questo gli appassionati finiscono col dare tutte le colpe al reflex, tacitando così il bisogno più impellente, quello di trovare un colpevole per le condizioni in cui si trovano. Ossia l’aver speso somme considerevoli sul loro impianto, seguendo i consigli ben poco disinteressati dei media di settore, per ritrovarsi infine con qualcosa di largamente insoddisfacente e peggio ancora pone in evidenza i suoi problemi in maniera tanto plateale.
Oltre a quanto detto fin qui, i problemi invece risiedono altrove e non in un solo punto ma in svariate posizioni diverse.
Il primo è la fissazione che l’appassionato medio ha per l’emissione delle frequenze inferiori. Le vuole potenti, anzi potentissime, ma anche estese in maniera tale da apparire prive di limitazioni, e allo stesso tempo ne vorrebbe un controllo ferreo.
Non solo pretende di risolvere nel modo che sappiamo tutto questo, che già di per sé costituisce un problema dalle dimensioni enormi sotto un numero cospicuo di angolazioni, ma lo vorrebbe fare a partire da quantità di energia risibili, anche se poi il sistema commerciale e di profitto che ruota attorno alla riproduzione sonora gliele fa pagare a prezzo esorbitante. Peggio ancora, pretende come abbiamo visto di spostarle da un punto all’altro del sistema che gestisce per mezzo di un dispositivo di trasferimento che definire gravemente inadeguato è un puro eufemismo.
Questa frenesia lo porta sistematicamente ad acquistare sistemi di diffusori che sono troppo grandi e impegnativi sia per l’ambiente destinato a ospitarli, che per il sistema chiamato a pilotarli.
Proprio questi infatti sono gli errori che si ritrovano con la frequenza di gran lunga maggiore negli negli impianti allestiti da un gran numero di appassionati.
Come giustamente faceva rilevare un fabbricante di diffusori piuttosto noto, ma da tempo ormai certi discorsi si guarda bene dal farli, la ricerca di una gamma bassa sovrabbondante si riteneva tipica di una fascia di appassionati diciamo così non particolarmente evoluta, che come tale andava innanzitutto alla ricerca di sensazioni forti.
Per questo motivo quel fabbricante tendeva ad attribuire una certa generosità in tale ambito ai suoi prodotti destinati almeno sulla carta a una diffusione maggiore. Man mano che si saliva lungo la gerarchia dei modelli presenti nel suo listino, vi conferiva invece un’emissione sempre più calibrata in tale ambito, appunto in funzione delle esigenze via via più raffinate che riteneva indicate per una clientela caratterizzata da una maggiore esperienza.
Per quanto inappuntabile a livello teorico, tutto questo cozzava e cozza tuttora in maniera teatrale con la realtà concreta. L’appassionato vuole bassi a profusione, a valanga o meglio ancora a randellate, per soddisfare il suo istinto masochista, e ne vuole sempre di più. Fino a venirne dominato e più ancora travolto, se possibile, secondo un’accezione del rapporto col suo impianto di tipo squisitamente passivo.
In sostanza dal suo impianto gradisce innanzitutto di essere posseduto, appunto in funzione delle quantità di energia che pretende di sentire liberarsi da esso, che a quel punto tenderanno per forza di cose a fare quello che vogliono, invece di detenerne il pieno controllo.
Non a caso i diffusori commercializzati da quel marchio sono sempre stati detestati da una larghissima maggioranza di appassionati, e solo da quando ha abbandonato il suo approccio per tradizione improntato al rigore è riuscito infine a risultare gradito a una platea un po’ più ampia.
Come avviene spesso, in casi del genere non manca mai l’elemento paradossale. L’appassionato tipo vuole bassi a volontà, tra l’altro senza curarsi delle conseguenze per l’equilibrio complessivo e per tutti gli altri aspetti che determinano nei riguardi della riproduzione, ma nello stesso tempo stigmatizza il sistema di caricamento più indicato per ottenerli, quantomeno in condizioni ragionevoli. Proprio perché non ha gli strumenti necessari a controllarne il funzionamento e il più delle volte nemmeno l’intenzione di dotarsene.
Accorda la sua preferenza invece a quello più limitato, proprio in funzione del desiderio di sensazioni forti, ma che per le sue prerogative intrinseche risulta meno complesso da gestire nelle condizioni tipiche dell’impianto condotto da chi assume l’abito mentale fin qui descritto ed è quantomai determinato a rimanere fermo sulle sue posizioni, a dispetto dei problemi che in funzione di tutto questo soffre e non ha modo di risolvere.
Detto questo, è evidente che impedendo il deflusso verso l’esterno dell’aria che passa attraverso il tubo reflex, l’emissione tenda a mostrarne le conseguenze, con un’attenuazione e una minor estensione verso il limite inferiore dell’udibile.
La soluzione dei tamponi, come tutte quelle sbrigative, e a mio avviso è significativo che il fabbricante li fornisca, ha i suoi limiti, spesso grossolani.
Che senso ha parzializzare un diffusore troppo grande per l’ambiente in cui lo si inserisce e per le elettroniche con cui lo si pilota? Questo tra l’altro sembra dare il riscontro voluto sulle prime, ma a subito dopo è facile che mostri lo squilibrio che induce in un diffusore progettato in un modo ben preciso, e non certo per caso, dando luogo a irregolarità di risposta che sovente rendono la medicina peggiore del male che dovrebbe curare.
Talvolta fino al punto di mostrare la perdita di allineamento nei confronti delle frequenze medie, proprio in quanto si è alterata l’impostazione originaria del diffusore.
Questo in determinate condizioni, ovverosia ogniqualvolta i diffusori siano sovradimensionati rispetto all’ambiente che li ospita e l’impianto non si trovi nelle condizioni di emettere la gamma inferiore nelle condizioni migliori, può rivelarsi positivo nella percezione dell’ascoltatore.
Fermo restando che non ha senso alcuno dotarsi di diffusori di una certa stazza, se poi occorre parzializzarli per non incorrere in problemi che non si sa come risolvere altrimenti.
Sarebbe stato meglio scegliere diffusori meglio proporzionati alle condizioni effettive di funzionamento, oltretutto risparmiando somme rilevanti o comunque avendo la possibilità di reinvestire il denaro risparmiato in altri elementi dell’impianto, utili per migliorarne le qualità complessive.
E’ del tutto fuori discussione pertanto che le impressioni ricavate dall’impiego di quei tamponi siano reali e non certo da attribuire al cosiddetto “effetto placebo”.
Formula sempre più abusata perché fa tanto “competente” e quindi è ripetuta a pappagallo da chi, e sono la stragrande maggioranza, non è in grado di formulare un concetto per mezzo dell’utilizzo della materia grigia che Madre Natura nella sua immensa generosità gli ha fornito.
Il che è sinonimo di “farina del tuo sacco”, formula un tempo utilizzata di frequente ma da molto caduta in disuso in funzione dell’emergere della necessità di condurre le masse umane per mezzo di criteri squisitamente zootecnici, che necessitano innanzitutto di uniformità.
In realtà l’effetto placebo non esiste. Se si sono colti determinati elementi di cambiamento nella riproduzione, specie a seguito di interventi più o meno significativi sull’assetto dell’impianto, è evidente che si sono verificati.
Si tratta poi di vedere se si tratti di elementi passeggeri o meno, anche in funzione della possibilità attribuita all’impianto di ripetere quel fenomeno, e in considerazione delle registrazioni utilizzate. Non è infatti da dare per scontato che contengano il necessario per porre determinati effetti in un’evidenza tale da permettere di rilevarli.
Discorsi come quelli riguardanti il cosiddetto effetto placebo, sono tra i favoriti nell’arsenale a disposizione di quanti per ragioni che risulta sempre alquanto complesso spiegare hanno la necessità primaria, nel loro rapporto con l’impianto e la riproduzione sonora, di convincersi che tutto funzioni nella stessa identica maniera di tutto il resto.
Negando così la motivazione stessa di dotarsi di un impianto di qualità, dato che a quel punto tanto varrebbe ascoltare con la radio del nonno, che tra l’altro è spesso migliore di tanti impianti d’oggidì, e che tutto sia immutabile nel suo rendimento, quali che siano le condizioni tecniche e ambientali in cui lo si fa operare.
Secondo quelle persone, l’intero corpo degli appassionati di riproduzione sonora sarebbe colto da allucinazioni di tipo uditivo in una percentuale non elevatissima ma proprio smisurata, tale da non trovare corrispettivo alcuno in qualsiasi altro insieme, comunità o tipologia di individui.
Quante sono le probabilità che tutto questo sia vero? Ovviamente scarsissime, seppure, ma costoro le trascurano con imperturbabilità olimpica.
Essenziale, per costoro, è catalogare nell’inesistente tutto quanto non gli sconfifera o peggio rischia di porre in discussione la loro tranquillità mentale.
In primo luogo perché si troverebbero nelle condizioni di dover accettare l’idea che il loro impianto non sia quanto di meglio sia possibile non solo avere ma proprio immaginare, anche se la povertà della sua emissione assume regolarmente contorni preoccupanti. Soprattutto si issa ai limiti della diffamazione nei confronti di una materia, la riproduzione sonora detta altrimenti alta fedeltà, che se invece affrontata nel modo dovuto ha dimostrato di poter toccare livelli qualitativi non indifferenti.
Dato che per migliorare la sonorità così mediocre dei loro impianti dovrebbero spendere denaro che non hanno alcuna intenzione di estrarre dal portafogli, ma soprattutto dovrebbero cambiare del tutto la rotta che si sono attribuiti nelle loro priorità di spesa, dando finalmente ragione a quel che gli è stato insegnato a pensare sia inesistente, trovano più comodo e sbrigativo liquidare tutta la questione tacciando chiunque sia meno approssimativo di loro di essere un visionario, perseguitato da allucinazioni percettive della forma più grave.
Tendo a pensare che un atteggiamento tanto inverosimile, se non nell’accezione di chi ha una necessità estrema di credere, sia soprattutto questione della già menzionata tranquillità mentale. In funzione della quale ciascuno costruisce la propria realtà preferita, senza curarsi se possa essere verosimile o meno.
A questo proposito si prendono a prestito concetti mutuati da altri settori tecnologici, oltretutto senza minimamente comprenderne l’essenza, per trasportarli pari pari nell’ambito di proprio interesse e poi piegarli come meglio si crede ai fini della dimostrazione di teorie sempre alquanto strampalate.
In realtà l’effetto placebo, nell’ambiente in cui è tenuto in considerazione, è una cosa serissima e riguarda appunto le ricerche eseguite in merito alla reale efficacia di un farmaco.
A questo proposito si conducono, o almeno un tempo lo si faceva, prove rigorose, atte a depurare il terreno d’indagine da un qualsiasi elemento distorsivo o che possa rivelarsi ingannevole, sotto una lunga serie di condizioni.
Il riprendere quel concetto senza capire nemmeno di cosa si tratti, sfruttandolo tuttavia per la sua capacità di riempire la bocca con efficacia direi inarrivabile, inibendo per conseguenza le funzioni cerebrali e cognitive, anche le più elementari, è già di per sé indicativo di un abito mentale ben preciso. Originato dall’urgenza di attribuire la patente di inverosimiglianza a tutto quanto non si ha intenzione di sentire, considerare o peggio accettare, in funzione della quale risulta oltremodo complesso giungere a qualsiasi risultato che non sia la permanenza in uno stato di mediocrità permanente. Quando invece già le somme spese per l’allestimento di un qualsiasi impianto dovrebbero indurre a cercare di evitare in ogni modo possibile e con la massima accuratezza.
Così evidentemente non è e questo spiega purtroppo quale sia la realtà attuale di una parte rilevante della platea di utilizzatori dei sistemi adibiti alla riproduzione sonora amatoriale, in cui appunto il numero di placebisti e doppiociechisti assordati dalla loro stessa chiusura mentale, seguaci della dogma religioso per cui il segnale può transitare dall’uno all’altro dei componenti dell’impianto solo per intercessione dei Santi Patroni della Riproduzione Sonora, forse persino dello Spirito Santo o per opera di forza arcane, sconosciute, e peggio ancora non conoscibili è in perenne aumento.
Proprio come si diceva un tempo che la mamma degli stolti fosse perennemente in stato interessante, tra l’altro di parti plurigemellari.
Non li si potrà mai convincere che le cose stiano in maniera diversa e anzi, nel momento in cui si troveranno di fronte alla dimostrazione dell’assurdità delle loro teorie, la negheranno con tutti sé stessi e persino a mezzo di forze che non sospettavano neppure di avere, dando luogo a un conflitto interiore talmente cruento da lasciar trapelare all’esterno, oltretutto in maniera ben visibile, le condizioni di estremo disagio che da esso ha luogo.
L’unica è lasciare che percorrano la loro strada, che inevitabilmente li riporterà sempre al punto di partenza, secondo la logica della rotatoria, e fare bene attenzione da non lasciarsi mai influenzare dalle loro teorie, seguendo invece le proprie percezioni e intuizioni, rispetto alle quali occorre porsi in un atteggiamento quanto più privo di pregiudizi, in condizioni di tranquillità e soprattutto con la consapevolezza che mai nulla sia da dare per scontato.
Più ancora, occorre ficcarsi nella capoccia che più s’impara e più c’è da imparare, come la realtà, nella sua testardaggine impareggiabile, tende a mostrarci giorno per giorno.
Deificazione dell’errore
Tra gli esponenti di spicco maggiore per il sistema di spreco di energia descritto in precedenza c’è un marchio piuttosto noto, quello che ha inaugurato la moda degli occhioni blu e resta tuttora ai vertici della tendenza per mezzo dell’equipaggiare le sue apparecchiature di finestroni luminescenti sempre più grandi, scopo primario dei quali è l’ipnosi di quanti volontariamente o meno vi capitino di fronte.
A dimostrazione che le cose stiano in questo modo, qQuel marchio e le apparecchiature che produce, da quando si è iniziato a equipaggiarle di vu meter di giorno in giorno più smisurati sono oggetto di una vera e propria idolatria da parte di una fetta di appassionati (rispetto a cosa?) che va sempre più ampliandosi. Malgrado le loro qualità sonore denotino un margine di migliorabilità che difficilmente potrebbe essere maggiore.
Proprio in funzione delle scelte votate allo spreco di energia che per colmo di paradosso viene non solo fatto pagare al prezzo più alto, ma tramite i suoi effetti produce una singolare tipologia di sonorità che trova un numero di estimatori sempre maggiore.
Eccoci dunque di fronte alla deificazione dell’errore, che più marchiano non si potrebbe immaginare e malgrado ciò produce utili a profusione. Per chi lo ha ideato, chi lo ha messo in pratica e chi si occupa di diffonderlo, a tutti i livelli.
Dimostrazione concreta che per una fascia sempre più ampia, e tra l’altro sembra avere le possibilità di spesa maggiori, tanti sforzi non servano a nulla: sembrerebbe più costruttivo dedicarsi a una specialità simile a quella dei pescatori, che non a caso durante le loro battute notturne usano accendere lampare per attirare la preda nelle qntità maggiori.
Ogni atttinenza o rassomiglianza con il settore di nostro interesse, le sue dinamiche di mercato e il pubblico che vi si relaziona è puramente casuale.
