Era fin quasi inevitabile: dopo gli 802 Serie 80 e gli S2, non potevano che arrivare anche gli S3.
Per la cronaca, la versione S3 è stata l’ultima evoluzione del progetto 802, e anche dell’801, prima della svolta Nautilus, quella destinata a cambiare una volta e per tutte la storia, le prerogative e le attitudini dei diffusori B&W alto di gamma, e quindi l’immagine e la percezione stessa del loro fabbricante.
Parte della tradizione tuttavia è rimasta immutata, in funzione della quale alcuni elementi tipici della serie Nautilus sono stati innestati nelle linee prodotto di livello intermedio. In maniera apparentemente paradossale, ciò ha segnato un regresso in termini di qualità sonora. E’ noto del resto che il paradosso, e in particolare la sua creazione e la successiva radicazione, sia la specialità in cui l’intero sistema della riproduzione sonora amatoriale ha storicamente messo in evidenza l’attitudine di gran lunga maggiore.
L’evoluzione della serie suddetta è strata dunque emblematica al proposito, per quanto l’impiego di parti in comune con i modelli di vertice abbia offerto spunti d’eccellenza a livello di propaganda, che ovviamente sono stati sfruttati a fondo.
Grazie alla gentile e indispensabile intercessione dei soliti noti, il pubblico è stato istruito a pensare, reagendo come sempre con obbedienza prontissima e unanimità esemplare, che le versioni peggiori in assoluto della serie, appunto quelle contraddistinte dalla sigla NT, fossero le migliori e per ampio margine. Proprio in virtù dell’adozione di altoparlanti derivati dalla serie Nautilus, quando invece quella scelta ha imposto l’impiego di soluzioni che ne hanno snaturato il concetto di fondo e in massima parte le caratteristiche migliori.
Di esse, allora, forse nemmeno il fabbricante si rendeva conto. Comunque sia le ha sottostimate, avendole ritenute sacrificabili sull’altare dell’innovazione a ogni costo, contribuendo peraltro ad accrescere la forza dirompente del dogma che di fatto costituisce e del feticcio che ne consegue.
Malgrado il loro netto peggioramento, le versioni NT hanno avuto il listino più alto dell’intera serie CDM: quale occasione migliore del lustro offerto dall’impiego di componenti ritenuti allo stato dell’arte o quasi per spingere i prezzi all’insù, il che spiega meglio di mille teorie come funzioni nel concreto il marketing e quale efficacia dirompente abbiano i battage di cui si serve e i pretesti coi quali di questi ultimi si forma l’ossatura.
I listini maggiorati hanno avuto le loro ripercussioni sulle quotazioni dell’usato fino ai giorni nostri, il che come paradosso ulteriore, l’ennesimo, non è proprio niente male.
Suggerisce anche che alla fin fine, e probabilmente anche molto prima, al fabbricante delle doti sonore del prodotto che realizza interessi fino a un certo punto, almeno in concreto: quello che ha davvero importanza sono i fatturati e come li si realizzi è un mero dettaglio. Più ancora ne hanno i dividendi che si riescono a offrire agli onestissimi speculatori che a fine anno vogliono solo e soltanto la loro libbra di carne.
La domanda a questo punto si fa inevitabile: a cosa servono davvero le serie di vertice? A stabilire e spingere sempre più in là il limite tecnico-prestazionale del prodotto realizzabile da un qualsiasi fabbricante o invece a scatenare nel pubblico l’istinto di possesso verso una serie di dispositivi e ritrovati per i quali è studiata una cosmesi indirizzata precisamente a massimizzare quel fenomeno, che poi si provvede a innestare col bilancino del farmacista nei modelli più accessibili e diffusi, sui quali si fa il grosso dei fatturati, in modo da aumentarne il più possibile l’appetibilità e quindi i volumi di vendita?
Che poi tale innesto debba comportare per forza risultati positivi, come spergiura la propaganda di settore da tempo immemore e con ostinazione degna di miglior causa, è tutto da vedere. L’esempio dato a questo riguardo dalla serie CDM è illuminante: non è assolutamente detto che l’impiego di alcuni particolari di valore più elevato, almeno in apparenza, debba per forza di cose produrre un miglioramento della qualità sonora, in particolar modo nei confronti di prodotti già di per sé dotati al riguardo di una loro coerenza funzionale piuttosto spiccata.
Nella fattispecie ha comportato invece una serie di complicazioni strutturali che hanno innalzato sensibilmente il costo del prodotto all’origine, abbinate a scelte tecniche in controtendenza rispetto alle serie precedenti, con ogni probabilità decise da un progettista cbe non era più quello d’origine e dalla possibile appartenenza a una scuola di pensiero del tutto diversa.
Ne è derivato un diffusore sonicamente irriconoscibile, che aveva perduto tutte le prerogative che avevano portato al successo le versioni d’origine.
Tutto questo, malgrado non sia assolutamente poco, non riesce a spiegare come mai in B&W non si siano resi conto della cantonata che stavano prendendo, malgrado la dotazione tecnica invidiabile e il numero di persone provviste almeno in teoria di competenza su cui si poteva contare.
Chissà, forse si era semplicemente deciso di percorrere una strada parecchio diversa rispetto al passato e, seppure le doti sonore tradizionali del marchio ne avrebbero sofferto, si era deciso che si trattasse di un particolare sacrificabile.
Più spesso allora le serie mkII, special, new edition o quel che si vuole hanno il compito di rifare il trucco, operazione non sempre favorevole in termini prestazionali, tuttavia necessaria per esigenze d’immagine nei confronti di un pubblico precedentemente addestrato, sempre per motivi di marketing, a considerare sorpassato tutto ciò che abbia più di un quarto d’ora di vita.
Il primo che riesce a segnalare un esempio migliore di cane che si morde la coda, o di circolo vizioso che dir si voglia, destinato ipoteticamente ad aumentare gl’introiti futuri ma che provoca da subito un aumento delle spese, insieme al peggioramento prestazionale del prodotto, vince una riproduzione dei B&W CDM 1 NT in vero pannolenci biovegano.
Ultimi di una stirpe illustre
La Serie 3 degli 802 in sostanza è stata l’ultima a proporre i concetti e le soluzioni proprie della tradizione su cui il marchio inglese ha fondato la sua attività e per mezzo delle quali cui ha conseguito il successo. E’ vero che in seguito ha trovato una diffusione ancora più ampia e soprattutto possibilità di penetrazione sul mercato prima inimmaginabili, forse.
Come tutte le cose di questo mondo, anche questo ha avuto il suo prezzo, a mio modo di vedere salato.
Ha causato infatti una serie di compromessi sulla filosofia stessa del marchio, e per forza di cose sulle caratteristiche del prodotto da esso realizzato, tale da renderlo pressoché irriconoscibile. Soprattutto, non più provvisto delle doti soniche che gli avevano procurato una schiera di estimatori forse non così ampia, o comunque non a sufficienza secondo i criteri che si stavano affermando alla fine del secolo scorso, ma fedelissima. E soprattutto convinta fino in fondo della superiorità delle soluzioni adottate fino a quel momento, destinate in primo luogo alla neutralità e alla migliore rispondenza dell’emissione alle caratteristiche del segnale, per quali che fossero, presente ai morsetti d’ingresso del diffusore.
Questo aspetto d’altronde è da sempre l’imputato numero 1 per i detrattori di B&W, al cui prodotto tendono a imputare problemi che invece si limita a palesare, sia pure con precisione tale da trasformarsi a volte in pignoleria, e sono generati altrove, spesso in conseguenza di modalità d’installazione dell’impianto improntate a una generale trascuratezza.
Il loro influsso è da sempre sottostimato, ma in realtà ha un portato essenziale ai fini del rendimento dell’impianto in termini di qualità sonora. Una dimostrazione, tra l’altro di proporzioni sorprendenti, l’avremo proprio in questo articolo, nella sua parte finale.
L’imputazione più diffusa nei confronti dei diffusori B&W, in particolare ma non solo di quelli dell’era pre-Nautilus, se vogliamo va a braccetto con le modalità funzionali del mondo reale, dove sempre più spesso si rende colpevole chiunque azzardi a denunciare un misfatto piuttosto che il suo esecutore materiale.
L’esempio più tipico è quello di Assange, al quale un intero sistema istituzionale ha materialmente rovinato la vita, mentre gli esecutori e ancor più i mandanti dei crimini atroci che ha denunciato hanno continuato allegramente a fare la bella vita.
Dunque ha una sua logica, per quanto crudele e inverosimile, anche se solo in apparenza, dato che ad essa si conforma fedelmente la maggioranza schiacciante di quanti calpestano il suolo che sta sotto i nostri piedi.
E’ altrettanto vero che la trascuratezza generale per le modalità di installazione, fatte salve ovviamente le apparenze del mobile atto a ospitare i componenti dell’impianto, sulle quali non si transige, sia conseguenza diretta dell’atteggiamento tipico della pubblicistica di settore. Sempre più determinata a eliminare dalla percezione delle sue vittime paganti tutto quanto non produca guadagno per il sistema di profitto cui risponde, quello che ruota attorno alla riproduzione sonora amatoriale. Figuriamoci allora quale possa essere il suo approccio nei confronti di qualcosa che, invece di incentivarle, ha le probabilità maggiori di causare una diminuzione delle vendite. Oltretutto importante.
Proprio perché quando l’impianto è installato a dovere, tanti problemi scompaiono e saltano fuori una serie di prerogative che prima restavano nell’ombra.
Nuovi woofer
La differenza più evidente degli 802 S3 nei confronti dei predecessori consiste nell’impiego di altoparlanti rinnovati per l’emissione della gamma bassa. Il loro diametro è rimasto invariato, 20 cm, ma tutto il resto è cambiato, a iniziare dalla pressofusione del cestello e passando poi per le membrane e il resto dell’equipaggio mobile.
Altre modifiche hanno riguardato il crossover, con l’impiego sulla via inferiore di condensatori dal valore elettrico parecchio elevato e altre di dettaglio sulle vie restanti. Inoltre l’intelaiatura di irrigidimento posta all’interno del cabinet, il cosiddetto Matrix, è realizzato con pannelli di spessore maggiorato.
Questi aspetti hanno comportato purtroppo difficoltà ulteriormente accresciute rispetto a quelle già tuttaltro che indifferenti incontrate sui Serie 2, nell’esecuzione dell’intervento di ottimizzazione.
A parità di dimensioni esterne del mobile, uno spessore maggiorato per i pannelli con cui è realizzata l’intelaiatura Matrix comporta meno spazio disponibile all’interno. Non solo per l’alloggiamento del crossover, ma anche e soprattutto per la possibilità di lavorare nel diffusore e di arrivare ai punti meno accessibili del volume di carico, rendendo più difficoltoso l’utilizzo di materiali atti alla coibentazione provvisti di una loro efficacia.
Se questo aspetto va di pari passo all’adozione di condensatori da 150 uF nella cella dei woofer, che se in polipropilene e di qualità adeguata somigliano più a scaldabagni che a normali componenti elettronici, più vari altri di capacità ragguardevole nei rami del midrange, ne derivano difficoltà tali da indurre di solito a più miti consigli. Facilitando magari la vita a chi esegue l’intervento, sia pure a discapito del comportamento del diffusore ottimizzato, ai fini del quale desiderando risultati di un certo livello si è invece obbligati al rispetto di alcune regole essenziali.
Poi c’è chi s’intestardisce a voler utilizzare quel che reputano più efficace, sempre ai fini del risultato desiderato, e dai e dai una soluzione alla fine la trova, per quanto irta di ostacoli.
D’altra parte se ci si pone di fronte a cose del genere con l’idea di accettare compromessi, tanto vale lasciare il diffusore nelle condizioni d’origine.
Forse non sempre, ma a volte la scelta della strada più difficile si rivela pagante. Questo è proprio il caso degli 802 S3, che per causare problemi all’incauto che decide di operare su di essi al fine di estrarne il vero potenziale non si fanno certo pregare. Si sono rivelati tuttavia anche i più espliciti nel porre in evidenza i risultati ottenibili a seguito di un approccio per così dire oltranzista, posto ovviamente che quanto li precede sia all’altezza del compito, cosa da non dare assolutamente per scontata.
Sotto questo aspetto, anzi, gli 802 S3 ottimizzati hanno messo in evidenza quanto delicati siano, e forse persino impalpabili, i presupposti legati all’accesso ai livelli prestazionali indispensabili per la valutazione di elementi e la soluzione di problemi che anche per i possessori dei sistemi di riproduzione più raffinati e costosi restano del tutto ignoti.
A questo proposito si potrebbe obiettare che l’acquisto di componenti più costosi è legato e ancor più finalizzato proprio alla necessità di risolvere alcuni problemi, piuttosto che a evidenziarne altri, per forza di cose ancora più complessi non solo da risolvere ma già nel misurarsi con essi. Questo può essere vero nella percezione dell’appassionato ma non nella realtà concreta, laddove all’impiego di strumenti sempre più raffinati non può che corrispondere una visuale di ampiezza e profondità ben maggiori, che comporta proprio la verifica e poi la presa di coscienza nei confronti di problemi sostanzialmente inimmaginabili nell’impiego di un mezzo d’indagine meno efficace.
A sua volta questo spiega il motivo per cui tanti tendano a negare proprio l’esistenza di determinati problemi e valutino l’adozione di determinati accorgimenti come segno di una follia latente che ha trovato nella gestione del sistema di riproduzione il mezzo più efficace per il suo palesarsi. E’ anche vero d’altronde che nella fanghiglia indistinta e indistinguibile prodotta dai loro sistemi centrati innanzitutto sulla mediocrità, l’identificazione di determinati aspetti assuma i contorni di qualcosa che va persino oltre la fantascienza. Da cui il loro atteggiamento.
Del resto è ben noto che più ci si avvicina alla perfezione e più l’equilibrio su cui si regge l’insieme delle prerogative atte a permettere l’accesso a livelli prestazionali tanto elevati divenga delicato. Tale pertanto da imporre una serie di cautele e più ancora da risentire negativamente da aspetti in apparenza ininfluenti, ma che invece in contesti del genere finiscono con l’assumere un rilievo sostanziale. Ecco perché più il dispositivo è curato per certi aspetti e più “sente” la messa a punto. Per contro, quel che di messa a punto è carente o del tutto privo, gli puoi fare quello che vuoi, a livello idealmente migliorativo, ma sembrerà sempre non reagire. Tranne nel momento in cui si supera quella che si potrebbe definire in modo improprio soglia di massa critica, a partire dalla quale magicamente inizia a dare conto in maniera tangibile degli accorgimenti che si spendono nei suoi confronti.
Tutto questo discorso suggerisce che i risultati ottenuti per mezzo degli 802 S3 ottimizzati vadano oltre quel che ci si potrebbe attendere anche da diffusori di gran classe e non di poco. Non precorriamo i tempi ma finiamo di vedere gli altri aspetti realizzativi del diffusore, nella sua veste originaria.
Per quanto la “testa” del diffusore appaia inalterata rispetto alle versioni precedenti, anche per essa ci sono state alcune variazioni. Migliorative nell’ottica del fabbricante determinato a razionalizzare il più possibile le modalità di costruzione del suo prodotto, fattore efficace anche ai fini del contenimento dei costi di produzione, ma che spesso finiscono per essere un’ulteriore fonte di problemi per chi sia chiamato in seguito a intervenire su di essi.
Il passaggio dei cavi che vanno dal crossover a midrange e tweeter non avviene più attraverso un foro praticato dietro al perno di supporto della testa, ma nel suo stesso interno, che allo scopo è stato reso cavo e ovviamente realizzato coi materiali indicati a mantenerne l’opportuna stabilità.
La cava esistente nel perno è per forza di cose striminzita e se ciò non causava problemi al passaggio dei cavi utilizzati in origine dal fabbricante, ben diversa è la situazione nel momento in cui si debba far passare in quello stesso pertugio esemplari fatti a mano.
Altre difficoltà insomma, per un diffusore come l’S3 che nella loro produzione ha dato l’idea di trovare l’attitudine più spiccata.
Anche questo tuttavia è stato risolto, sia pure con parecchi grattacapi, e quel che più importa senza dover ricavare passaggi alternativi per i cavi in questione. Cosa che d’altra parte non sarebbe stata facile, essendo realizzata la testa in un materiale simile a un cemento di durezza inusitata, come tale non semplicissimo da forare.
Per non parlare delle modifiche che si sarebbero rese necessarie alla sommità del cabinet, originando ulteriori difficoltà, essendo lo spazio utile al riguardo occupato da altri elementi che sarebbe stato meglio lasciare intonsi.
Così di necessità si è fatta virtù e dopo una serie di tentativi è stato possibile realizzare infine un conduttore tale da passare attraverso il poco spazio disponibile, sia pure con qualche difficoltà.
Il responso della saletta
Dopo tanto affanno è arrivata l’ora di collegare i diffusori all’impianto. Gli S3 sono forse quelli che mi hanno fatto sudare di più per la loro ottimizzazione, malgrado il record stabilito in precedenza dai predecessori fosse da ritenere battibile solo con difficoltà estrema.
Nei confronti degli S2 non si sono rilevate differenze importanti, quantomeno in gamma alta, confermando ancora una volta il livello elevatissimo di qualità sonora esprimibile da questi diffusori, una volta che si permetta al loro potenziale di esprimersi con un grado di libertà ragionevolmente vicino a quello effettivo. Ossia dopo aver tolto di mezzo nei limiti del possibile gli elementi di penalizzazione disseminati qua e là dal fabbricante.
Questi derivano sostanzialmente dalle concezioni dell’epoca e dalla qualità della componenstica allora disponibile, anche in funzione della consapevolezza nei suoi confronti che per forza di cose non poteva essere quella di oggi. Più ancora dalla necessità dello stesso fabbricante di rendere meno dispendioso possibile il processo di allestimento del prodotto finito.
Potrebbe sembrare impossibile, eppure proprio in tale ambito si materializzano le penalizzazioni più significative, che prese una per una e valutate sulla carta si riterrebbero ininfluenti o quasi, ma una volta arrivati al prodotto finito il loro peso lo hanno eccome.
In merito alla qualità sonora del diffusore sottoposto all’intervento di ottimizzazione, ritengo che più del mio parere personale abbia importanza quello di un ascoltatore ben abituato alla verifica di quanto offerto oggi dalla produzione commerciale nell’ambito dei sistemi di gamma alta, ossia quelli per cui sentirsi chiedere somme oscillanti fra i 30 e i 50 mila euro è ormai prassi.
Al di là della ragionevolezza di un simile dato di fatto e delle prospettive rimanenti a un settore ormai svincolato a tal punto da qualsiasi senso della realtà, sia pure residuale, l’ascoltatore in questione ha dichiarato senza mezzi termini di ritenere che nei confronti di un 802 ottimizzato non vi siano proprio possibilità di confronto. Tanta è la superiorità dimostrata da quest’ultimo nei confronti di quel che si potrebbe considerare come una sorta di fiore all’occhiello della produzione attuale.
In tutta sincerità mi sfugge come sia possibile richiedere certe somme per oggetti che all’atto pratico esibiscono un comportamento non in grado di giustificare in modo alcuno esborsi di tale rilievo. Tranne forse che per l’estetica, peraltro improntata sempre più spesso a uno sfoggio che per forza di cose finisce col divenire di cattivo gusto e peggio ancora volgare, soprattutto per chi mantenga ancora una concezione sia pure remota del senso della misura.
E’ anche vero del resto che, in mancanza dei presupposti economici necessari a entrare nell’ordine di idee di chi può spendere somme del genere per una coppia di diffusori, risulta sempre difficile cogliere il senso estetico che ne è risultante e più ancora il messaggio che attraverso il possesso e l’esibizione di determinati oggetti si desideri comunicare a un osservatore più o meno casuale.
In tutta sincerità, a me dell’estetica è sempre interessato il giusto, ossia molto poco, soprattutto in relazione a oggetti la cui destinazione primaria è completamente diversa, ossia esibire innanzitutto un livello prestazionale congruo nella funzione primaria che vi è attribuita.
Forse il punto è proprio questo, ossia la naivetè stante nell’ostinazione a ritenere che lo scopo primario di un oggetto in apparenza destinato alla riproduzione sonora sia appunto il suonare meglio che sia possibile.
Probabilmente nella realtà di oggi, i tratti della quale si affermano anche e soprattutto laddove vi sia la faccia di richiedere certe somme senza neppure domandarsi perché lo si faccia o come si sia arrivati a tal punto, questioni del genere sono divenute invece ormai prive di qualsiasi rilevanza.
Per conseguenza, si potrebbe ritenere che l’estetica di un 802 pre-Nautilus sia ormai del tutto fuori luogo, proprio per la sua inadeguatezza, agli occhi dell’acquirente potenziale di una coppia di diffusori di gran classe, il quale probabilmente desidera innanzitutto che il suo nuovo acquisto emani un prestigio tale da essere inconfondibile anche per il totalmente estraneo alla materia. Dunque percepibile in primo luogo, se non in via esclusiva, attraverso il senso della vista.
Tanto, poi, se suona al 15, al 25 o magari al 50% del potenziale che si riterrebbe indipensabile a un prodotto del genere chi può giudicarlo?
O meglio, chi se ne accorge?
Tantopiù che allo scopo ci sono belle e pronte le recensioni a senso unico dei coristi d’ordinanza in servizio permanente effettivo, a rassicurare qualsiasi dubbioso che l’oggetto in questione suoni regolarmente meglio, e di gran lunga, di qualsiasi altra cosa abbia un senso confrontargli.
E anche di tutto quanto non lo ha, secondo la nota legge del cosiddetto ammazzagiganti, ossia l’arma totale e definitiva nell’ambito della propaganda di settore.
Che la stessa identica valutazione sia espressa da quelle fonti attendibilissime anche per qualsiasi altro oggetto passi per le loro mani è un particolare destituito di qualsiasi importanza. Tanto il possessore dello specifico oggetto legge pressoché soltanto la recensione che gl’interessa e delle migliaia e migliaia di altre, redatte in stile fotocopia, non solo ben poco gliene cale, ma probabilmente non sa che esistano e privo dell’interesse di venirne a conoscenza.
Il luogo comune più diffuso riguardo agli 802 è che si tratti di diffusori non golosi di watt ma che proprio ne vogliano a bizzeffe per esprimersi ai livelli qualitativi che da essi ci si attende.
Gli S3 in questione, al pari dei modelli appartenenti alle diverse versioni che li hanno preceduti nella mia saletta, dimostrano che la sete di watt ad essi attribuita non esiste proprio. E quindi anche che tante affermazioni si basino su chissà cosa ma certo non su un’esperienza diretta e men che meno fatta col minimo di consapevolezza e capacità di comprensione necessarie.
Basta infatti una manciata di watt, di quelli buoni, per far loro tirar fuori quanto hanno da offrire, che è decisamente parecchio. La cosa risulta ancora più evidente dopo l’intervento, dato che i suoi effetti riguardano anche una riduzione non indifferente delle perdite interne. Cosa che avvantaggia la capacità di sfruttare le quantità di potenza fornite al diffusore, per quali che siano.
Certo, per portare gli 802 ai limiti superiori delle loro potenzialità, in termini di emissione di pressione sonora, di watt ce ne vogliono comunque, e ci mancherebbe altro. Questo tuttavia ha ben poco o forse nulla a che vedere con l’impiego in normali ambienti domestici, anche quelli che offrono una libertà superiore alla media per ciò che riguarda l’alzare il volume.
Tolto di mezzo questo luogo comune peraltro diffusissimo, la vera differenza degli 802 S3 nei confronti delle versioni precedenti, per quanto riguarda il comportamento sul campo la si ha in gamma bassa. Quantomeno per l’esemplare ottimizzato.
Ha dimostrato infatti di possedere un’estensione fin quasi inverosimile e virtualmente priva di limiti, tale da risultare molto difficile da incontrare su diffusori di qualsiasi altro modello, nonostante i doppi woofer siano da “soli” 20 cm. Personalmente non ho mai avuto modo di riscontrare nulla di simile, anche su diffusori equipaggiati da altoparlanti di dimensioni maggiori, sia pure di parecchio.
Questo aspetto tra l’altro si abbina a doti di controllo e articolazione ancora più lusinghiere. La capacità di discernere tra più linee di basso eseguite nello stesso tempo, e più in generale tra i diversi segnali presenti nella gamma di competenza determina se possibile un fattore di sorpresa che, dal mio punto di vista, è ancora più esplicito rispetto al mero elemento stante nel grado di estensione già descritto.
Fondamentale, a questo riguardo, è la presenza ai morsetti d’ingresso di un segnale adeguato allo scopo. Può sembrare un aspetto banale ma non lo è assolutamente: il diffusore è un componente passivo e come tale il suo comportamento su pressoché qualsiasi parametro è largamente influenzato proprio dalle caratteristiche del segnale che gli si fa pervenire.
Il punto è che arrivare a far si che i componenti a monte siano in grado di riprodurre un segnale tale da permettere a un diffusore come l’802 S3 ottimizzato di esprimere il suo vero potenziale in termini di estensione verso la gamma infrasonica, non è assolutamente semplice. Si potrebbe dire infatti, senza tema di allontanarsi troppo dalla realtà, che le modalità d’installazione tipiche del 99,9% degli impianti precludano già in partenza certe opportunità.
Il motivo sta nel comportamento fisico degli elementi dai quali sono costituiti e poi anche da quello dei supporti sui quali sono alloggiati. Come sempre sono calibrati allo spasimo per tutto quanto riguarda l’occhio e la ricerca degli aspetti utili ai fini commerciali, sui quali si punta da sempre l’attenzione dei fabbricanti di quei prodotti. I quali a loro volta tendono poi a convincere la clientela potenziale che siano proprio quelli gli aspetti di cui è necessario tenere conto, nella scelta del prodotto soggettivamente migliore.
Dimostrazione ennesima che, come ho rilevato tante volte, la riproduzione sonora è una specialità prettamente interdisciplinare, ai fini della quale giocano un ruolo fondamentale non soltanto l’elettronica e l’acustica ma anche altri elementi, primo tra i quali la meccanica.
Proprio quest’ultima si rivela determinante nel momento in cui si va alla ricerca del livello prestazionale più elevato. Oltretutto per una serie di parametri che mai si riterrebbe in grado di influenzare a tal punto il comportamento di un sistema di riproduzione.
Le modalità di installazione dunque precludono l’ottenimento di una lunga serie di risultati, a livello di qualità sonora, a causa di questioni meccaniche largamente trascurate dagli appassionati e ancor più dalla stampa di settore.
In primo luogo per i precisi limiti concettuali dai quali è gravata e poi anche per questioni di presidio del territorio. Se su di esso si ha un predominio assoluto, non deve assolutamente avere modo di estendersi. Meno che mai verso zone riguardo alle quali non si disponga di certezze su cui arroccarsi ulteriormente, falsificate o meno che siano.
Tra i risultati summenzionati vi è appunto l’estensione della gamma inferiore. Tutti noi siamo stati abituati a pensare fin dalla più tenera età che si tratti esclusivamente di una questione di dimensioni. Dotti e scienziati che da sempre si arrogano in esclusiva il compito della divulgazione hanno del resto difficoltà insormontabili e altrettanto radicate nel distinguere l’uno dall’altro concetti come qualità e quantità. In particolare per quel che riguarda altoparlanti e volumi di carico, con l’eventuale concorso successivo della tipologia del caricamento che si esegue nei riguardi del trasduttore e dell’aria mossa dalle facciate della sua membrana.
Proprio gli 802 S3 ottimizzati, ovviamente se inseriti in un contesto adeguato, dimostrano che le cose non stanno così e che tale concezione è assolutamente limitativa. Infatti con altoparlanti da soli 20 cm di diametro, posti in un mobile di dimensioni tuttaltro che esagerate, riescono a materializzare, se inseriti in un contesto adeguato, va detto ancora una volta, qualcosa di irreperibile anche su diffusori di ben altro dimensionamento, e quindi impegno, inseriti in impianti di rilievo assoluto, ma installati in maniera diciamo così tradizionale.
Come sempre, allora, è del tutto inutile inseguire dimensionamenti faraonici per i diffusori e potenze megagalattiche per quel che che deve muovere le masse tanto ingentidegli equipaggi mobili conseguenti a scelte simili, se poi non si mette tutto ciò nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale.
Come ho scritto una volta, tanto tempo fa, in sostanza ciò equivale a comperarsi una vettura di Formula 1, per poi andarci a girare sui vialetti di ghiaia dei giardinetti sottocasa, pretendendo anche di fare il giro più veloce. La cosa più probabile è il mettersi per cappello quel veicolo tanto esclusivo, per poi vedersi passare da un bimbetto che pedala allegramente sul suo triciclo, sotto gli occhi amorevoli della mamma.
Proprio questo invece è ciò che la stampa di settore insiste a consigliare a chiunque con la più grande sicumera, e con ostinazione pari soltanto all’inconsistenza, plateale a saperla riconoscere, di chi opera al suo interno.
Poi, nel momento che così facendo determinati risultati non si ottengono, per forza di cose, cosa fa? Induce non solo a perseverare nell’errore, ma persino a ingigantirlo, suggerendo che se a certi livelli non si arriva è perché il dimensionamento delle parti non è ancora sufficiente.
Incappando così nel paradigma più devastante dell’era attuale, quello il cui enunciato dice più o meno così: se quanto desiderato non si riesce a ottenere per mezzo della soluzione adottata, che è sbagliata già in via di principio ma guai a chiunque si azzardi a dirlo, quel che si deve fare è insistere e perseverare nello stesso errore, accrescendone sempre più dimensioni e portata, fino a quando si riuscirà ad arrivare al risultato voluto.
Il che equivale a dire mai. D’altronde la tendenza regressiva del quoziente intellettivo medio, e quindi inevitabilmente anche di chi è cooptato a indirizzarne le tendenze, non è più sufficiente a far si che che la contraddizione logica insita in quell’affermazione possa essere colta e men che meno risolta.
Dunque, possiamo arrivare anche a utilizzare woofer da venti metri di diametro, posto di avere un salone dimensioni adeguate a ospitarli, per poi pilotarli per mezzo della centralina dell’Enel più prossima alla nostra abitazione, ma se non faremo in modo di sistemarli nel modo più acconcio affinché possano esprimere in concreto le loro doti di potenza ed estensione, e pertanto non gli forniremo segnale di frequenza adeguata, certi risultati rimarranno comunque al di fuori delle nostre possibilità.
La realtà dimostra invece che sono perfettamente raggiungibili con due coppie di woofer che si riterrebbero del tutto inadeguati, pilotati da una coppia di finaletti che, nel raffronto con certi mostri rispetto ai quali oggi si ritiene di non poter accettare nulla di meno anabolizzato, sembrerebbero persino ridicoli.
All’occhio ovviamente, perché nel momento in cui ci si decide di dare ascolto a quello che dei cinque sensi donatici da Madre Natura è il solo indicato alla percezione dei fenomeni acustici, ossia l’udito, cosa anche questa ormai la cui consapevolezza non è più da dare per scontata, di sorprese se ne avrebbero a bizzeffe.
Nella sua testardaggine incrollabile, e proprio per questo sempre più odiata mano a mano che l’umanità procede lungo il corso della sua storia, così che un numero sempre maggiore di individui reputi necessario costruirsene una parallela e talvolta più d’una, conformandole appostamente al fine di non disturbare la propria tranquillità mentale, la realtà si è incaricata di dare conferma a quanto rilevato in merito alle potenzialità in gamma bassa degli 802 S3. E più ancora alle modalità necessarie affinché si renda fruibile nel concreto.
Vediamo ora le impressioni del possessore degli 802 S3 ottimizzati.
Ciao Claudio,
ti vorrei ringraziare per l’intervento di ottimizzazione dei miei diffusori B&W 802 serie 3. Ormai sono più di tre mesi (dopo la modifica) che li ascolto e il livello di naturalezza è aumentato notevolmente senza stravolgere l’impostazione del diffusore. Premetto che li posseggo dal 1996 e non ho mai abbandonato la filosofia del suono di questo diffusore sempre rivolto alla naturalezza e non alla spettacolarità (che alla fine stanca) soprattutto per chi come me ascolta per ore musica jazz, rock, e classica.
Ho provato anche altri diffusori per curiosità, ma alla fine ritornavo ad ascoltare sempre con le 802. Certo, percepivo anche dei limiti dovuti a vari fattori, amplificazione, cavi, stanza, etc., ma con la tua ottimizzazione più l’aggiunta di cavi, pre-linea, fono valvolare e platorello per il lettore digitale, tutti realizzati da te, il livello di ascolto si è innalzato parecchio. Quindi sento di andare verso la direzione giusta.
Vorrei aggiungere una nota per quanto riguarda i piedini di appoggio dei diffusori che nel mio ambiente, ma penso anche in altri, influiscono parecchio sul risultato finale. Praticamente ho provato piedini morbidi come da te consigliatomi, ma c’era qualcosa che non andava: basso poco frenato che andava a sporcare le vie medio-alte. Ho poi provato piedini di vario materiale (legno, gomma dura, e altri materiali), e ho notato che mettendo sotto il diffusore piedini sufficientemente rigidi il suono si aggiustava: basso più preciso, frenato, e medio-alti aperti e definiti.
In ogni caso c’è da lavorare ancora sulla stanza.
Nell’insieme, trovo che l’upgrade fatto sui diffusori sia più che positivo per quanto riguarda nitidezza e fluidità dell’emissione sonora, impatto dinamico (notevole) e naturalezza, mantenendo l’impostazione originale dei diffusori.
Grazie mille e saluti,
Lucio
Come ha spiegato il loro possessore, i diffusori in questione, una volta abbinati a un impianto di valore rilevante, ma ancora non del tutto a punto su determinati aspetti, hanno dimostrato un miglioramento significativo nei diversi aspetti della loro qualità sonora, mantenendo tuttavia l’equilibrio timbrico d’origine, cosa da ritenersi assolutamente imprescindibile.
Hanno dato anche l’impressione di perdere le attitudini più sorprendenti, inerenti appunto quel comportamento in gamma bassa che definirei ai confini della realtà.
Le loro doti sonore si sono dimostrate comunque di prim’ordine, e tali da richiedere spese di ben altro rilievo per trovare qualcosa di paragonabile, ma purtroppo quell’estensione formidabile, insieme alla capacità di definire e separare con tanta efficacia i diversi elementi presenti in tale ambito di frequenze non si sono palesate.
Le indicazioni necessarie al fine di poter apprezzare tali doti anche nel suo ambiente, che ovviamente vanno ben al di là della questione dei piedini, sono state fornite. Fanno anch’esse parte del servizio comprendente l’intervento di ottimizzazione: staremo a vedere se in un prossimo futuro il nostro amico deciderà di avviarsi lungo una strada se vogliamo complessa, ma in grado di aprire a prospettive che in una modalità d’installazione per così dire canonica restano purtroppo precluse.
Proprio di questo abbiamo parlato nel corso dell’articolo, che del resto è stata la lezione a mio avviso più importante ricavabile dall’esperienza compiuta con l’intervento di ottimizzazione degli 802 S3 e la verifica dei risultati così ottenuti. Riguarda appunto la misura in cui un’installazione ben curata almeno nella apparenze, secondo i criteri usuali, comporti una serie di limitazioni tali da far si che determinati tratti comportamentali del sistema di riproduzione non riescano a rendersi percettibili, malgrado siano pienamente nelle sue corde.
Rapportandosi se possibile alla questione con una certa apertura, quella tipica dell’appassionato che va alla ricerca dei metodi atti a far si che il proprio impianto possa esprimersi al meglio delle sue possibilità, si potrebbe riuscire non dico a comprendere, ma almeno a intuire che forse, una volta arrivati a determinati limiti, continuare a ingigantire il sistema in maniera forsennata, come da sempre spinge a fare la propaganda di settore, serve solo a riempire le tasche dei soliti noti.
Oltre ovviamente a procurarsi problemi ancora maggiori, in via proporzionale alle dimensioni di quel che li origina.
Ben più proficuo, e oltretutto economico, sarebbe invece ingegnarsi a far si che quel che si possiede già, sia messo in condizioni di esprimere in maniera più compiuta il proprio potenziale.
Che è lì e attende solo di essere sfruttato.