Teorie affascinanti e pratiche deprecabili

Antonio mi scrive:

Ciao Claudio,

ho letto i tuoi articoli e devo dire che mi trovo in sintonia con le tue teorie su tutto ciò che riguarda l’audio.
Conosco persone che stanno spendendo un capitale accecate dalla presunta competenza tecnica di venditori che approfittano della scarsa capacità, delle suddette persone, di riconoscere se avviene un miglioramento audio o no aggiungendo nella propria catena un cavo, uno stabilizzatore di tensione o altre apparecchiature utracostose.

Caro Antonio, grazie dell’attenzione e della considerazione nei confronti miei e del mio lavoro.

Quello della riproduzione sonora è un mondo complesso e affascinante. Buona parte del suo fascino deriva proprio dalla sua complessità, oltreché naturalmente dal piacere che si ricava nell’ascolto di musica, soprattutto quando è resa a un alto livello qualitativo.

Ora, è evidente che proprio la sua complessità lasci spazio a ogni sorta di comportamenti, più o meno in buona fede. Come sempre avviene, a fronte di persone che fanno il loro mestiere con passione e competenza, ce ne sono altre che cercano di approfittare, nei modi più vari suggeriti dalla loro fantasia, della mancanza di esperienza e di fondamentali tipica di molti appassionati. A questo proposito anche la pubblicistica di settore, quale che sia il supporto che utilizza, ha storicamente colpe enormi, essendosi posta quale fine di gran lunga preponderante il fare da vetrina per le apparecchiature del migliore offerente.

Forse, tutto sommato, è anche meglio che sia così, dato che quando ha cercato di andare oltre i suoi ristretti orizzonti concettuali ha spesso fatto più danno che altro.

In merito ai possibili comportamenti che è possibile adottare, ti invito a leggere la risposta che ho dato a un appassionato che ha il tuo stesso nome.

E’ proprio operando in quel modo che si è portato il settore alle condizioni attuali, allontanando un gran numero di appassionati, nauseati proprio dalle cose chi fai riferimento anche tu.

Nel lungo termine ciò a causato la netta contrazione dei volumi di vendita, da cui il crollo delle entrate di tanti rivenditori, che quindi hanno dovuto chiudere i loro negozi. I quali, oltre a rappresentare una fonte di approvvigionamento di apparecchiature, bene o male hanno costituito per decenni la spina dorsale della crescita di questo settore. Proprio perché tanti appassionati, recandovisi, potevano ascoltare le apparecchiature e costruirsi mano a mano la loro esperienza personale. Invece che dover farsene una “de relato”, basata su “informazioni” non di rado diffuse da fonti che hanno interessi molto precisi.

E’ proprio in tal modo che tanti appassionati della mia età, me compreso, hanno iniziato a farsi le ossa.

Ora questa funzione non esiste praticamente più, dato che molto di quello che avveniva in quei luoghi si svolge in rete, con le conseguenze che tutti abbiamo sotto gli occhi. Prima fra tutte la sparizione di quelle che potevano essere delle figure guida, come i negozianti che vedevano la loro attività non solo in termini d’incasso ma anche come una passione. Gran parte di tutto ciò è andato distrutto, e alle mutate condizioni ambientali è sopravvissuto solo chi è riuscito ad adattarsi darwinianamente ad esse. La realtà attuale sembra suggerire che la correttezza dei comportamenti e dei rapporti con la clientela non sia stato un elemento pagante, tutt’altro, come testimonia appunto quanto scritto nel link di cui sopra.

Quelle figure guida storiche sono state sostituite in parte da appassionati assai di rado all’altezza del compito che si sono attribuiti, i quali vanno avanti soprattutto a colpi di presunzione, frasi fatte, dogmi costruiti con il frutto della loro fantasia e quindi oscurantismo e intolleranza, vere e proprie negazioni della realtà e via di questo passo.

Ad essi si affiancano figure a dir poco equivoche, o meglio prive di scrupoli, che con i mezzi ingannevoli ricavati sfruttando, o meglio piegando alle loro necessità, le possibilità di comunicazione oggi offerte dalla rete, fanno del loro meglio per produrre disinformazione. Ma soprattutto perseguire in una forma impropria, per non dire altro, i loro personali interessi economici, che ovviamente sono quanto di più lontano da quelli degli appassionati. Non di rado a supporto di azioni simili si utilizzano forme palesi di manganellaggio mediatico, eseguito con le modalità tipiche di quello che a tutti gli effetti è vero e proprio squadrismo. Metodi che dal mio punto di vista sono semplicemente abietti e dimostrano come meglio non si potrebbe le intenzioni e la statura umana ed etica di chi si serve di strumenti simili. .

Alla netta contrazione dei volumi di vendita, e di conseguenza dei margini grazie ai quali un’attività commerciale può tenersi in piedi, condizioni aggravate da una pressione fiscale folle che può essere partorita soltanto da una classe dirigente parassitaria, del tutto dissociata dalla realtà che essa stessa ha prodotto e dalle sue conseguenze, il settore nel suo complesso ha risposto nella maniera peggiore che potesse. Ossia con la realizzazione di una nuova classe di apparecchiature, la famigerata “Alba di una nuova era”, che non solo hanno costi fuori da ogni considerazione per le possibilità di spesa dell’utenza media, ma che hanno anche caratteristiche tecniche e sonore che non giustificano assolutamente esborsi simili. A questo riguardo si è deciso di puntare tutto su due settori, la comunicazione e la cosmetica, con effetti che ho cercato di analizzare in due articoli, “La percezione della qualità” e “Quello che si vede è di camicia…“.

Le conseguenze sono proprio quelle che lamenti nella tua domanda.

E’ evidente inoltre che in questo modo il settore nel suo complesso non fa altro che sfruttare, per conto mio in modo bieco, le oggettive difficoltà incontrate da molti appassionati innanzitutto nell’ascoltare prima dell’acquisto le apparecchiature di loro interesse, e poi quelle riguardanti innanzitutto il percepire, e poi il discernere tra mere differenze e concreti incrementi delle doti sonore. Cosa, questa, che non è mai stata semplice e che oggi lo è meno che mai, anche per via dell’impiego indiscriminato delle modalità di comunicazione più ingannevoli, volte proprio a suggerire cose che non esistono, se non addirittura a turlupinare gli appassionati. I quali a loro volta sono chiamati a coprire i costi di tutto quanto si fa per carpire in maniera fraudolenta la loro buona fede. Il che è francamente inaccettabile e non può che causare altro che nuovi  e maggiori disastri.

Ugualmente difficile, per il comune appassionato, è costruirsi dei parametri di verifica che permettano di operare le proprie scelte nel modo più accorto, dato che nelle condizioni attuali costruirsi un’esperienza concreta diventa sempre più complesso e irto di ostacoli.

Del resto sono queste le conseguenze che derivano dal mettere i destini di un settore nelle mani di persone inadeguate al riguardo, la cui specialità migliore è quella di contare banconote.

Non è detto comunque, che alcuni tra i prodotti offerti da un mercato ormai dominate dalle distorsioni che abbiamo descritto e da una lunga serie di altri problemi, non possano essere utili per il miglioramento degli impianti di tanti appassionati.

Tutte queste considerazioni mi hanno suggerito che, forse, se gli appassionati potessero fare riferimento a un servizio di consulenza, anche i meno esperti potrebbe affrontare spese che non sono mai irrisorie con una ragionevole sicurezza che si rivelino il più possibile proficue. tenendosi alla larga di imbonitori personaggi senza scrupoli e via dicendo.

Poi, come dicevo anche al tuo omonimo che mi ha scritto ieri, si dovrebbe imparare a discernere l’elemento tecnico dalle questioni commerciali.

L’esempio più tipico al riguardo è proprio quello dei cavi, i costi dei quali sono spesso molto elevati. Ciò non toglie tuttavia che la loro funzione sia imprescindibile qualora si vogliano raggiungere risultati degni di considerazione in termini di qualità sonora. Lo stesso discorso vale anche per altri oggetti diciamo così di complemento, la cui funzione va osservata tenendo conto di un principio basilare, sul quale batto di continuo, proprio perché la pubblicistica di settore sorvola su di esso. Forse perché va contro gli interessi suoi e di chi le fornisce le risorse atte a proseguire nella sua opera.

L’allestimento di un impianto dalle qualità sonore rilevanti non è mai stato e non sarà mai soltanto una questione di apparecchiature. Anzi, più si procede sulla via del perfezionamento e più le condizioni di contorno assumono un’importanza preponderante. Allo stesso modo, più cresce la qualità dell’impianto e più basta un nonnulla per roviinare il risultato complessivo, proprio perché la perfezione è qualcosa di estremamente delicato, che lo diviene sempre più mano a mano che si avvicina ai suoi limiti estremi.

E’ evidente che chi ha il solo interesse nel vendere apparecchiature certe cose non te le viene a raccontare, ammesso e non concesso che ne sia a conoscenza, anche se comprenderle è soprattutto questione di buon senso.

Merce oggi rara: se non lo fosse, del resto, il nostro settore non sarebbe ridotto alle condizioni in cui si trova.