Sono oggi trentanove anni

Il 13 giugno 1979, trentanove anni fa, Demetrio Stratos se n’è andato.

Demetrio è stato il più grande cantante in assoluto della sua era, e non solo, esploratore coraggioso delle possibilità e dei limiti della voce umana, che ha spinto in territori semplicemente inimmaginabili prima di lui e che più nessuno ha avuto il coraggio, e neppure le possibilità tecniche ed espressive, di ripercorrere in seguito.

Per questo la musica moderna si può suddividere in tre ere fondamentali: il prima, il durante e il dopo Demetrio.

Inutile allora usare tante parole, dato che sono già state dette tutte e fiumi di inchiostro sono stati versati per celebrare la sua arte inarrivabile e più ancora la sua grandissima umanità.

Sembra appena ieri che ho scritto un pezzo per ricordare il quarantennale dell’uscita di “Arbeit Macht Frei”, il primo LP degli Area che catapultò il gruppo e di conseguenza anche Demetrio che ne era il cantante solista, ai vertici del Progressivo Italiano, in quel momento nella sua fase più prolifica e innovativa.

Per conto mio allora, la sola cosa che resta da fare è osservare come, vista con gli occhi di oggi, sia stata breve la vita di quel gruppo, segnata oltretutto da numerose fasi diverse, tra le quali la più traumatica fu quella segnata dalla fuoriuscita di Demetrio, a poco meno di un anno dalla sua morte.

Rimando allora alla lettura di quell’articolo per chiunque abbia piacere di leggere qualcosa riguardo al gruppo Area, e di conseguenza a Demetrio che non ne fu solo il cantante ma vera e propria icona. Soprattutto, mai come oggi è giusto e raccomandabile riascoltare i dischi degli Area e quelli di Demetrio da solista.

Ciao Demetrio, ci manchi tantissimo. In un modo che forse neppure tu avresti potuto immaginare.

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