Sensibilità e accettazione massima dell’ingresso phono

Qualche giorno fa un frequentatore del sito ha inviato un commento all’articolo dedicato alle testine per giradischi. Dato che riguarda un quesito d’interesse generale, oltretutto rilevante nella scelta e nell’impiego delle varie componenti della sorgente analogica, invece di rispondergli direttamente ho deciso di pubblicare un articolo sull’argomento.

Qui di seguito il commento di Alberto.

Buon dì, un chiarimento : con un pre avente un ingresso phono mm da 2mv ( McIntosh c-26) una testina con uscita da 5-6 mv non satura l’ingresso ? non sarebbe meglio valori più vicini ai 2mv ? Ciao Grazie

 

Ecco la mia risposta.

Buongiorno Alberto e grazie della considerazione.

Rispondo in privato al tuo commento, in attesa di pubblicare un articolo dedicato all’argomento.

Quello che mi sottoponi è un quesito di rilievo considerevole, che oltretutto riguarda un gran numero di appassionati dato il ritorno d’interesse sempre più ampio verso il settore dell’analogico.

Il valore di 2 mV è quello relativo alla sensibilità dell’ingresso phono del preamplificatore da te posseduto. Ossia al livello di tensione in ingresso necessario per ottenere il valore di rapporto segnale/rumore dichiarato dal costruttore da un lato, e dall’altro la potenza di uscita nominale ai morsetti di uscita per i diffusori.

Questo concetto non va confuso con quello inerente l’accettazione massima di tensione del circuito relativo allo stadio phono. Non a caso all’epoca dell’analogico era tenuto in grande considerazione, a suffragare la fondatezza dei tuoi dubbi, quantomeno in termini generali.

Purtroppo con l’analfabetismo di ritorno determinato dai decenni di predomino assoluto del digitale, certi discorsi non si fanno più. In primo luogo da parte della pubblicistica di settore, che oggi si limita a cantare le lodi di qualunque prodotto venga sottoposto al suo vaglio interessato, sottolineando in tal modo l’inadeguatezza sua e del personale che utilizza allo scopo per tutto quanto non sia il diffondere pubblicità occulta, ossia fatta passare per testo redazionale.

In linea generale, quanto più lo stadio phono ha una sensibilità d’ingresso elevata, tanto prima si raggiunge il livello di accettazione massima, il punto di soglia oltrepassato il quale  lo stadio suddetto entra in saturazione, mentre al di sotto di esso le distorsioni restano entro limiti accettabili.

Pertanto, il livello massimo di accettazione di uno stadio phono della sensibilità necessaria per le testine MC ha ottime probabilità di presentarsi prima, ossia a tensioni più basse, rispetto a quello utilizzabile solo per testine MM.

D’altro canto con le loro tensioni di uscita limitate, le testine MC non hanno bisogno dei livelli di accettazione massima necessari allo stadio phono per abbinarsi alle testine MM.

Queste ultime necessitano di sensibilità d’ingresso nettamente minori, dato che producono tensioni di uscita di un ordine di grandezza superiore rispetto alle altre: 3-5 mV invece di 0,2-0,7 mV che sono i valori tipici delle MC.

Per una serie di motivi inerenti il funzionamento intrinseco degli stadi phono, in particolare per quel che riguarda la silenziosità, un’elevata sensibilità, appunto come quella necessaria per operare con le testine MC, è un attributo più complesso da ottenere rispetto all’accettazione massima necessaria a funzionare correttamente con il tipo di testina cui lo stadio phono è dedicato.

Allo scopo infatti è necessario aggiungere un ulteriore stadio di amplificazione rispetto a quanto sufficiente per abbinarsi alle testine MM.

Va rilevato inoltre che per una serie di motivi riguardanti le modalità con cui vengono costruite, più aumenta la qualità delle testine, in particolare riferimento alla loro sonorità, più tendono a ridurre la loro tensione d’uscita.

All’atto pratico, quindi, nell’impiego degli stadi phono di progettazione sufficientemente moderna, il rischio che una testina riesca a portare in saturazione la sezione d’ingresso cui è connessa è alquanto remoto

In base a quanto detto fin qui, dal punto di vista delle prestazioni strumentali, lo stadio phono migliore è quello che riesce a combinare valori elevati tanto per sensibilità quanto per accettazione massima in ingresso.

Questo però non significa automaticamente che uno stadio phono siffatto sia anche quello che suona meglio.

Infatti non ha importanza solo il valore di tensione a cui lo stadio phono entra in saturazione, ma anche il modo con cui tale fenomeno si manifesta.

Tipicamente lo stato solido mantiene un livello di distorsione molto basso, che poi sale improvvisamente al punto di saturazione, con andamento pressoché verticale. Viceversa il valvolare può evidenziare valori di distorsione meno contenuti nell’intervallo di operatività lineare, ma allo stesso tempo con un loro incremento più graduale, determinando quindi una naturalezza più apprezzabile, oltre a una maggiore flessibilità d’impiego, che ancora una volta non troverebbe riscontro nei numeri di laboratorio.

Questo, in aggiunta alla sonorità più ricca armonicamente e alle altre prerogative proprie dei tubi a vuoto è uno tra i motivi per cui preferire le valvole nei preamplificatori phono, anche se la silenziosita dei circuiti realizzati per il loro tramite può essere minore rispetto a quella tipica dello stato solido.

Come vediamo, allora, la silenziosità di fondo e il livello di saturazione di un dato stadio phono possono essere superiori a quelli di esemplari consimili, ma questo non ne determina assolutamente la superiorità. Detti parametri sono soltanto due tra quelli che concorrono alla percezione della qualità sonora e riguardano aspetti che hanno a che vedere con essa soltanto in modo marginale e indiretto.

Infatti uno stadio phono può suonare in maniera inadeguata pur essendo particolarmente silenzioso. O altrimenti suonare in maniera superba pur se caratterizzato da un soffio meglio percepibile a vuoto, dimostrandosi nei fatti d’impiego ben più godibile. Soprattutto da parte di un utilizzatore che sia in grado di rapportarsi con la maturità necessaria agli aspetti concreti del mondo reale.

Spesso e volentieri anzi sono proprio le soluzioni volte a massimizzare un parametro specifico, per quanto importante come lo è il rumore di fondo, essenzialmente soffio, nell’economia funzionale delle sorgenti analogiche, a causare una penalizzazione per le doti sonore.

Qui ci troviamo nuovamente di fronte alla questione dell’equilibrio, sulla quale batto ininterrottamente da decenni, ma che oggi appare del tutto dimenticata, stante la perdita di senso della misura caratteristico della realtà che stiamo vivendo da un paio di decenni almeno a questa parte.

Ecco perché avviene spesso che le apparecchiature caratterizzate da numeri sulla carta non particolarmente convincenti sono poi quelle che all’ascolto si comportano meglio, argomento che affronteremo con l’impegno che merita in una prossima occasione.

 

 

4 thoughts on “Sensibilità e accettazione massima dell’ingresso phono

  1. Condivido in pieno l’articolo in questione, anche per il grande equilibrio con cui affronti l’eterna rivalità (per molti) tra il partito delle misure e quello degli ascolti. Eppure io dovrei essere un maniaco delle misure (ma non è così) perché sono (o ero) un tuo “quasi collega” che eseguiva le misure di laboratorio in una “altra rivista” e a volte scrivevo anche qualcosa. Inoltre ho realizzato alcuni progetti per un noto costruttore italiano, in particolare proprio il suo modello di punta di unità fono, provato sul n. 281 di Audio Review e ripreso nella Grande Guida all’Audio Analogico del 2008. Più che altro questo progetto è stata una sfida personale, per ottenere con un sistema senza reazione negativa tra più stadi un livello di rumore in MC tra i migliori misurati, contemporaneamente a una buona accettazione, non solo a 1000 Hz, ma seguendo l’enfasi RIAA fino a oltre 20 kHz. In pratica, accettazione in MC con guadagno 66 dB pari 8,5 mV a 1000 Hz e 77 mV a 20 kHz. Scusandomi per i già eccessivi dettagli tecnici, sono il primo a dire che tutto questo non è necessario, perché anche nella musica più spinta lo spettro è molto calante verso le altre frequenze. Infatti alcuni pre fono valvolari come Audio Research, Manley, ecc. pur avendo prestazioni alle misure un po’ limitate in alcuni aspetti, nelle recensioni d’ascolto risultano eccellenti in dinamica e dettaglio. Io non ho avuto modo di ascoltarli, invece mi sono capitati due oggetti MOLTO più economici. Uno è il piccolo step-up attivo per MC di Marshall Leach alimentato con pila da 9 V (ben noto agli autocostruttori). Certamente, vista la limitatissima alimentazione, non farebbe buona figura alle misure dinamiche, ma a mio parere suona benissimo, collegato ovviamente a un ingresso MM. L’altro è il poco conosciuto integrato Magnat MA 1000 con la sua sezione fono MM-MC a operazionali (magari scelti tra i migliori) che, sarà perché forse si sposa bene con la Denon DLA100, mi è sembrato eccellente per timbrica, dinamica e microdettaglio, comprese le informazioni spaziali.

    1. Ciao Paolo, grazie del commento, dell’attenzione e della condivisione. Le questioni che sollevi sono molto numerose e tutte interessanti: non basterebbe una serie di articoli per approfondirle tutte come meriterebbero. Probabilmente non sai che sono uscito da quel bell’ambientino nella primavera del 2007. L’essersene usciti l’anno successivo nientemeno che con la “Grande Guida all’Audio Analogico” è un’ulteriore riprova, già dal titolo come al solito roboante, dell’enorme capacità mistificatoria di chi ha operato, e opera tuttora, in quella sede. Per un quarto di secolo e più hanno martellato le loro vittime paganti con una propaganda ossessiva e senza requie, volta a proclamare la superiorità inevitabile e la perfezione inarrivabile del digitale. Trascurando minuziosamente, nello stesso tempo, le continue iniezioni di tecnologia che ad esso sono state indispensabili affinché pervenisse infine a un comportamento almeno decente, tale da non farlo sfigurare tragicamente nei confronti di un analogico ben allestito e messo a punto. Quella perfezione, oltretutto, la si è voluta confortare con il solito corredo di misure, senza rendersi conto di aver ottenuto il solo risultato di porre in ulteriore evidenza non la loro assenza di significato ma la valenza sostanzialmente ingannevole. Il che depone in merito alla reale competenza di certi personaggi nel settore di cui pretendevano di occuparsi. Nel corso di tutti quegli anni, inoltre, si è mantenuto sistematicamente un silenzio impenetrabile, a livelli omertosi, nei confronti dell’analogico, che di fatto è equivalso a cancellarlo letteralmente dall’orizzonte della stragrande maggioranza degli appassionati. Ancora peggio in quella sede si è fatto nel momento in cui si è deciso che non fosse più possibile insistere a trascurare l’analogico. Ovviamente non per resipiscenza o semplice presa d’atto della realtà concernente la sua immutata e forse persino migliorata validità, ma per intercettare nuovamente i contratti pubblicitari degl’inserzionisti operanti nel settore, vero scopo di tali pubblicazioni. In primo luogo affidandone le sorti a personale del tutto inadeguato, in quanto privo non del necessario bagaglio tecnico e culturale, ma proprio della base minima di cognizioni necessarie allo scopo. In compenso i componenti di quella compagine si sono dimostrati fermamente decisi a imporsi come figure di spicco nel minuscolo mondo della riproduzione sonora, da sempre impegnato a mostrare a qual punto sia infimo. Scopo cui hanno fornito un contributo sostanzioso. Le scempiaggini, le corbellerie e le vere e proprie assurdità di cui hanno infarcito i loro scritti, in una tragedia genuinamente fantozziana, hanno avuto una parte rilevante del merito per l’analfabetismo di ritorno palesatosi nei confronti dell’analogico, che imperversa tuttora. Ovviamente da quelle fonti non è mai arrivato il benché minimo accenno di autocritica che si riterrebbe doverosa nei confronti dell’opera di denigrazione sistematica e di riduzione all’invisibilità eseguita nei confronti dell’analogico, inevitabile del resto da parte di una pubblicazione nata all’alba dell’era digitale, espressamente per sostenerne il destino. Proprio l’incapacità di eseguire la dovuta autocritica è il testimone migliore della statura umana di quegl’individui dalle molte facce, sempre pronte per qualsiasi occasione.

  2. Possiedo un giradischi Technics SL1700MKIi con una Shure V15IV (lo stilo è nuovo, con pochissime ore) e un Pre Phono Cambridge Audio P640 MM/MC. Non sono soddisfatto della Shure e mi è stata consigliata in sostituzione la Denon DL 103. Della Shure posso dire che è senza anima, non so come spiegarmi, è fredda, asettica. Il problema non è da attribuire al Cambridge, poiché prima il tutto era collegato al pre phono Manley Steelhead (lo tengo nell’impianto principale in un’altra abitazione) e il suono cambiava ma di poco. La puntina è a posto, probabilmente sono abituato al suono dell’altro mio sistema (Oracle Delphi MKV, SME IV-D, Benz Micro Glider 2Le) e mi stona non poco. Ho guardato i dati del braccio del Technics e leggo che si adatta con testine dai 6 ai 10 gr, 13,5/17,5 includendo lo shell. Poi se debbo essere sincero ho preso questa Shure per curiosità, non sono mai stato un fan del marchio. Penso che le MC suonino meglio.
    In alternativa alla Denon DL103 avevo pensato anche alla Ortofon Blue o ad una Dynavector magari usata, ma sono tutte testine che non conosco. Ascolto jazz, classica e rock anni ’70.

    1. Ciao Giuseppe, grazie dell’attenzione e della considerazione.
      Anche se non in maniera diretta, il tuo quesito tocca una serie di aspetti piuttosto consistente, che non possono essere esauriti nello spazio dedicato a una risposta.
      Quindi per ora mi limito a pubblicare il tuo messaggio, che avrà risposta in un articolo dedicato ai diversi argomenti in esso contenuti che conto di mettere in linea nel tempo più breve.
      Spero quindi che avrai la pazienza di aspettare qualche giorno.
      A presto 🙂

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