Roma Hi – Fidelity 2016

L’elemento di novità sostanziale per l’edizione 2016 del Roma Hi – Fidelity ha riguardato il trasferimento nella nuova sede del Mercure Hotel. Quella tradizionale sulla Via Aurelia era gravata da problemi irrisolvibili di viabilità e di parcheggi, ma anche a livello di strutture interne aveva iniziato a mostrare da qualche tempo una certa qual inadeguatezza. Cambiamenti del genere comportano sempre una percentuale di rischio, non fosse che per l’abitudine del pubblico a recarsi in luoghi che ormai ha imparato a conoscere bene. In ogni caso la rassegna ha tratto un giovamento considerevole dalla nuova cornice.

A questo proposito credo che le immagini pubblicate siano indicative. Il miglioramento non c’è stato soltanto per gli ambienti diciamo così di contorno, ma anche per le salette in cui sono avvenute le dimostrazioni degli impianti, meno disadorne e soprattutto dalle caratteristiche acustiche più adeguate a una mostra di apparecchiature audio. Forse alcune di esse erano un po’ troppo piccole per lo scopo cui sono state adibite, ma nel complesso il passo in avanti è stato considerevole.

Il cartellone che accoglie i visitatori all'ingresso dell'albergo.
Il cartellone che accoglie i visitatori all’ingresso dell’albergo.

Possiamo dire che finalmente l’edizione romana della rassegna Hi – Fidelity ha le carte in regola per essere all’altezza della Capitale d’Italia, dei suoi appassionati e dei visitatori anch’essi molto numerosi che risiedono nell’area centro-sud del paese.

Senza tanti preamboli, la mia prima visita, effettuata nel pomeriggio del sabato, ha evidenziato che se l’infrastruttura è stata una lieta sorpresa, altrettanto non si può dire della qualità media degli impianti dimostrati.

A questo proposito va detto innanzitutto che la vita di fiera non è mai comoda, per l’impianto in dimostrazione e per chi lo allestisce. In primo luogo perché quando viene spostato, un qualsiasi impianto sembra perdere le sue caratteristiche migliori a livello sonoro, che poi tende a recuperare pian piano con il passare delle ore di funzionamento. Fino ad arrivare al momento della chiusura, in cui si esprime al livello massimo, in relazione alla durata della mostra. Questo può essere confermato da qualsiasi operatore e ancor meglio lo si può verificare avendo la possibilità di ascoltare uno o più degli impianti in dimostrazione negli ambienti in cui operano in maniera stabile, come le salette presenti nella sede di qualsiasi costruttore o distributore.

Un altro elemento di penalizzazione consiste nel fatto che il suono di un impianto è la risultante di un affinamento eseguito nel corso del tempo, per quanto riguarda la relazione tra i diversi componenti e per quella tra di essi e l’ambiente in cui operano. Sotto questo profilo è evidente che per un impianto destinato a funzionare nella rassegna di un fine settimana, la messa a punto non può che essere alquanto sommaria.

L’operatore decide quello che vuole dimostrare, sulla base di considerazioni di ordine commerciale e relative alle dimensioni della sala che ha scelto, ovvero gli è stata assegnata. E poi anche delle sue caratteristiche acustiche, ammesso che le conosca.

L'ampio corridonio del piano -1, lungo il quale si affacciano le sale maggiori su cui si articola la rassegna.
L’ampio corridoio del piano -1, lungo il quale si affacciano le sale maggiori della rassegna.

Sotto questo aspetto, lo spostamento della rassegna in una nuova sede non può che rappresentare un’incognita e dunque un elemento di penalizzazione ulteriore, dato che la sonorità delle salette è ignota. Viceversa, gli operatori bene o male conoscono le caratteristiche acustiche delle sale in cui hanno già eseguito dimostrazioni, e quindi hanno maggiori possibilità di mettere insieme impianti più centrati sulle loro necessità specifiche. Insomma, è un po’ come quando la Formula 1 va a correre su un nuovo circuito, condizione in cui per i piloti la prima necessità è appunto quella di prendere confidenza con esso, e per le auto di trovare le regolazioni più adatte. Così va a finire magari che non prevale il binomio uomo-macchina più rapido in assoluto, ma quello più lesto ad affiatarsi con il tracciato e ad adattarsi ad esso.

Con ogni probabilità la prossima edizione vedrà una qualità media maggiore per la sonorità degli impianti, proprio perché chi li presenta avrà un numero maggiore di punti di riferimento sui quali basarsi.

Detto questo, che è doveroso, torniamo per un attimo alla prima questione, ossia a quella inerente il fatto che gli impianti quando li si sposta non suonano mai al meglio delle loro potenzialità. Le ragioni possono essere numerose e ognuno potrebbe avere la sua. Certezze assolute al riguardo non ve ne sono, se non quella dell’esistenza del problema.

Una parte dei motivi potrebbe riguardare i cavi, e in particolare il rame che ne è il materiale conduttivo. Essendo formato di cristalli, il suo interno è costellato dalle giunzioni tra di essi che in sostanza rappresentano l’ostacolo maggiore al movimento degli elettroni. Questi ultimi, con l’utilizzo del cavo, tendono man mano a farsi una loro strada, proprio come l’acqua di un fiume scava il suo letto nel corso del tempo. Spostando i cavi da un luogo all’altro, e quindi maneggiandoli e arrotolandoli, le giunzioni intercristalline vanno a interrompersi almeno in parte, determinando la necessità per gli elettroni di trovare nuovamente il loro piano di minor resistenza e di renderlo con l’uso via via più “scorrevole”. Il che in sostanza equivale a dover sottostare a una fase di rodaggio ex novo.

Lo stesso discorso vale per le apparecchiature: nelle decine o centinaia di componenti, di reofori e di saldature presenti in esse, il segnale audio e la corrente che le alimenta vanno col tempo a ricavarsi il loro tracciato, all’interno del quale gli elementi che ne ostacolano il passaggio tendono gradualmente a ridursi.

Oltre a questa ragione ce ne devono essere delle altre: al riguardo gli operatori non si danno più pena di tanto, da un lato perché sanno per esperienza diretta che è qualcosa di inevitabile. Dall’altro perché sanno altrettanto bene di trovarsi tutti nelle stesse condizioni. Diverso potrebbe essere il discorso per il visitatore più avvertito e dotato di un impianto la cui taratura e messa a punto è arrivata a un affinamento ragionevole, che potrebbe chiedersi come mai impianti anche molto più costosi del suo sembrino suonare in modo così poco avvincente.

Sotto questo aspetto c’è da dire che alcuni operatori danno l’idea di essere alquanto ingenui o se vogliamo trascurati. C’è che si presenta a occasioni simili con diffusori o elettroniche appena estratti dall’imballo, senza averli sottoposti al necessario rodaggio preventivo. Altri fanno una scelta del materiale musicale che non solo è inadeguato, ma addirittura controproducente. Non ha molto senso, ad esempio, dimostrare dei diffusori monovia con della musica più adatta forse a una discoteca. Brani per voce e strumenti acustici potrebbero mettere in evidenza con efficacia molto maggiore le loro caratteristiche di naturalezza.

Per questi motivi e altri ancora, malgrado abbia preso appunti per ciascuna delle salette in cui mi sono recato, in merito alla sonorità dell’impianto in esse funzionante, non mi sembra davvero il caso di mettermi a fare le pulci a quel che ho potuto ascoltare. Anche perché, come già detto in precedenza si potevano rilevare spesso difetti anche parecchio evidenti, che probabilmente con una maggior conoscenza per le caratteristiche degli ambienti sarebbero stati evitabili.

Il limite che ho potuto riscontrare con maggiore frequenza è stato quello inerente sonorità appuntite nel loro equilibrio complessivo, anche se talvolta abbinate a sintomi di chiusura per uno strumento o l’altro, a tratti verificabili durante la riproduzione. Cosa se vogliamo paradossale, ma solo fino a un certo punto, dato che si tratta di un elemento piuttosto comune agli impianti che difettano di messa a punto.

Quel che mi sento di dire, innanzitutto, è che le impressioni ricavate dai numerosi impianti in dimostrazione potrebbero come sempre essere influenzate dalle caratteristiche specifiche dei brani riprodotti in quel momento. Fatta questa premessa, tra le catene “grandi”, ho trovato la più godibile nella saletta di Capecci Audio, l’unica tra l’altro in cui si potessero ascoltare sonorità improntate alla naturalezza, piuttosto che a un effettismo speciale più o meno credibile ma sempre grossolano, o peggio a caratterizzazioni evidenti indotte da uno o più componenti degli impianti dimostrati.

La saletta Stereo Much invece è stata quella in cui si è potuta apprezzare la sonorità più gradevole, per quanto non esente da difetti, dovuti anche all’esiguità dell’ambiente, in relazione al costo contenuto dell’impianto in essa funzionante.

Proprio di quest’ultimo elemento, ovverosia di una proporzione verosimile tra prezzo dell’impianto e qualità della sua riproduzione, si è potuta verificare l’assenza per la maggioranza degli impianti più impegnativi presenti negli stand della rassegna. Quale più quale meno, hanno evidenziato gravi problemi già a livello di equilibrio timbrico, che come sappiamo rappresenta soltanto il parametro di base, tantopiù per catene di costo simile. Se si confrontano i difetti riscontrati in quegli impianti e il loro costo, la situazione diventa a mio avviso del tutto inaccettabile.

Se lo si desidera, si può tranquillamente dimostrare un impianto del costo complessivo di cento o forse duecentomila euro, ci mancherebbe altro. Esso però deve darmi non più la semplice impressione, ma proprio la sicurezza irrefutabile che gli esecutori siano li di fronte a me. In caso contrario avrà evidenziato il fallimento, suo e di chi lo dimostra in pubblico. Risultato forse non dei migliori a fronte dell’impegno considerevole insito nella partecipazione a una rassegna come quella di cui stiamo parlando. Il non comprendere certe cose, che dal mio punto di vista fanno parte dell’ABC, dimostra quella sorta di dissociazione venutasi a creare prima con la scalata e poi con l’assuefazione ai prezzi folli oggi fin troppo comuni nell’ambito dell’hi-fi di alto livello.

Voglio ritenere che la colpa di tutto questo sia data dalla non conoscenza, da parte degli espositori, dell’acustica delle salette in cui gli impianti sarebbero stati allestiti, anche se si potrebbe sospettare che alcuni elementi, come ad esempio l’incapacità di produrre basse frequenze naturali, al di là della loro entità, non abbiano molto a che vedere con le condizioni di contorno, ma molto più con i limiti dei prodotti dimostrati.

Ecco allora che la presunzione di poter “vincere facile” e la tentazione conseguente, da parte di chi ha le capacità economiche o solo l’opportunità di mettere in campo le apparecchiature più costose, ha fatto presto a ritorcerglisi contro.

In primo luogo perché gli impianti più sono “grandi” e più danno luogo a problemi di entità proporzionale. E poi perché impianti di un certo calibro per essere messi a punto in modo adeguato necessitano di tempo, di cui non vi è grande disponibilità nell’arco di una rassegna lunga un fine settimana.

Dunque, chi ha schierato le “corazzate Potiomkin” dell’alta fedeltà è stato il primo a venirne danneggiato, anche per via dell’immagine di scarsa dimestichezza con i problemi più tipici della riproduzione sonora di cui ha dato dimostrazione, quantomeno al pubblico più avvertito. Sembra impossibile che certe lezioni siano destinate a non essere mai comprese.

Così facendo, oltretutto, non si avvicina il pubblico alla riproduzione sonora di alto livello, ma lo si allontana in modo irreversibile.

Fin qui le mie impressioni, ricavate durante la giornata del sabato. Una nuova visita nel pomeriggio della domenica, ovvero nel momento più favorevole, avendo gli impianti messo insieme un maggior numero di ore di funzionamento, ha evidenziato un certo miglioramento generale, anche se i problemi di fondo sono rimasti in sostanza gli stessi.

Essendomi trattenuto ad ascoltare fino a un orario in cui la stragrande maggioranza degli impianti era già stata smontata, ho ricavato sensazioni tali da far sorgere il dubbio che l’impianto elettrico generale dell’hotel in cui si è svolta la rassegna non fosse del tutto all’altezza delle necessità proprie di tanti impianti operanti nello stesso tempo. E in particolare del loro assorbimento, tutt’altro che trascurabile. Questo può dare un’idea di quali e quanti problemi si incontrano nell’organizzare una rassegna dedicata alla riproduzione sonora di più alto livello.

Da qui in poi la galleria delle immagini prese nelle diverse salette, molte delle quali purtroppo immerse nella penombra, condizioni in cui i “potenti mezzi” a disposizione di Il Sito Della Passione Audio hanno fatto che quel che potevano.

 

La saletta Audio Reference, in cui operavano diffusori Pro Ac
La saletta Audio Reference, in cui operavano diffusori Pro Ac

 

 

 

 

La saletta Audio Time, con diffusori Dali ed elettroniche NAD.
La saletta Audio Time, con diffusori Dali ed elettroniche NAD.
La saletta Nightingale.
La saletta Nightingale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La saletta Di Prinzio
La saletta Di Prinzio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La saletta Import Audio, con i diffusori planari Kingsound.
La saletta Import Audio, con i diffusori planari Kingsound.
La saletta Capecci Audio, con i nuovi diffusori a pareti curve.
La saletta Capecci Audio, con i nuovi diffusori a pareti curve.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sala Labtek
La sala Labtek

 

 

 

 

 

 

 

 

La saletta Tecnofuturo, con diffusori Focal ed elettroniche Luxman.
Tecnofuturo ha esposto diffusori Focal ed elettroniche Luxman.
Hi-Fi D'Agostini dimostrava diffusori Tannoy
Hi-Fi D’Agostini dimostrava diffusori Tannoy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella saletta Stereomuch suonava uno tra i pochi impianti dai costi abbordabili.
Nella saletta Stereomuch suonava uno tra i pochi impianti dai costi abbordabili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'impianto in dimostrazione nella saletta Audio Analogue.
L’impianto in dimostrazione nella saletta Audio Analogue.
Cantieri del Suono dimostrava diffusori monovia a labirinto.
Cantieri del Suono dimostrava diffusori monovia a labirinto

 

 

 

 

 

 

 

Nella saletta Ecobox operavano diffusori con doppi woofer in push pull.
Nella saletta Ecobox operavano diffusori con doppi woofer in push pull.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per finire, i bobina di The Recorder Man
La sfilata di registratori a bobina di The Recorder Man.
Per ultimo, ma non meno importante l'impianto di The Sound Of The Valve, con diffusori dotati di 4 woofer da 38 cm ciascuno, mid biconico e tweeter a nastro. La semioscurità in cui era immersa la saletta non ha permesso di ottenere un'immagine migliore.
Per ultimo, ma non meno importante, l’impianto di The Sound Of The Valve, con diffusori dotati di 4 woofer da 38 cm ciascuno, mid biconico e tweeter a nastro. La semioscurità in cui era immersa la saletta non ha permesso di ottenere un’immagine migliore.

 

 

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4 Comments
  1. Reply Fabrizio Ruggeri 24/12/2016 at 11:42 am

    A Claudio vorrei chiedere una cosa:
    Ho letto a diverse riprese il libro “Get Better Sound” di Jim Smith, nel quale viene a più riprese detto che il peggior posizionamento delle elettroniche è quello tra i diffusori, e invece invariabilmente vedo elettroniche messe in bella mostra tra diffusori anche con woofer di notevoli dimensioni, con inevitabili problemi di acoustic feedback, ecc.. , problemi ai quali si tenta di ovviare con tavolini sempre più pesanti, disaccoppiatori vari, eccetera. Il tutto secondo me per mettere al contro l’ aspetto onanistico del possesso del sempre più grande, costoso e inutile.
    La MUSICA in secondo piano, sempre…
    Sconsolante.

    • Reply Claudio 24/12/2016 at 3:28 pm

      Caro Fabrizio, grazie del commento.
      Inizio col dire che i frequentatori del sito forse non saranno tantissimi ma sono di qualità superlativa. Un commento come il tuo ne è la migliore delle riprove.
      Ti dirò, i libri sull’argomento di nostro interesse possono essere un bel passatempo, riguardo alla loro lettura, ma poi all’atto pratico ho l’impressione che lascino un po’ il tempo che trovano. In particolare per il fatto che della riproduzione sonora e dei meccanismi che la regolano si sa ancora troppo poco, senza contare il fatto che ciascuno ha una visione propria e del tutto particolare al riguardo. E poi, soprattutto per il motivo che ogni impianto vive di vita propria e ha le sue leggi al riguardo, che in altri contesti potrebbero essere completamente sovvertite.
      L’argomento da te sollevate pone in evidenza come spesso chi si dedica ad attività come quelle inerente la scrittura di un libro finisca spesso con l’essere alquanto fuori contatto con la realtà. Andando a proporre soluzioni che potrebbero in teoria favorire un elemento, penalizzandone però numerosi altri. In questo caso quelli di praticità, concernenti l’installazione di un impianto e ancor più riguardo alla vivibilità degli ambienti in cui essa avviene, quasi mai dedicati in esclusiva all’ascolto di musica.
      Non è detto poi che gli spazi a disposizione, quasi sempre risicati come quelli delle abitazioni di oggi, permettano di ottenere una maggiore distanza tra diffusori e impianto, installando quest’ultimo lateralmente. Si potrebbe pervenire invece a una situazione opposta, dato che il diffusore più vicino potrebbe finire con il trovarsi a distanza ancora minore. Spesso, anzi, l’installazione centrale delle elettroniche è praticamente obbligata.
      Comunque la si ponga, l’attenzione per l’isolamento delle apparecchiature è un elemento fondamentale per ottenere determinati risultati, essendo parte delle condizioni di contorno che soprattutto a partire da certi livelli diventano più importanti delle apparecchiature stesse. Con buona pace dei misuristi e di quanti, a iniziare dalla pubblicistica di settore, diffondono la falsa verità che tutto dipenda dalle apparecchiature. Forse perché la pubblicità che permette alle loro testate di sopravvivere riguarda proprio quelle. Viceversa sugli sforzi che ciascuno compie in proprio per migliorare le condizioni operative dell’impianto, aumentando così la propria esperienza, si guadagna poco o nulla.
      Lo stesso va detto per lo smorzamento delle risonanze interne ai contenitori, aspetto del tutto trascurato dalla produzione di serie ma di valenza fondamentale ai fini della sonorità dell’impianto. Questo non solo per i giradischi e le apparecchiature a valvole, ma un po’ per tutti i componenti, come si può rilevare facilmente sperimentando al riguardo.
      Di sicuro l’installazione centrale delle apparecchiature dell’impianto rispetto ai diffusori un vantaggio ce l’ha ed è quello di permettere la massima riduzione per la lunghezza dei cavi, altro elemento in genere trascurato ma di grande importanza.
      Quindi come vediamo se allontanando si guadagna per un verso, si perde con un altro. Si tratta quindi di una questione di compromessi la cui entità e i risultati ottenibili variano da impianto a impianto. A questo proposito rinunciando ai subwoofer mefitici, tipici dell’ancor più mefitico audio-video e non solo, di sicuro si elimina alla radice una fonte del problema.
      Resta il fatto che, come fai rilevare, la componente visiva assume un rilievo fondamentale anche nelle attività idealmente volte a coinvolgere soprattutto l’udito.
      Proprio all’ascoltare con gli occhi, e alle altre forme di ascolto creativo o comunque non convenzionale è dedicato il prossimo articolo che sarà pubblicato, e che sto ancora scrivendo.
      Quanto all’onanismo, forse è meglio non toccare questo tasto. Del resto è proprio la fruizione della riproduzione audio a generarlo, trattandosi di attività spesso svolta in solitaria, e come tale propedeutica anche a forme di vero e proprio autismo, se possibile ancora peggiori. Le conseguenze sono evidenti: basta frequentare forum e gruppi dedicati sui social per comprenderne la portata, inerente l’impossibilità di intraprendere un discorso non basato sui luoghi comuni più triti, che per l’intolleranza tipica di alcune fazioni non di rado viene fatto trascendere in rissa.
      Quanto alla musica, sono perfettamente d’accordo. Ecco perché, sia pure nei miei poderosi limiti, cerco di dare ad essa e agli argomenti correlati una parte importante dello spazio del sito. Organizzato in modo tale da avere una categoria specificamente dedicata al riguardo: Musica e Supporti. Come tutte la altre ha il suo motto, che recita: “Senza la musica gli impianti audio non avrebbero motivo di esistere”. Credo sia sufficientemente esplicativo della mia posizione al riguardo.
      Detto questo, spero che continuerai a essere un assiduo del sito e inviare commenti di cotanto rilievo.
      A presto!

  2. Reply Filippo 07/12/2016 at 10:59 am

    Grazie Claudio per il reportage…ormai sono 3o4 anni che non vado più alle fiere,avendo riscontratol’inutilità delle modalita’di presentazione degli impianti e dei risultati di ascolto anche per le motivazioni da te sottolineate….solo in pochi espositori si vede passione e il tentativo di fare del loro meglio…per altri sublima il” saddafa’ “….forse e più un occasione di incontro tra appassionati che possono scambiare opinioni da vicino dopo essersi conosciuti su forum e siti vari..saluti e a presto…

    • Reply Claudio 07/12/2016 at 2:29 pm

      Grazie a te Filippo per l’assiduità con cui segui Il Sito Della Passione Audio. “S’addafà”: hai perfettamente ragione. Per molti è così, ma qualcuno ancora ci mette vera passione, e i risultati si vedono. O meglio si sentono. Poi, a volte prevale la curiosità, che in qualche caso viene anche soddisfatta. Magari non da cose al vertice assoluto, ma in ogni caso interessanti. Come ad esempio esporsi al vento di maestrale prodotto dagli 8 woofer da 38 dei quali purtroppo la documentazione fotografica allegata lascia solo intuire la presenza, data la semi oscurità in cui operavano. Da parte mia ho cercato di fare un po’ di pubblicità al sito, servendomi di una hostess d’eccezione, che sembra abbia avuto anche lei un buon successo… 😉 Poi come dici tu s’incontra qualche amico, si scambiano due chiacchiere, si prende un caffè e si fa qualche risata. A proposito di caffè, proprio vicino all’hotel sede della rassegna ho scoperto un bar che lo fa molto buono, anche se per una napoletano verace come te sarà a malapena ai limiti della sufficienza. Ancora meglio, li a fianco c’è una rosticceria che fa dei supplì all’amatriciana da paura… Ecco, questo è il mio bilancio e tutto sommato mi posso accontentare. Alla prossima!

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