Percorsi alternativi

In geometria la congiungente più breve tra un punto e l’altro è la linea retta. Nell’ambito della riproduzione audio,  per passare da un punto all’altro in termini di qualità sonora, si può essere chiamati a percorsi più complessi. I quali non solo si snodano su piani differenti, ma in certi casi possono risultare imprevedibili.

Il più battuto è in genere quello che si persegue attraverso una serie più o meno lunga di cambi di apparecchiature, opzione che ha dalla sua una marcata componente ludica e quindi è la prediletta da molti. Anche in virtù della sua relativa semplicità, della possibilità di appagare l’istinto di possesso e della gratificazione insita nell’acquisto di un oggetto nuovo. Trattandosi in sostanza di scegliere tra cose diverse, può essere identificato come il percorso più facile da seguire, anche se al riguardo possono determinarsi incertezze non di poco conto. Non è da trascurare, poi, l’aspetto relativo ai costi, soprattutto volendo raggiungere i traguardi più impegnativi.

Il punto debole di questo approccio sta nel fatto che il livello qualitativo di un impianto non è dato soltanto dalle apparecchiature da cui è composto, ma anche e soprattutto dalle condizioni di contorno in cui si fanno operare l’uno e le altre.

Si tratta di una questione di importanza fondamentale, ma che finora è stata trascurata, per una lunga serie di motivi. Ecco perché batto tanto sull’argomento e ancora di più lo farò in futuro. Tra i compiti che attribuisco a Il Sito Della Passione Audio, infatti, c’è il sollevare per quanto possibile la cappa di silenzio che è stata mantenuta fin troppo a lungo su numerosi argomenti di importanza rilevante.

Proprio questo modo di procedere è alla base della perenne insoddisfazione di tanti appassionati, che definisco la sindrome endemica numero 1 nel settore della riproduzione sonora amatoriale. A riprova di quanto dico, la sindrome endemica numero 2 è conseguenza diretta della prima, poiché costituita dal rimpianto, anche a distanza di decenni, per l’apparecchiatura leggendaria a suo tempo rivenduta. Che lo si sia fatto a propria insaputa?

Paradossalmente, inoltre, la tipica insoddisfazione dell’appassionato sembra essere tanto maggiore quanto più elevate sono le spese affrontate per l’impianto. Una testimonianza indicativa al riguardo si trova nella pagina delle risposte ai quesiti inviati dagli appassionati.

Per il momento mettiamo da parte le cause di tutto ciò, ripromettendoci di parlarne nel prossimo futuro, in un articolo dedicato espressamente all’argomento.

Possiamo dire che in generale, perseguendo il miglioramento delle doti sonore dell’impianto, ci si avvia in un percorso atto a rendere il più possibile fluido e libero da ostacoli il passaggio del segnale audio, anche se solo nel tratto sotto il controllo dell’appassionato. E’ quello che parte dal supporto fonografico e termina con i diffusori. Tale scopo si persegue vuoi intervenendo sulle apparecchiature, vuoi sui cavi, anche se qui la questione si fa controversa. Molti infatti rifiutano ancora di accettare che proprio in essi il percorso del segnale ha la sua parte più lunga, quindi per forza di cose è proprio li che possono avere luogo le possibilità maggiori di degrado.

Possiamo esemplificare così le condizioni di partenza quando ci si accinge al miglioramento dell'impianto: si capisce che gli strumenti sono li, ma non è possibile distinguere con esattezza gli uni dagli altri, soprattutto nei passaggi più complessi.
Possiamo esemplificare così le condizioni di partenza quando si intraprende il miglioramento dell’impianto: si capisce che gli strumenti sono li, ma non è possibile distinguere con esattezza gli uni dagli altri, soprattutto nei passaggi più complessi.

Quelli cui abbiamo accennato sono gli elementi di intervento diretti. Ci sono poi i piani di intervento indiretti ma altrettanto importanti, come riguardo all’ambiente in cui avviene la riproduzione. L’azione su di essi è se vogliamo meno diffusa, o comunque tenuta in considerazione minore, anche per via della concreta difficoltà di modificare l’assetto di locali che spesso non devono servire soltanto alla riproduzione sonora, ma interessano lo svolgersi della vita quotidiana all’interno di una qualsiasi abitazione domestica.

A questo riguardo si cerca di intervenire principalmente con l’inserimento di elementi atti a limitare o comunque a regolare il comportamento delle pareti, con lo scopo di attutire le loro proprietà riflettenti. A questo proposito è ben noto l’impiego di tendaggi, tappeti, librerie eccetera.

C’è però un ulteriore aspetto, generalmente del tutto trascurato, che riguarda anch’esso la cura dell’ambiente d’ascolto. Va a influenzare elementi che non ricadono nella percezione dei nostri sensi, se non in maniera molto sottile, almeno per la parte conscia che abbiamo di essi. Questo per quanto riguarda le modalità di intervento, viceversa le loro conseguenze danno l’impressione di essere molto ben percepibili, suggerendo come anche ad essi vada attribuita l’importanza che meritano.

A tale proposito potremmo parlare di condizionamento dell’ambiente d’ascolto. Una tra le esperienze più diffuse al riguardo, anche se tuttora limitata a una fascia di appassionati piuttosto ristretta, è quella che riguarda l’impiego dei generatori di Schumann. Si tratta per sommi capi di oggetti che rigenerano la frequenza fondamentale del globo terrestre, scoperta appunto dal fisico tedesco Winfried Otto Schumann negli anni 1950, e danno un buon contributo alla qualità della riproduzione e non solo, pur non essendo fisicamente collegati ai componenti dell’impianto. Apparecchiature simili operano appunto mediante un condizionamento dell’ambiente d’ascolto, che in assenza di emissione sonora potrebbe essere impercettibile.

Informazioni riguardo a tali apparecchiature, alle loro modalità funzionali e ai benefici che apportano alla riproduzione sono reperibili nella pagina ad esse dedicata.

Quando si inizia a migliorare l'impianto, si riescono a percepire in maniera meno confusa le diverse componenti della registrazione.
Quando si inizia a migliorare l’impianto, si riescono a percepire in maniera un pochino meno confusa le diverse componenti della registrazione. In molti casi già questa può essere ritenuta una condizione appagante, proprio perché si vanno a distinguere in modo meno confuso forma e posizione di alcuni strumenti.

Proprio una conoscenza che ho fatto negli ultimi tempi mi ha aperto a questo riguardo orizzonti del tutto nuovi.

Il suo nome è Giovanni, è una persona abbastanza schiva, che non ama mettersi in evidenza, tanto è vero che mi ha pregato lui stesso di non pubblicare il suo cognome. Possiede un retroterra professionale nell’industria chimica piuttosto robusto, che lo ha portato prima a individuare alcuni concetti e poi a metterli in pratica con la realizzazione di un preparato dalle caratteristiche e soprattutto dalle funzioni molto interessanti, dal punto di vista degli appassionati di riproduzione sonora.

So che lo scetticismo attorno a tutto ciò che non è strettamente un’apparecchiatura adibita alla riproduzione del suono è particolarmente diffuso, e anche questo è un portato delle politiche editoriali della pubblicistica di settore, che si esprima sul cartaceo oppure in digitale. In ogni caso presupposti simili non possono essere motivo di omissione riguardo ai fenomeni che interessano la riproduzione audio.

 

Dalla chimica alla riproduzione sonora, passando per magnetismo e geometria

Dunque il nostro amico, proprio sfruttando il suo cospicuo retaggio culturale nel settore della chimica, si è imbarcato in una ricerca, riguardante elementi se vogliamo impalpabili, che però hanno un influsso sensibile sulla riproduzione audio e soprattutto sulla qualità sonora che percepiamo.

Tiene inoltre a precisare che la chimica per lui è una passione, che poi è diventata anche il suo mestiere. Di conseguenza, prendendo atto che nella riproduzione sonora di chimica ce n’è tanta, e a questo proposito fa l’esempio dei condensatori, che possono essere in olio, in polipropilene, elettrolitici e così via, appunto tutti materiali chimici, si è messo in testa di vedere se e in che modo la sua materia potesse aiutare la riproduzione sonora.

Tra gli altri, ha diretto la sua attenzione ai fenomeni di elettricità statica, che ha a che vedere con la composizione chimica degli oggetti, e più in generale degli accumuli di energia.

Durante la lunga chiacchierata che abbiamo fatto non è che mi abbia svelato tutti i suoi segreti, anzi ho l’impressione che la maggior parte delle cose le abbia tenute per sé. Giustamente, peraltro. Tuttavia ha puntato l’attenzione su diversi aspetti, riguardanti appunto le cariche elettrostatiche, la ionizzazione, i campi magnetici e le forme geometriche degli elementi attraversati dall’energia, che sia meccanica o elettrica, e quindi anche il segnale audio e quanto vi è correlato.

Riguardo ai campi magnetici, il loro influsso negativo è evidente e comprovato. Tanto è vero che al riguardo le apparecchiature audio più raffinate tendono ad allontanare quanto più possibile le fonti principali da cui sono dispersi, come i trasformatori. Allo scopo li si alloggia in contenitori separati da quelli adibiti alle circuiterie di segnale e si utilizzano i toroidali o quelli detti a C, proprio in virtù della minore quantità di campi magnetici che producono.

I trasformatori sono gli elementi che tra tutti quelli utilizzati nella riproduzione audio danno luogo al fenomeno dei campi dispersi in entità maggiore, anche se questi ultimi sono rilevabili un po’ ovunque scorra della corrente. Malgrado la loro entità sia minore, e quindi più subdola, non sono assolutamente da prendere sottogamba. Infatti se li si abbatte mediante contromisure opportune, si può ottenere un incremento sostanziale delle doti sonore di una qualsiasi apparecchiatura, sia pure lasciando del tutto intonsi i suoi componenti interni.

Inoltrandosi maggiormente nel processo di miglioramento, si può iniziare a percepire correttamente una parte delle informazioni contenute nel supporto fonografico.
Inoltrandosi maggiormente nel processo di miglioramento, la cappa di sporcizia inizia a sollevarsi. Una parte delle informazioni contenute nel supporto fonografico risulta ben distinguibile. Se vogliamo, questa può essere vista come la situazione meno gratificante del processo di miglioramento, proprio a causa del contrasto esistente tra la parte riprodotta in maniera corretta e quella che resta ancora non definita a dovere. Si tratta però di un passaggio obbligato, che aiuta a individuare le tappe attraverso le quali si potrà giungere al risultato definitivo. A questo proposito va rilevato che anche impianti molto costosi non permettono di arrivare a questo punto, perché allestiti curando esclusivamente le apparecchiature, senza considerazione o quasi per gli elementi di contorno. Più si procede nel percorso di affinamento, più essi acquisiscono importanza, per rivelarsi alla fine fondamentali. Il persistere a non voler considerare aspetti simili è la causa prima della mediocrità di tanti impianti, e dell’insoddisfazione dei loro possessori.

A questo riguardo l’amico Giovanni ci spiega come si possa verificare l’influsso di un campo magnetico non solo sui circuiti di un’apparecchiatura, ma anche sulle onde sonore emesse da un diffusore. Al riguardo propone un esperimento piuttosto semplice. Basta prendere una coppia di woofer di dimensioni piuttosto abbondanti, sprovvisti di equipaggio mobile, ossia del complessivo membrana + bobina mobile. Tipico è l’esempio dei vecchi altoparlanti quando la sospensione si sbriciola.

Se si dispongono ciascuno ai piedi di un diffusore, si percepisce distintamente che l’immagine sonora viene trascinata verso il basso, come se il campo magnetico dell’altoparlante esercitasse la propria attrazione nei confronti delle onde sonore emesse dall’altoparlante. Ovviamente non è così: la calamita che costituisce il gruppo magnetico non può attrarre le onde sonore come farebbe con un componente metallico, ma ha in ogni caso un influsso su di esse, che i risultati di questo esperimento vanno a evidenziare.

Un altro esempio cui fa riferimento il nostro amico riguarda le forme geometriche degli elementi attraverso i quali passa dell’energia. Due elementi a punta, caricati elettricamente, possono produrre un arco voltaico. Tipici a questo proposito sono gli elettrodi delle candele che accendono la miscela aria-benzina nei motori a scoppio. A questo proposito Giovanni rileva che ogni materiale ha il suo potenziale di accumulo, quale che sia la sua conduttività elettrica, e quindi tende a caricarsi di energia proprio in corrispondenza di punte, o anche di spigoli, con effetti potenzialmente dannosi per la riproduzione sonora.

A questo proposito ci propone di nuovo un esperimento piuttosto semplice. Si tratta di neutralizzare quelle punte, o spigoli, semplicemente ponendovi sopra delle palline del classico blu tack, oppure in maniera ancora più semplice dello stucco per idraulici, quello che non secca mai.

Anche in quel caso le caratteristiche della riproduzione migliorano. Ovviamente non al punto di tramutare un impianto men che mediocre in un fulmine di guerra. Anzi è molto probabile che in un caso del genere gli effetti di tali accorgimenti non siano neppure percettibili. Tuttavia nell’economia di impianti di classe elevata vanno a influire positivamente su una serie di caratteristiche come quelle riguardanti i parametri che di solito si catalogano sotto la voce naturalezza di emissione.

 

Di mio ci metto un po’ di biologia

Qui arriviamo a un altro dei concetti ai primissimi posti della mia hit parade personale, quello che se si vogliono vedere i microbi non si può pretendere di farlo per mezzo di un binocolo, dal momento che sono troppo piccoli. Eppure nel nostro settore, quanti si ostinano a negarne l’esistenza fino a farne un vero e proprio atto di fede, proprio perché non dispongono dello strumento adatto per osservarli? A questo riguardo può essere interessante notare che non si dispone di uno strumento simile proprio perché ci si ostina a negare l’impiego dei componenti indispensabili alla sua realizzazione.

A questo punto si potrebbe obiettare che se i fenomeni che vogliamo osservare hanno dimensioni pari a quelle di un microbo, i loro influssi non possono che essere limitati. Questo è talmente vero che proprio i microbi, così minuscoli da non poter essere osservati a occhio nudo e neppure per mezzo di strumenti ottici di una certa raffinatezza, possono devastare e persino portare alla morte repentina esseri viventi enormemente più grandi di loro.

Senza contare poi che più la perfezione è sospinta a livelli elevati, più è delicata. Quindi basta un nonnulla per causarne un degrado che può essere particolarmente evidente. Di qui la necessità di tenere conto di fenomeni che in ambiti di raffinatezza minore sarebbero trascurabili.

Come vediamo si tratta di semplici elementi di buon senso, accessibili a chiunque ne abbia la volontà. Eppure molti si ostinano a negarli.

Un altro esempio che Giovanni porta alla nostra attenzione riguarda le batterie. Nei circoli di appassionati che lui stesso definisce “underground”, è noto l’influsso negativo che arrecano alla riproduzione sonora. Eliminando tutte le batterie presenti nell’ambiente d’ascolto, come quelle di telefonini, telecomandi, computer eccetera, si può pervenire a un miglioramento dell’ascolto. Sottile, ma ancora una volta significativo in termini di nitidezza, naturalezza e fluidità di emissione.

Anche a questo proposito va aperta una parentesi, riguardo alla pretesa inudibilità di determinati effetti. E’ ovvio che se si va a verificarli in ambiti che presentano problemi di qualche ordine di grandezza superiori ad essi, le probabilità che si possa avere qualche indicazione in merito si riducono praticamente allo zero.

Resta il fatto che disponendo delle condizioni opportune tali effetti si presentano, sia pure in maniera sottile, alla nostra attenzione. Ma siccome la riproduzione sonora è fatta di mille stimoli, di varia entità e in continuo cambiamento, alcuni di essi potrebbero distrarci al punto di farne passare inosservati altri, meno vistosi. Questo però non vuole assolutamente dire che non esistano. A questo proposito sono molto importanti la capacità di concentrazione, di discernimento e soprattutto l’imparare a capire dove orientare la propria attenzione. Il che avviene con l’esperienza.

Tornando al discorso sulle batterie, quella che si realizza al loro interno non è altro che una reazione chimica, finalizzata alla produzione di energia. Le sue conseguenze però non si fermano li ma contemplano altri effetti potenzialmente dannosi nel momento in cui si cerca di spingere la riproduzione sonora alle sue conseguenze più estreme.

Questo aspetto è importante anche per un altro motivo: ci spiega che ogni componente ha una sua funzione primaria, sulla quale noi tendiamo in genere a puntare tutta la nostra attenzione, o meglio a considerare solo quella. Ciò non toglie che quel componente abbia anche effetti secondari, o spuri, che possono produrre influssi diversi sul fenomeno di nostro interesse, in questo caso la riproduzione sonora. E’ proprio nel momento in cui impariamo a tenere in considerazione i diversi effetti di un elemento o di un componente, o comunque ci teniamo pronti a prendere atto della loro esistenza, che acquisiamo la forma mentale necessaria atta a permetterci di pervenire a determinati risultati.

Viceversa, l’ostinarsi a negare certe realtà e certi fenomeni, magari solo perché non trovano il conforto di una dimostrazione strumentale, a sua volta basata sulla semplificazione esasperata di un modello che a sua volta è già stato fin troppo semplificato, per motivi di riproducibilità in laboratorio del fenomeno che lo riguarda, è la strada migliore per restare nei limiti della mediocrità più deteriore. Lo dimostrano puntualmente, e in maniera persino impietosa gli impianti tipici di coloro i quali persistono a negare l’influenza dei cavi, tanto per fermarsi all’esempio più banale. Per completezza va detto anche che non basta un set di cavi, per quanto efficace, a trasformare una carriola in un impianto di classe eccelsa.

Proprio questo, inoltre, è il motivo per cui le misure eseguite sulle apparecchiature audio non possono andare oltre gli elementi più terra-terra della loro funzionalità. Come tali sono del tutto inadatte a fornire qualsiasi informazione degna di considerazione in merito al loro comportamento all’ascolto.

Anche questo è un argomento cui presto sarà dedicato lo spazio che merita.

Giunti a questo punto del discorso, Giovanni ha precisato che il suo prodotto tende appunto a ridurre l’influsso negativo che determinati elementi, legati alla chimica e all’elettomagnetismo, hanno sull’ambiente d’ascolto.

La mia domanda a questo punto è stata quasi istintiva: ma allora cosa hai realizzato, un’antibatteria? Per poi vergognarmi subito dopo di aver fatto un’osservazione così sciocca. Lui ha replicato che in un certo senso è proprio così. La reazione chimica che avviene all’interno di un accumulatore produce oltre al resto effetti negativi sulle condizioni dell’ambiente, per quel che riguarda la riproduzione audio. Il suo preparato, utilizzato nell’ambiente, tende in qualche modo a bonificare lo spazio circostante, attraverso l’emissione di ioni negativi.

Eccoci dunque arrivati al concetto di ionizzazione, cui abbiamo accennato all’inizio di questa chiacchierata, e di conseguenza all’elettricità statica, che riguarda appunto l’accumulo di cariche positive in un materiale non conduttivo. Dato che in quanto tale non può essere collegato a terra al fine di scaricarlo, il fenomeno va per forza di cose controbilanciato mediante cariche negative. A questo proposito accenniamo al fatto che dischi vinilici e CD sono realizzati appunto mediante materiali non conduttivi e quindi accumulano cariche elettrostatiche potenzialmente dannose per le caratteristiche della riproduzione. Ne parleremo tra poco.

Giovanni mi spiega allora che possiamo osservare la modalità funzionale del suo prodotto come una sorta di buco nero o di tubo di scarico, nel quale si convogliano le componenti diciamo così dannose, rappresentate appunto dalle cariche positive presenti nell’ambiente e nella sua stessa aria. Questa comunque ha un tasso di umidità e quindi di conduttività più o meno elevato, mentre il preparato agisce in un certo senso bonificando lo spazio circostante in cui è posto, nel modo che vedremo più avanti.

Ora, la considerazione più ovvia al riguardo è che se è vero che in natura nulla si crea e nulla si distrugge, che fine fanno le componenti ambientali che arrecano disturbo alla riproduzione? Giovanni mi risponde che in questo caso non è tanto il creare o distruggere, quanto di mettere un po’ di ordine in componenti che per loro natura sono caotiche. Proprio per questo vanno a costituire un elemento di degrado non voglio dire per la riproduzione ma per la nostra percezione, in considerazione che tra l’una e l’altra si frappone un elemento portante, dato proprio dall’ambiente e dalle componenti presenti in esso.

Arrivati a questo punto, la maggior parte del percorso è stata compiuta. L'ultimo sforzo però è quello più complesso da effettuare, anche per via della difficoltà di comprensione dei problemi da rimuovere e delle modalità più efficaci al riguardo.
Arrivati a questo punto, la maggior parte del percorso è stata compiuta. L’ultimo sforzo però è quello più complesso da effettuare, anche per via della difficoltà di comprensione dei problemi da rimuovere e delle modalità più efficaci al riguardo.

 

La prova pratica

Arrivati a questo punto, si trattava di verificare all’atto pratico gli effetti dei concetti che Giovanni ha accettato di condividere con me e di conseguenza coi lettori di Il Sito Della Passione Audio. Il fine ultimo della nostra chiacchierata, dichiarato fin dal principio, era infatti quello di ricavarne l’articolo qui presente e a questo riguardo è doveroso il mio ringraziamento personale e spero anche quello degli eventuali lettori.

Così si presenta il preparato realizzato da Giovanni, una sorta di unguento violaceo da spalmare sulle superfici che si vogliono trattare.
Così si presenta il preparato realizzato da Giovanni, una sorta di unguento violaceo da spalmare sulle superfici che si vogliono trattare. E’ posizionato su un DAAD, trappola acustica adibita al condizionamento dell’ambiente d’ascolto, proprio a simboleggiare i piani diversi su cui si può procedere a tale scopo.

La prova si è svolta nella mia sala d’ascolto e con il mio impianto, quindi nelle condizioni migliori affinché potessi verificarne fino in fondo gli effetti

Per prima cosa Giovanni ha preso il CD che avevamo ascoltato fino a quel momento e lo ha trattato con il suo preparato. Ha intinto leggermente un cotton fioc nel vasetto contenente il prodotto e poi lo ha picchiettato quattro o cinque volte sulla superficie superiore del CD, lasciando su di essa altrettante macchioline. Poi con il polpastrello lo ha distribuito su tutta la superficie.

Rimesso il CD nel cassetto del lettore, la riproduzione ha del tutto mutato i suoi connotati: innanzitutto perdendo il suo carattere lievemente puntuto e fastidioso, per acquisire notevolmente in armoniosità. Gli strumenti erano meglio delineati e separati l’uno rispetto agli altri, ma soprattutto l’intervallo dinamico della loro esecuzione era rispettato con maggiore accuratezza. La tessitura della loro timbrica era esplorata con precisione neppure paragonabile alla situazione precedente.

Il salto di qualità, insomma, è stato non solo particolarmente evidente, ma spinto anche a un’entità tale che non mi sarei assolutamente aspettato, anche una volta conosciuti sia pure per sommi capi gli elementi teorici su cui si basa il trattamento realizzato da Giovanni.

Traducendo tutto questo in elementi pratici, per prima cosa è inevitabile chiedersi quale potrebbe essere la somma da spendere per arrivare a risultati del genere per mezzo delle modalità più praticate, quelle inerenti il cambio di apparecchiature. Ammesso e non concesso che cose simili siano ottenibili seguendo tale strada.

La prima cosa che gli ho detto, allora, è che necessita assolutamente che lui produca un certo quantitativo del suo preparato, in modo tale che possa averne a disposizione. Lui però mi ha fatto presenti i problemi che si incontrerebbero al riguardo, che non sto a illustrare qui. Allora gli ho preannunciato che gli darò il pilotto fino a che realizzerà di nuovo un po’ del suo balsamo di tigre per impieghi audio. Di solito sono uno che mantiene le promesse.

Una seconda prova è stata fatta ponendo un po’ di preparato su un paio di post it, i noti foglietti adesivi da ufficio. Poi sono stati posizionati sui piani della libreria retrostante i diffusori, a una settantina di centimetri sopra di essi. Così facendo si è ottenuto un netto innalzamento dell’immagine ricostruita dai diffusori, insieme a un maggior senso di profondità e tridimensionalità. Il passaggio ad altri dischi ha confermato che non si è trattato di un effetto provvisorio dovuto magari alle caratteristiche specifiche di quello utilizzato nel momento in cui sono stati posizionati i post it così trattati, ma di qualcosa di stabile, causato da quella che si potrebbe definire bonifica dello spazio ad essi circostante.

In seguito i post it sono stati spostati ai lati del punto di ascolto, a un’altezza di due metri circa dal suolo. L’effetto, se possibile, è stato ancora più avvincente, con un allargamento dell’immagine tale da dare l’impressione netta di trovarsi in un ambiente ben più ampio e dalle caratteristiche di riverberazione particolarmente naturali. Nello stesso tempo, però, l’immagine frontale si è riabbassata, anche se non al punto di tornare al livello precedente all’apposizione in ambiente dei bigliettini adesivi.

Infine ho fatto un’ultima prova posizionando i post it  sulla parete retrostante il punto d’ascolto, sempre alla stessa altezza. In questo caso si è avuto qualcosa di paragonabile a un effetto surround, solo più sottile e naturale, quindi più convincente di quello sempre alquanto grossolano e poco verosimile ottenibile con un amplificatore multicanali e diffusori posteriori.

Si è verificato anche un effetto di ampliamento per le dimensioni longitudinali dell’ambiente d’ascolto, con la parete di fondo che si collocherebbe idealmente in una posizione più lontana dal punto d’ascolto di quanto sia in realtà.

Con i post it collocati dietro al punto d’ascolto, la posizione materiale dei diffusori si è resa meglio percepibile che nella situazione precedente, ossia quando erano appiccicati di lato. Coi post it in posizione retrostante il punto di ascolto si è verificato anche un aumento della tridimensionalità dell’immagine, anche se più proiettata in avanti, assieme a un netto incremento per la separazione dei diversi piani sonori.

Con mio grande dispiacere le limitate quantità di preparato disponibili non sono state sufficienti per trattare altri post it. Malgrado ciò, dato quello che si è verificato con due soli di essi, posso benissimo immaginare cosa sarebbe avvenuto avendone a disposizione sei-otto, da collocare dietro e a fianco dei diffusori, ai lati del punto d’ascolto e posteriormente ad esso.

Al termine del nostro itinerario, l'immagine rappresentata dall'informazione audio potrà essere percepita finalmente nel modo migliore. Il senso di appagamento che ne deriva è particolarmente significativo.
Al termine del nostro itinerario, l’immagine rappresentata dall’informazione audio potrà essere percepita finalmente nel modo migliore. Non solo per i partecipanti all’esecuzione, ma anche per le informazioni ambientali, ricostruite magari con precisione non assoluta, dato che in una stanza di abitazione non si può ricostruire una sala da concerto con realismo sufficiente, ma in ogni caso in maniera credibile. Il senso di appagamento che ne deriva è particolarmente significativo. Andando a confrontare queste condizioni con quelle iniziali, sembra impossibile che si riuscisse ad ascoltare in modo simile, oltretutto ricavandone un certo piacere.

 

A questo proposito, Giovanni tiene a precisare che l’effetto dei post it trattati aumenta in proporzione al loro numero, senza però estendersi all’infinito. Quindi oltrepassato un certo numero, che lui stima circa in dieci, aggiungerne altri diventa inutile. Per conto mio tendo a pensare che il numero di bigliettini applicabile utilmente dipenda anche dalle dimensioni dell’ambiente.

Prima di congedarsi, infine, ha spiegato che effetti di rilievo si ottengono trattando ad esempio gli zoccoli delle valvole, i dischi vinilici, i cavi oppure gli spigoli dei cabinet di diffusori e apparecchiature.

Dati i risultati verificati con le prove che è stato possibile eseguire, non c’è motivo di dubitare delle sue parole.

Il test si sarebbe concluso qui, anche se in realtà è continuato nei giorni successivi, dato che i due post it sono rimasti al loro posto. Si è potuto verificare che i medesimi effetti hanno continuato ad avere luogo, e che spostandoli si hanno diverse distribuzioni dell’immagine stereofonica. A conferma che non si è trattato di una sensazione dovuta all’entusiasmo del primo momento.

Il preparato realizzato da Giovanni non è un prodotto commerciale. Purtroppo, quindi, non è disponibile sul mercato.

Ai fini del nostro discorso però, si tratta di un particolare dall’importanza relativa. Quello che mi premeva era di parlarne, proprio quale esempio tipico del fatto che le vie attraverso cui si giunge a determinati livelli di perfezionamento della riproduzione sonora, e dunque della godibilità della sua percezione, possono essere diverse e imprevedibili. Rispetto a quello che saremmo portati a credere e soprattutto a quello che ci si ostina a voler far credere al pubblico pagante, pretendendo oltretutto che siano le uniche degne di attenzione.

Per motivi che a ben guardare sono sempre gli stessi.

 

 

Precedente

Jimi Hendrix, il più blues dei rockettari, il più rockettaro dei bluesmen

Successivo

Ultime risposte

2 Comments
  1. Reply Filippo 14/11/2016 at 7:17 pm

    Interessante articolo… Immagina a parlare di questo argomento con qualche idiofilo di quelli che ti attaccano solo se parli di cavi… Personalmente oltre ad un collocamento in ambiente con qualche trattamento acustico, ho riscontrato miglioramenti importanti con alcuni accorgimenti di messa a punto sulle elettroniche e diffusori che vanno dal disaccoppiamento con vari elementi fra piani di appoggio tipo grafite alta densità o blocchetti di massello trattati con bagni di resine e quarzo sinterizzati che hanno dato grandi risultati dinamici timbrica e di naturalezza. La differenza è tale che ora se ascolto impianti che non sono messi a punto non riesco proprio a sentirli. Quando vai a demo in negozi e fiere e fai qualche commento ti guardano pure con la faccia brutta, accontentandosi nella maggior parte dei casi di ascolti pietosi pur usando elettroniche costosissime. Ultimamente ho ascoltato da un amico un impianto di qualità impressionante dove la messa a punto è così avanzata che non si è più davanti ad una riproduzione ma si ha la stessa emozione d’ascolto di quando si sta a teatro. Questo risultato l’ha ottenuto oltre ai precedenti accorgimenti utilizzando anche telai delle elettroniche fatti con pregiati legni da liuteria, trattati con miscele di quarzo e altri materiali naturali con caratteristiche magnetiche, pennellando i componenti interni e via discorrendo. Insomma come dicevano i latini, “per aspera ad astra”.

    • Reply Claudio 14/11/2016 at 9:38 pm

      Caro Filippo, tu fai parte di un’esigua minoranza di persone, quelle che credo possano rappresentare il pubblico d’elezione per il mio sito. Proprio perché hanno già effettuato un certo percorso e soprattutto non hanno bisogno di pezzi di carta che certifichino quello che viene percepito dal loro udito, al quale evidentemente quelli che vanno avanti solo a misure non credono. Andare avanti è un modo di dire, perché proprio loro, come i cavoscettici, sono quelli che hanno gli impianti peggiori, anche se costosissimi, come dici anche tu. Ma vaglielo a spiegare… Viceversa chi ha compreso certe cose, che fino a oggi non ha spiegato nessuno e d’ora in poi ci proviamo con il mio sito, sanno che non si deve dare mai nulla per scontato e prima di sparare corbellerie che andrebbero innanzitutto a dimostrare la propria inconsistenza, quantomeno provano le cose. E così arrivano a determinati risultati. Questo approccio empirico-umanistico è detestato dalla frangia che definisco medievale-oscurantista, che vive di certezze preconfezionate, si compiace della mediocrità dei propri mezzi di ascolto, pari a quella delle proprie facoltà percettive. Che siccome in cuor suo riconosce, non può tollerare tutto quanto la possa mettere in discussione. Di tutto ciò abbiamo esempi autorevolissimi al riguardo, ma lasciamo stare. Quanto alle demo nei negozi, il mio consiglio è quello di evitare commenti al loro interno, proprio perché non di rado i gestori sono parte della mediocrità e dell’oscurantismo di cui sopra. Quindi non si può che finire a conseguenze antipatiche. Una volta fuori, poi, ci si confronta e si fanno le considerazioni del caso in piena libertà e con qualche sana risata. Riguardo alle fiere il discorso si fa più complesso. Quando l’impianto lo sposti, non suona più, fosse pure il migliore del mondo. Inizia a riprendersi a qualche ora dalla fine della manifestazione, se di quelle che durano tutto il weekend, sono cose già sperimentate più volte. Quindi a questo proposito una giustificazione c’è. Poi è anche vero che a quelle fiere spesso gli impianti dimostrati sono quelli fatti su misura per la mediocrità, che proprio in quanto tale è maggioranza. Vedo comunque che nel tuo post proponi cose molto interessanti, riguardo alle quali ti faccio i miei complimenti.

Leave a Reply

10 + due =