OTL, gestione e manutenzione

Qualche giorno fa l’amico Alessandro mi ha inviato il messaggio seguente:

Ciao Claudio,
sono rimasto ammaliato dal suono OTL e ho preso un Graaf GM 20, sostituendolo temporaneamente al mio Norma 8.7B; Ma sono anche preoccupato dall’affidabilità (tutti gli OTL o solo i Graaf?) di questi apparecchi. Non per dire ma dopo una settimana di uso, proprio oggi durante un ascolto, ho sentito un botto nelle casse e ho spento subito il GM 20. Ora lo dovrò far controllare. Insomma, sono stato sfortunato e si tratta di un caso oppure queste macchine estremamente bensuonanti hanno il tallone d’Achille?

Infine, sul GM100 sento opinioni contrastanti, che sia peggio del 20, nel suono, ti risulta? Perché mi sembra meno delicato del piccolo, e ha l’autobias.

Grazie e saluti da Roma

 

Invece di pubblicare una semplice risposta, ho pensato di scrivere un articolo che possa essere utile non solo ai possessori degli amplificatori OTL e agli aspiranti tali, ma almeno in parte anche a quelli dei normali valvolari con trasformatori di uscita.

Se da nuovo aveva un prezzo importante, che andava ben oltre le possibilità di spesa della maggior parte degli appassionati, oggi un OTL come il GM 20 è reperibile sul mercato dell’usato senza troppe difficoltà e a costi non dissimili da quelli di amplificazioni molto meno esclusive.

Come insegna l’esperienza di Alessandro, però, se ascoltando un valvolare senza trasformatori di uscita è facile lasciarsi conquistare dalla sua sonorità affascinante, per non incappare in sorprese poco gradevoli occorre farsi almeno un’idea delle sue caratteristiche e delle sue necessità. Che sono decisamente più stringenti rispetto a quelle di amplificazioni diciamo così più banali.

Iniziamo col dire che piuttosto di frequente chi si propone di rivendere il proprio amplificatore valvolare potrebbe essere tentato di tralasciare la verifica e l’eventuale sostituzione delle valvole finali, demandando l’operazione al nuovo possessore.

Se per i normali finali con trasformatori d’uscita la cosa può essere non così importante, a parte l’influenza sull’erogazione di potenza e quindi sul suono da parte di valvole che hanno buone probabilità di essere vicine all’esaurimento, con gli OTL si può andare incontro proprio al problema lamentato da Alessandro. Non si tratta di un tallone d’Achille, quanto della trascuratezza per i criteri minimi necessari per l’impiego di amplificatori siffatti in piena sicurezza.

Di sicuro il nostro amico è stato sfortunato, anche se non mi ha raccontato con quali diffusori ha utilizzato il suo nuovo amplificatore e con quanta disinvoltura ha ruotato la manopola del volume sul preamplificatore. Malgrado le doti di erogazione del GM 20 siano sorprendenti, con diffusori non particolarmente efficienti o in ambienti assorbenti e di ampia cubatura 20 watt finiscono presto. Tuttavia se l’impiego che ne ha fatto è stato sufficientemente accorto, sarebbe forse bastato acquistarlo una decina di giorni più tardi e il problema sarebbe capitato al vecchio possessore, almeno qualora avesse continuato a usarlo in attesa della vendita.

La disavventura in cui è incappato Alessandro suggerisce un accorgimento che è bene osservare nell’acquisto di un finale o di un integrato valvolare usato, che sia un OTL o meno. Prima di collegarlo all’impianto conviene farlo verificare da un tecnico e se necessario procedere alla sostituzione delle valvole finali. Il che comporta naturalmente una nuova regolazione del bias, se non è automatico, e anche una verifica generale delle condizioni di funzionamento.

E’ anche vero che all’acquisto di un’elettronica, nuova o usata che sia, non si vede l’ora di valutarne le doti sonore sul proprio impianto. Un po’ di prudenza e di pazienza possono evitare di ritrovarsi nelle condizioni di Alessandro.

Questo vale ancora di più per gli OTL, dato che rappresentano per molti versi un’estremizzazione tale da porre le valvole di uscita in condizioni operative tutt’altro che riposanti, sia pure permettendo doti sonore di grande rilievo. Sono dovute proprio all’eliminazione dei trasformatori di uscita che bene o male rappresentano un ostacolo ragguardevole sul percorso del segnale e quindi influiscono parecchio sul suono dell’amplificatore. Numerose fonti li identificano come il fattore di importanza maggiore a tale riguardo. Per quanto li si possa ottimizzare e realizzare con la massima cura, eliminandoli si ha un beneficio considerevole. Che però ha anche i suoi risvolti: andando a ripercuotersi tipicamente sulle condizioni operative delle valvole di uscita, quelle pochissime all’altezza di un utilizzo del genere.

Se il trasformatore di uscita è un ostacolo per il passaggio del segnale al quale sovrimpone le sue caratteristiche, spesso assimilabili a quelle della tipica coperta troppo corta, che se la tiri da un lato ti scopri dall’altro, è anche vero che il suo impiego pone le valvole di uscita nelle condizioni operative più adeguate alle loro necessità. Come noto non sono mai o quasi quelle di lavorare su un carico dalle caratteristiche proprie dei diffusori di oggi.

L’interno di un GM 20 del lotto di esemplari più recente, che ha usufruito di alcune migliorie come l”adozione delle barre in metallo pieno che tra l’altro sono giovevoli a un più efficace smaltimento del calore rilevante sviluppato nel suo funzionamento.

Ecco perché sono pochissime le valvole in grado di funzionare in una topologia OTL, e soltanto a partire da condizioni particolarmente stringenti, a livello circuitale e in particolare per la loro selezione.

Nel caso del GM 20, che non solo sul nostro mercato è forse il finale OTL più diffuso, va rilevato in primo luogo che predilige diffusori efficienti e di impedenza elevata, ma anche che è più sensibile alle caratteristiche del carico rispetto agli amplificatori dalle modalità realizzative di maggior consuetudine. Questo significa che le condizioni in cui andrà a operare sono da considerare con attenzione prima di un suo eventuale acquisto.

Oltre all’assenza dei trasformatori di uscita, è contraddistinto anche da altre prerogative inusuali, che rappresentano per certi versi la firma del suo progettista, Giovanni Mariani. In particolare per quel che riguarda l’accoppiamento tra i diversi stadi circuitali, effettuato senza l’impiego della componentistica passiva utilizzata in genere per i valvolari tradizionali, e quindi in continua, proprio come si fa per le amplificazioni a stato solido.

Questa potrebbe essere una conseguenza degli avvenimenti che a suo tempo hanno dato origine agli OTL Graaf, e in particolare della volontà di dare una risposta plausibile e ragionevolmente definitiva ai quesiti riguardanti la superiorità delle amplificazioni a valvole rispetto a quelle a transistor. Ovvio allora che si sia pensato a mettere entrambe le tipologie di componenti attivi nelle condizioni funzionali il più possibile simili, proprio per evitare che le differenze riscontrate fossero imputabili più alle condizioni di contorno che alle differenze concrete tra l’una e l’altra.

L’eliminazione della componentistica passiva adibita all’accoppiamento dei diversi stadi circuitali, ingresso, driver e stadi finali, va per forza di cose a influire sulla qualità sonora, di solito beneficamente, data la rimozione di una serie di componenti dal percorso del segnale, i quali rappresentano un ostacolo nei suoi confronti. Ecco perché si usa dire che il condensatore, la resistenza e in genere il componente migliore è quello che non c’è.

Quel che non c’è non causa degrado sonico, non induce effetti calcolabili difficilmente a priori e neppure si può rompere. Massima purtroppo alquanto trascurata al giorno d’oggi, in cui si tende a giudicare la qualità delle apparecchiature audio proprio in base all’affollamento di componenti al loro interno, con ovvie conseguenze.

Nella fattispecie riguardano l’imporsi di apparecchiature sempre più vistose e meno dotate di contenuti tecnici e doti sonore. A prezzi oltretutto sempre più elevati, condizionando oltretutto i loro destinatari a rifiutare qualsiasi cosa non aderisca  a tale modello, secondo un riflesso che va a radicarsi progressivamente.

Torniamo al nostro OTL, per rilevare che proprio per le sue caratteristiche circuitali e operative deve rientrare alla lettera nei parametri di progetto. A iniziare dalle valvole. Anche quando le finali sono perfette, non solo per emissione ma anche per accoppiamento, quelle di ingresso e le driver devono essere altrettanto impeccabili. In caso contrario si verificano le condizioni che probabilmente hanno causato la disavventura capitata all’amico Alessandro: una delle due valvole che costituiscono il push-pull di uscita per ciascun canale si trova a fare tutto il lavoro o quasi, operando quindi in condizioni di sovraccarico.

Conseguenza, tipica della circuitazione OTL, non è solo il rapido esaurirsi, da cui il calo delle doti di erogazione come avviene in genere nei valvolari tradizionali, ma il rompersi di uno o di entrambi i triodi interni delle finali, che causano appunto il botto emesso dagli altoparlanti.

Dunque, non solo le valvole di uscita devono essere selezionate in maniera impeccabile e secondo criteri alquanto dissimili da quelli osservati per le amplificazioni a tubi più consuete, ma anche le driver devono essere ben equilibrate tra loro, mentre quelle di ingresso devono avere inoltre i triodi interni altrettanto bilanciati. Si tratta di condizioni non sempre facili da incontrare negli esemplari di produzione odierna, apparentemente improntata a un tirar via che se su altre apparecchiature può non essere un problema così grave, per gli OTL rappresenta una fonte di malfunzionamenti e di problemi potenziali che è meglio evitare accuratamente.

A questo proposito vorrei fare un esempio capitatomi di recente. Tenevo da parte una coppia di 6922, appunto le valvole utilizzate dal GM 20 nello stadio d’ingresso, proprio in vista del loro impiego su uno di questi finali. La monto, ma al momento della verifica un canale fa i capricci, rifiutandosi di funzionare. Guarda e riguarda, non si trova nulla di anormale. Oltretutto quella coppia di valvole l’avevo già verificata su un preamplificatore, senza riscontrare nulla di anormale. Invece il problema era dato proprio da una di esse: è bastato sostituirle per riavere il finale perfettamente funzionante.

Morale, anche una valvola che sembra ben funzionante su un’apparecchiatura meno esigente, può essere una fonte di problemi insormontabili in un OTL come il GM 20, rendendo necessaria la sua sostituzione.

Stando le cose in questo modo, va da sé che con un amplificatore del genere la continua sostituzione delle valvole di segnale, alla ricerca di quella in grado di fornire la sonorità più gradita, è una pratica da evitare. Proprio perché non è da dare per scontato il perfetto equilibrio tra i doppi triodi, sia tra le valvole di produzione attuali che tra quelle d’epoca. In ogni caso, se si effettua un’operazione del genere si deve procedere necessariamente alla ritaratura di bias e offset. Qualora non sia possibile pervenire ai valori corretti, meglio togliere di mezzo le valvole incriminate, riservandole per impieghi meno stringenti, e tornare senza indugio a quelle che permettono l’operatività corretta del finale, proprio in virtù delle loro caratteristiche intrinseche.

 

La regolazione del bias e dell’offset

Negli OTL bias e offset vanno tenuti d’occhio con una certa regolarità. Al riguardo sullo stampato del GM 20 è presente una coppia di trimmer per ciascun canale, adibiti allo scopo e riconoscibili dalle scritte presenti nelle loro vicinanze. Sono posizionati in corrispondenza delle valvole finali.

Per prima cosa occorre rimuovere il pannello inferiore: a questo proposito va tenuto presente che all’interno di apparecchiature simili circolano tensioni molto elevate, nell’ordine di varie centinaia di volts, potenzialmente esiziali. Quindi se non ci si sente sicuri di quello che si sta facendo, meglio affidare l’operazione a un tecnico.

Qui in ogni caso sono elencate le istruzioni al riguardo, non così difficili da mettere in pratica.

Per compiere l’operazione sono necessari un tester, anche uno economico da 10-15 euro, un cacciavite per elettricisti, di quelli isolati anche sull’asta in modo da evitare contatti elettrici accidentali e una coppia di resistenze da 10 ohm, 5 watt.

L’interno di un GM 20 appartenente alle prime serie. Oltre all’assenza delle barre metalliche si scorgono con maggiore facilità i punti di verifica e i trimmer destinati alla regolazione di bias e offset.

Si corica l’amplificatore su un fianco e si procede innanzitutto all’individuazione dei trimmer summenzionati. Quelli del bias potrebbero essere seminascosti dalle barre metalliche tipiche delle ultime versioni di GM 20. Restano comunque accessibili senza soverchie difficoltà. In seguito occorre individuare i punti di controllo, si tratta di due coppie di piastrine metalliche, poste in corrispondenza delle resistenze R 32 L e R 32 R.

Sulle piastrine, oppure sui reofori delle resistenze menzionate, vanno posizionati i puntalini del tester, predisposto per la taratura in mV, corrente continua. Le resistenze da 10 ohm/5 watt vanno utilizzate collegandole alle uscite di potenza, a simulare la presenza del carico costituito dagli altoparlanti.

Si accende l’amplificatore e si inizia con una regolazione del bias di massima. Il valore corretto è di 18 mV, massimo 20. Quindi non va tenuto conto del valore indicato sullo stampato, 30 mV, decisamente troppo elevato, causa di un’usura precoce delle valvole finali e potenzialmente di altri problemi. Poi si procede alla regolazione dell’offset, che deve essere il minore possibile.

A questo punto ci si può prendere una pausa di riflessione e si lascia riscaldare per benino l’amplificatore, diciamo per una ventina di minuti o anche mezz’ora. Data la posizione assunta dalle valvole finali, che non permette una circolazione d’aria ottimale, oltre a far si che quelle poste più in alto siano investite dal calore prodotto dalle altre due, può essere consigliabile direzionare su di esse il getto di un ventilatore, soprattutto nella stagione calda. Quando l’amplificatore è giunto in temperatura, si procede di nuovo alla taratura di bias e offset per ciascun canale, secondo le istruzioni descritte.

In alcuni casi potrebbe succedere di percepire del ronzio, proveniente dai trasformatori TE, quelli riconoscibili dallo scatolotto protettivo di colore grigio, ben visibili anche nella foto pubblicata. Si tratta di un segnale evidente di malfunzionamento, dovuto a un offset di gran lunga eccessivo, che va corretto agendo sui trimmer appositi. Se non si riesce a ridurlo più di tanto, vuol dire che c’è qualcosa che non va, a livello dei componenti attivi. Al riguardo ripetiamo ancora una volta che tutte le valvole, e non solo le finali, devono essere correttamente bilanciate.

Se tutto va come deve, una volta tarati a caldo sia il bias che l’offset, si spegne l’amplificatore e si rimonta il pannello inferiore.

Questa operazione va ripetuta di tanto in tanto, anche in funzione dell’impiego che si fa dell’amplificatore. Diciamo una volta ogni due o tre mesi o anche a intervalli più brevi, se lo si sottopone a un utilizzo intenso. Il progressivo usurarsi delle valvole potrebbe infatti causare un funzionamento in condizioni di squilibrio, che alla lunga potrebbe causare guai peggiori.

Se si sottopone l’amplificatore a una routine di manutenzione e controllo sufficientemente accurata, non c’è da preoccuparsi riguardo alla sua affidabilità. A questo proposito il paragone più intuitivo è quello tra un’utilitaria o una macchina da famiglia con una sportiva particolarmente spinta: è ovvio che quest’ultima richieda cure maggiori.

Va ricordato ancora una volta che all’interno di amplificazioni simili circolano tensioni molto elevate e potenzialmente letali. Pertanto, se non si è sicuri al 100% di poter operare in condizioni simili coi necessari margini di sicurezza, meglio affidarsi a un tecnico.

Un altro accorgimento riguarda l’evitare di riaccendere il finale subito dopo il suo spegnimento, attendendo sempre alcuni minuti.

 

Altri suggerimenti e guasti possibili

Se con un amplificatore a valvole tradizionale è possibile portare le finali a consunzione pressoché completa, con gli OTL è sempre bene evitarlo, in modo da tenersi alla larga da rotture di uno o più componenti attivi, come è capitato con ogni probabilità all’amico Alessandro. Se con il GM 200 la cosa potrebbe passare persino inosservata, dato il numero delle finali in parallelo, che ha suggerito al progettista a prevedere appositi Led che segnalino il problema, con il GM 20 le cose stanno in maniera del tutto diversa. Le valvole finali sono solo quattro e la rottura di una di esse potrebbe essere percepita in forma di botto emesso da uno dei diffusori.

Sostituirle per tempo è sempre buona norma, curando di non affidarsi a valvole prese chissà dove, ma di utilizzare sempre quartetti ben selezionati. Proprio la trascuratezza nei confronti di questo accorgimento essenziale è la fonte primaria delle dicerie accumulatesi nei confronti di questi amplificatori.

A questo proposito, una volta acquistata una Ferrari, a nessuno verrebbe in mente di lamentarsi del consumo eccessivo di benzina o dell’usura troppo rapida delle gomme.

La selezione della 6C33 è oltretutto complessa, dato che i valori di corrente necessari alla sua verifica sono ben più elevati della norma e quindi i provavalvole adatti sono poco o nulla diffusi. Nella loro selezione inoltre, qualora destinate all’impiego in un GM 20, è necessario adottare precauzioni diverse rispetto alle solite, come quelle relative alle valvole più diffuse o destinate ad apparecchiature dalle esigenze minori.

Tutto questo comporta innanzitutto uno scarto maggiore rispetto ad altri tipi di valvola o comunque a quelle destinate ad amplificazioni con trasformatori di uscita. Quindi se una 6C33 estratta da un cartone o comunque di provenienza non dimostrabile ha un prezzo tutt’altro che proibitivo, per un quartetto destinato a operare in maniera affidabile su un OTL, e quindi ultraselezionato, occorrono per forza di cose spese di ben altro rilievo.

Quello della necessità di utilizzare valvole finali, driver e tubi di ingresso selezionati e accoppiati con la massima cura, oltre a sostituirli con la cadenza necessaria, è allora un tasto sul quale voglio insistere ulteriormente. I costi vanno di conseguenza: se non ci si sente di affrontarli, sul mercato ci sono tante amplificazioni valvolari molto meno esigenti. Dunque, se il prezzo di acquisto di un bell’amplificatore OTL, sogno di tanti appassionati e in particolare di quelli più legati al valvolare oggi è forse ai minimi storici, i suoi costi di gestione restano comunque da considerare con attenzione.

Per una somma di coincidenze, può accadere che i componenti attivi riescano in qualche modo a reggere anche a lungo termine il funzionamento in condizioni di squilibrio, il che però andrà a ripercuotersi sui trasformatori cui è affidato un compito fondamentale, quello di stabilizzare la funzionalità dell’amplificatore. Un loro malfunzionamento va a influenzare lo stato di salute dell’intera circuitazione e determina un funzionamento fuori dalle specifiche di progetto. Se si presenta la necessità di doverli sostituire la loro reperibilità oggi è alquanto difficoltosa, anche se è possibile riavvolgerli.

Qualche problema può essere causato infine dai condensatori di filtraggio esterni, il quartetto di Kendeil che circonda il contenitore del trasformatore di alimentazione. La rottura di uno di essi viene segnalata da un forte ronzio attraverso il diffusore del canale interessato. Anche in questo caso la sostituzione preventiva, senza attendere passivamente l’evento traumatico, può essere la soluzione migliore per evitare altri danni. Il loro costo oltretutto non è esagerato. Sostituendoli si otterrà inoltre un miglioramento delle doti energetiche dell’amplificatore.

Anche a questo riguardo va tenuto conto del fatto che è proprio la tecnologia OTL a determinare condizioni d’impiego più stringenti della norma, che possono causare sollecitazioni maggiori del solito per la componentistica passiva. Ancora una volta penso sia il caso di ripetere che se si desidera l’OTL è necessario acquisire l’abito mentale necessario alla sua gestione corretta. In caso contrario ci sono tante altre tipologie di amplificatori cui ci si può rivolgere tranquillamente.

 

Ottimizzazione

Com’è noto, la sonorità degli OTL è parecchio affascinante. Almeno di quelli realizzati con coscienza e cognizione di causa. Ce ne sono altri invece dalla sonorità dura e poco gradevole, che stando alle notizie in mio possesso hanno anche qualche problema di affidabilità.

Per conto mio ritengo consigliabile rivolgere l’attenzione a quelli che la meritano in misura maggiore. Le scelte tecniche fatte al riguardo risalgono ormai a oltre venti anni fa. Nel frattempo le cose sono andate avanti e ha fatto la sua comparsa sul mercato componentistica più raffinata, in grado di offrire un contributo non irrilevante anche in termini di doti sonore. Quindi, se gli OTL Graaf sono già musicalmente molto validi pur essendo caratterizzati da scelte in linea con le concezioni e le disponibilità della loro epoca, oggi è possibile ottimizzarne ulteriormente le doti sonore con l’impiego di componenti audiophile.

La prima cosa che viene in mente al riguardo è la sostituzione dei condensatori Icel impiegati nella realizzazione degli OTL Graaf con altri più moderni. Se ne avvantaggia anche l’affidabilità, tenuto conto che con gli anni di esposizione al calore ragguardevole prodotto da questi amplificatori, le caratteristiche di quelli originali possono essere in qualche modo deteriorate.

In ogni caso il miglioramento in termini di qualità sonora è considerevole e con una spesa non esagerata oggi è possibile avere un OTL che suoni anche più gradevolmente che da nuovo. In rete sono presenti diverse testimonianze della cosa, anche se a questo proposito si nota come le scelte effettuate abbiano riguardato a volte la scelta del prodotto magari più invitante e prestazionale sulla carta, oltretutto costoso, ma senza tenere conto delle condizioni con cui si sarebbe dovuto confrontare. Il che è stato probabilmente la causa di un ritorno successivo sui propri passi. Operando scelte più oculate, invece, si ha la sicurezza di non andare incontro a ripensamenti sia pure a lungo termine.

Ci sono poi altre possibilità di intervento che favoriscono di pari passo doti sonore e affidabilità: tra queste una delle più raccomandabili è la sostituzione degli elettrolitici interni. A questo proposito va ricordato che i costruttori di tali componenti ne indicano con chiarezza la vita utile, prestabilita in genere in qualche migliaio di ore. Più ci si avvicina ai valori massimi sopportati per tensione e temperatura, e più riesce difficile andare molto oltre la durata preventivata. Con l’invecchiamento l’elettrolitico tende ad afflosciarsi, influenzando di conseguenza la sonorità dell’apparecchiatura di cui fa parte. Ecco perché da interventi del genere ne guadagna non solo l’affidabilità, ma anche il piacere d’ascolto.

Un intervento di questo tipo è raccomandabile anche per qualsiasi apparecchiatura vintage.

 

Per finire…

Ecco la risposta all’ultimo quesito di Alessandro, quello riguardante il GM 100.

Per prima cosa va detto che il GM 100 non è un amplficatore OTL propriamente detto. Lo suggerisce anche la sua sigla, che infatti ha il suffisso TL, a indicare l’impiego dei traslatori di uscita a fare da tramite tra lo stadio finale e i diffusori. Scelta necessaria onde permettere l’accoppiamento della sua sezione di uscita, che in sostanza è quella di un GM 200 dimezzato, con il carico.

Riguardo al GM 100, Giovanni Mariani mi ha detto che è il suo rimpianto più grande, causato dal termine dell’attività di Graaf nella sua forma originaria. A suo dire infatti proprio questo amplificatore lasciava intravvedere le prospettive di sviluppo maggiori.

E’ altrettanto vero, però, che è caratterizzato da doti sonore non del tutto all’altezza degli altri due. Questo non gli ha creato problema alcuno nel bastonare in modo persino imbarazzante una coppia di finali dal costo 10 volte maggiore, acclamata dalla rivista che un tempo pretendeva di essere la più autorevole del settore come “l’alba di una nuova era”.

Quindi diciamo che se non si ha mai avuto l’occasione di ascoltare un OTL Graaf, il GM 100 TL ha tutte le possibilità di rivelarsi una sorpresa più che lieta. Viceversa, se si ha nelle orecchie la sonorità di uno di essi, si potrebbe rimpiangere qualcosa.

Se questa realtà possa essere controbilanciata dalle modalità gestionali meno stringenti tipiche del GM 100, credo sia una decisione che ognuno deve prendere per conto proprio. Diciamo che forse potrebbe non essere l’amplificazione che ti fa perdere la testa dopo le prime tre note come un vero OTL, ma a lungo termine potrebbe favorire un rapporto di convivenza meno complesso e sempre godibile.

Con questo chiudiamo, ricordando che per eventuali richieste, consigli o qualsiasi altra necessità, gli appassionati hanno a disposizione il modulo di contatto di Il Sito Della Passione Audio. A tutti assicuro una risposta nel più breve tempo possibile.

 

 

 

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