Il mio Gran Galà

di Giuseppe Carrino*

 

In occasione del recente Gran Galà dell’Alta Fedeltà di Roma, assieme agli amici Filippo e Marco ho approfittato dell’evento per conoscere di persona Claudio Checchi.

Colgo l’occasione per parlare dell’ideatore di “Il Sito Della Passione Audio”, delle sensazioni che ho tratto dalla manifestazione romana e delle prove effettuate con un accessorio non convenzionale. Di norma considero le manifestazioni in campo hi-fi un modo per poter condividere la passione per la musica e confrontarmi con addetti al settore ed appassionati.

Condivido in pieno le impressioni riportate da Claudio nei due articoli pubblicati sul suo sito e tutto sommato reputo che la manifestazione, seppur limitata nel numero degli espositori, possa considerarsi riuscita. Forse qualche accessorio in più l’avrebbe resa più completa. Io amo scoprire sempre nuovi dispositivi per il fine tweaking, poichè ritengo l’ottimizzazione dell’impianto un elemento necessario per l’ottenimento di un concreto risultato sonoro.

Le sale più curate e bensuonanti erano quelle di due espositori. Di Prinzio, conosciuto da tutti gli appassionati in Italia, occupava due salette che presentavano un suono equilibrato e genuino, in grado con le sue diverse combinazioni di diffusori ed elettroniche, di soddisfare ed abbracciare una platea dal palato fine. Pochi effetti speciali e molta completezza. I complimenti a Mino per l’ottimo lavoro svolto e per la scrematura compiuta nella scelta della presentazione degli impianti.

Il secondo ed ultimo espositore che mi ha colpito favorevolmente è stato Capecci. Mi era capitato di leggere sul sito di Claudio di questo costruttore artigianale, ma non avevo mai potuto ascoltare i suoi impianti. Il sistema presentato appariva abbastanza complesso: pre due telai, finali monofonici ed elettroniche varie del costruttore laziale. I diffusori Vett Audio si sposavano bene ed apparivano coerenti col resto del sistema. Un semplice e funzionale due vie, per mezzo di due torri, che presentava alcune accortezze costruttive, di norma non presenti nei prodotti commerciali, seppur costosi.

Parlando col costruttore dei diffusori e disquisendo in merito al tipo di caricamento impiegato nel progetto, ho potuto trarre alcune conclusioni.

Il tipo di caricamento scelto dal costruttore è un reflex, seppur non convenzionale. L’interno visto dal woofer è a forma trapezoidale, al fine di scongiurare le deleterie onde stazionarie che andrebbero inevitabilmente ad inficiare l’emissione del woofer posto a pannello ed inoltre con una più equa distribuzione delle stesse. Il crossover è inserito in un contenitore in legno posto esternamente alla struttura, e impiega componentistica di ottimo livello per uso hi-end. Il taglio d’incrocio fra i due componenti a detta dell’ideatore è posto a 1.400 hz.

Un’altra accortezza costruttiva che reputo vincente nella realizzazione di questi diffusori è il posizionamento del tweeter, posto sospeso rispetto alla struttura principale, isolato dalle vibrazioni del mobile ed in coerenza di fase col woofer. Chi ha sperimentato il montaggio del driver della via alta indipendente dal pannello frontale, sa di cosa parlo.

Il suono del sistema, valutato nel suo complesso è apparso estremamente naturale, presentava una timbrica genuina, una buona ricostruzione scenica ed una fluidità d’emissione che lo ha reso estremamente godibile. Quando devo valutare il suono di un impianto, inizialmente mi soffermo sulla fluidità d’emissione, senza prestare particolare attenzione ai canonici frazionamenti di banda cui ci hanno abituato i giornalisti delle principali riviste a livello mondiale. Quando ciò non è possibile vuol dire che il nostro cervello ha individuato elementi estranei che nulla hanno a che fare con la musica, naturalmente a patto di aver ricevuto una sana educazione musicale.

Nella tarda mattinata di sabato, io e Claudio, insieme agli altri amici, abbiamo girato per le sale presenti nella mostra, discutendo sulle impressioni ricevute in ognuna di esse. Tutte le volte che gli impianti non erano musicalmente soddisfacenti, io e Claudio ci guardavamo, raggiungendo subito il corridoio.

In particolare dopo aver ascoltato per un tempo discretamente lungo l’impianto di Capecci ed avendone ricavato le medesime impressioni, ci siamo spostati nella saletta Soulution, di cui tralascio la composizione del sistema, facilmente identificabile dalle brochure della manifestazione.

La saletta di Capecci permetteva di ascoltare e contestualmente poter dialogare in piena tranquillità, godendo di una sonorità naturale ed equilibrata. La sala in esame appariva invece terribile, con una timbrica completamente ovattata e chiusa, e una gamma media che rasentava l’inverosimile. Tralascio gli altri parametri che reputo inesistenti. Pochi minuti ed il corridoio si presentava dinanzi a noi. Pensare che al termine della manifestazione ho trovato in rete i commenti di un noto direttore che elogia l’ascolto di quella saletta, considerandola addirittura una delle meglio suonanti della manifestazione. A questo punto mi sono tornati in mente i numerosi articoli presenti su “Il Sito Della Passione Audio” che riportano le tristi verità in merito alla situazione dell’attuale mercato hi-fi. Come può un giornalista pubblicare commenti simili?

Capisco che i marchi presenti alimentano i bilanci dell’editoria nazionale, ma arrivare ad esplicitarsi in maniera così sfacciata mi sembra un po’ eccessivo. Eppure i giornalisti del settore sono così abili a mascherare con complessi giri di parole i loro reali pensieri. Tralascio i commenti approfonditi su altri sistemi costosissimi dal suono che definirei da supermercato dozzinale.

Dopo il pranzo ci siamo recati presso l’abitazione di Claudio, curiosi di scoprire il suo lato di costruttore. Premetto che in base alle mie esperienze solo di rado rimango un minimo impressionato dagli impianti che ascolto.

L’impianto di Claudio si avvale di un lettore CD Sony economico, utilizzato come trasporto e ampiamente modificato, DAC con uscita a valvole, pre a due telai valvolare con alimentazione separata, finali mono a mosfet  e diffusori B&W 803 Matrix, modificati profondamente oltre alla presenza di alcuni accessori di cui dirò in seguito.

Ritengo l’ascolto di un impianto fondamentale nella valutazione tecnica e della sensibilità dell’interlocutore che mi trovo di fronte. Dato che gli scritti di Claudio li reputo molto interessanti, volevo farmi un’idea di come ascoltasse. Le elettroniche di Claudio si comportano egregiamente. Ottima ricostruzione scenica, controllo e corretto decadimento armonico sia in alto che in basso, timbro degli strumenti correttamente rappresentato.

Il tappeto del basso è l’elemento che più mi ha impressionato. Mi spiego meglio: sovente, quando si è al cospetto di elettroniche ben progettate, l’impressione che si ricava difficilmente va oltre le valutazioni tradizionali, rimanendo circoscritte sui soliti elementi. La sensazione di modulazione delle basse frequenze e di tutte le sue sfumature, sono riuscito a ritrovarla solo con impianti serviti da grossi sistemi a tromba, di elevata efficienza.

L’impianto di Claudio possiede invece diffusori tradizionali, seppur modificati profondamente: questo mi basta per capire l’ottimo lavoro svolto nella realizzazione delle elettroniche. Se con diffusori del genere Claudio è riuscito a tenere così basse le distorsioni, mantenendo integre le componenti armoniche in bassa frequenza, si immagina cosa si potrebbe ottenere in sistemi ad elevata efficienza ben progettati.

Riguardo alle medie frequenze è stato realizzato un piccolo miracolo, dato l’uso di un altoparlante progettato per un impiego del tutto diverso rispetto a quello cui è chiamato nella veste attuale dei diffusori. In sostanza l’impianto di Claudio suona molto meglio del 90% dei sistemi high-end presenti nelle fiere e nelle case dei ricchi audiofili.

Il miracolo non si ferma qui. Se si valuta il rapporto prezzo-prestazioni, raffronti con altri sistemi appaiono improponibili. E credetemi se vi dico che ascolto musica per tramite di impianti di riferimento da quando sono bambino. A 7-8 anni respiravo aria di Klipsch La Scala e Altec Lansing con driver rigorosamente in alnico e non come quelli attuali.

Poi ho potuto esplorare diffusori di tipo tradizionale, per tornare in seguito a sposare definitivamente il connubio diffusori ad alta efficienza-trombe-finali bassissima potenza ed infine monovia puri. Costruisco diffusori non convenzionali ed accessori di ogni tipo da molto tempo. Posseggo ed ho posseduto elettroniche che farebbero impallidire impianti a cinque zeri. E non si tratta di elettroniche normalmente acquistabili sul mercato. Attualmente sto realizzando un sistema risonante, caricato da un enorme tromba anteriore ovale, costruita con legni armonici e trattati con vernici di liuteria, servita da un driver monovia elettrocitato, con alimentazione a valvole.

Con questo non voglio dire che le elettroniche di Claudio non siano superabili. Non è superabile invece il progetto nella sua valutazione prezzo-prestazione. Con una spesa contenuta si è in grado di rivaleggiare con sistemi dal costo di 10.000 euro per ogni singolo elemento che compone il sistema.

L’amplificatore integrato Audio 2C PF-1T.

Amplificatore integrato di Claudio da 1.300 euro confrontato con ampli da oltre 10.000 e via discorrendo.

Chi ascolta prendendo a riferimento le recensioni delle riviste e leggendo come dovrebbe suonare l’elettronica in suo possesso, forse avrà da ridire su quanto ho affermato. Il problema attuale è che oramai nessuno più ascolta con le proprie orecchie.
Esistono audiofili che durante i continui acquisti, fatti di compra-vendi e scambia, si preoccupano se entrare in possesso di un’elettronica poi difficilmente rivendibile. Esistono audiofili che nel momento che decidono di cambiare un componente dell’impianto chiedono ad altri amici di essere accompagnati nella loro scelta, con il conseguente condizionamento da parte di altre persone. Esistono audiofili che non hanno alcuna esperienza sul campo, non avendo di fatto mai realizzato e sperimentato nulla, che teorizzano e si rifanno a quanto letto e riletto sulle riviste di settore.

Esistono… E potrei continuare a lungo.

A questi amici mi sento di dare un consiglio affettuoso. L’impianto andrebbe scelto con le proprie orecchie, senza farsi fuorviare dalle riviste. Si dovrebbe essere critici e costruttivi, non pensare alla rivendibilità e non teorizzare ciò che non si è sperimentato di persona. Ricordando che finché ci si dedica allo shopping compulsivo, cambiando continuamente componenti, non si raggiungerà alcun risultato. Il solo risultato lo si farà raggiungere in termini di fatturato agli operatori del settore.

La teoria è importante, nessuno dice il contrario. Ma una teoria supportata dalla pratica non rimarrà mai un atto di fede!

 

La mia esperienza con il risonatore Schumann

Durante l’ascolto da Claudio ho avuto modo di poter apprezzare un dispositivo che definirei di grande utilità per il raggiungimento di determinati risultati.

Quello di cui sto parlando non è per tutti. In rete ho letto alcuni giudizi critici da parte dei soliti noti, vale a dire la cosiddetta categoria dei “critico tutto ciò che non segue i canoni tradizionali e di cui nulla conosco”. Sto parlando del risonatore di Schumann, di cui chiunque può ritrovare amplia documentazione in rete, in merito ai suoi principi di funzionamento.

Se si prova a capire con la pratica cosa può fare un simile accessorio, allora sarà giunto il momento di aggiungerlo nella propria sala d’ascolto.

La prova di accensione e spegnimento, con i giusti tempi di attesa, ha permesso ai presenti a casa di Claudio di comprendere le funzioni dell’accessorio. Il primo effetto chiaramente percepibile al suo spegnimento è un abbassamento sostanziale della scena, con un peggioramento globale della dislocazione spaziale dell’evento riprodotto. I diffusori appaiono improvvisamente più percepibili ed identificabili nella posizione, cosa non buona.

Un dispositivo simile realizzato da un’azienda giapponese presenta un costo di circa 580 euro. Quello di Claudio, che agisce in maniera analoga, costa un terzo e funziona allo stesso livello.

Ho potuto valutare a fondo, avendolo in prestito da un amico, il 777RR. Ho condotto per circa 10 giorni delle prove complete per comprendere gli effetti dei due dispositivi, comparandoli e provando il posizionamento più idoneo in ambiente.

Il 777 ha un posizionamento consigliato a circa 150-180 cm di altezza, ad una distanza di almeno un metro dalle elettroniche. Claudio non ha indicato particolari collocazioni del suo dispositivo.

Iniziamo con le sensazioni a casa mia, inserito nel mio sistema in uso. All’accensione del dispositivo di Claudio il sistema ha iniziato a funzionare in maniera straordinaria, donando all’emissione una luce nuova. Suono più materico, maggior fluidità, gamma acuta dettagliata e vellutata allo stesso tempo. Credetemi che dopo pochi minuti non ho avuto più la necessità di fare comparazioni con l’altro dispositivo.

Quando una cosa funziona e sei per giunta allenato a percepire ogni cambiamento, oltre certi limiti il confronto non serve più. A chi interessasse approfondire i test portati avanti dal sottoscritto, aggiungo ulteriori elementi utili. Il 777 presenta un’antenna interna su circuito stampato, mentre Claudio utilizza un’antenna esterna, amplificata con un circuito interno. Il 777, proprio perché presenta un’antenna interna su circuito stampato, è più sensibile alla collocazione in ambiente e dà i migliori risultati posizionato ad un’altezza adeguata e lontano da fonti elettroniche, che evidentemente disturbano il funzionamento dell’antenna stessa.

Il dispositivo di Claudio funziona anche vicino all’impianto. Basta posizionare correttamente l’antenna esterna. Conclusioni finali: i due dispositivi funzionano in maniera analoga. Però il dispositivo di Claudio presenta una maggiore dinamica, che lo rende un pizzico più in alto nella scala dei valori. Unica cosa da migliorare nel dispositivo di Claudio è l’alimentazione esterna, efficace ma leggermente rumorosa. Non mi si fraintenda, nell’ascolto difficilmente si può notare o sentire alcun rumore.
Però quel rumore c’è, sia pure molto lieve. E’ percepibile solo in condizioni di rumore ambientale estremamente basso: una verifica accurata non può esimersi nel segnalarlo. Sono sicuro che Claudio saprà ovviare al piccolo peccato veniale. trattandosi di un problema di uno specifico stock di alimentatori esterni.

Ho provato accessori da migliaia di euro che non sono in grado di innalzare il livello del sistema come questo risonatore. Non posso che consigliarlo a chi è alla ricerca dell’evento quanto più possibile verosimile con la realtà. Certo, se ci si aspetta che il brutto anatroccolo possa trasformarsi in cigno si è fuori strada. Ma se il sistema che si possiede presenta un buon equilibrio globale allora questo è l’accessorio giusto (se così possiamo chiamarlo).

Naturalmente il risonatore Schumann è definitivamente entrato a far parte del mio sistema e di quelli di Filippo e Marco.

 

*Giuseppe Carrino è un appassionato e uno sperimentatore di grande esperienza. Ha realizzato diversi sistemi di altoparlanti, molti dei quali a tromba e pannelli risonanti, scelte tecniche che permettono di ottenere livelli di sensibilità elevatissimi, anche oltre i 100 dB per watt. La sua sperimentazione riguarda inoltre l’impiego di legni particolari e lungamente invecchiati, in base alle loro proprietà acustiche, di miscele speciali di vernici per liuteria e di minerali dalle specifiche proprietà elettriche e ionizzanti. Realizza inoltre plinth per giradischi e vari accessori.

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2 Comments
  1. Reply Fabrizio Ruggeri 20/03/2017 at 6:26 pm

    Interessantissime osservazioni, specialmente quelle riguardanti il Risuonatore di Shumann…

    • Reply Claudio 20/03/2017 at 7:55 pm

      Grazie Fabrizio, il tuo apprezzamento mi fa grande piacere 🙂

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