I dischi di Settembre

Il consueto appuntamento con i dischi del mese va in linea l’ultimo giorno utile. Giusto in tempo per segnalare l’uscita, avvenuta proprio ieri, di “Live At Pompeii”, di David Gilmour, .

Il nuovo album del chitarrista, edito su 4 LP nel formato vinilico e su doppio CD per quello digitale, documenta le due serate in cui si è esibito a Pompei nel Luglio 2016, 45 anni dopo la produzione del film celeberrimo dei Pink Floyd, vera pietra miliare della storia del rock.

Dell’abum ci sono poi due ulteriori versioni, sempre in digitale: quella su doppio DVD e un’altra che abbina al doppio CD 2 dischi Blu Ray. Comprendono il filmato in 4K tratto dai momenti migliori delle due serate, il documentario “Pompeii Then And Now” girato da Gavin Elders, 11 esibizioni dal vivo e altri 5 documentari per circa tre ore e mezza di contenuti extra, oltre a una serie nutrita di “bonus da collezione”, come libretti eccetera..

La scaletta, con circa due ore e mezza di musica, spazia dai brani di “Rattle That Lock“, disco solo di Gilmour, ai più noti del repertorio dei Pink Floyd. Tra di essi “The Great Gig In The Sky“, che Gilmour non esegue spesso nelle sue esibizioni da solista.

Giacché ci siamo proseguiamo con il rock, per segnalare la riedizione di quella che ha tutta l’aria di essere l’opera omnia dei Free, gruppo che ebbe grande seguito al passaggio tra gli anni ’60 e i ’70, in un periodo che a livello mio personale ha segnato la scoperta della musica rock. Quindi sono particolarmente affezionato al quartetto, al di là dei suoi effettivi meriti artistici e musicali. Forse il riascolto della sua musica, eseguito con l’orecchio di oggi, potrebbe destare sensazioni alquanto diverse da quelle suscitate all’epoca: si tratta in ogni caso di un documento storico rilevante per l’evoluzione di questo genere musicale.

Il ripescaggio, lodevole, è stato eseguito dalla UMC e comprende gli album “Fire and Water“, “Free“, “Free At Last“, “Free Live“, “Heartbreaker“, “Highway” e “Tons Of Sobs“.

Sempre da UMC abbiamo due riedizioni degli Style Council, “The Confessions Of A Pop Group” e “Modernism: A New Decade“.

We Are Vinyl ristampa “Live In Central Park” di Simon & Garfunkel e un disco solo di Paul Simon, “There Goes Rhymin’ Simon“, mentre la ABCKO ha appena ripubblicato il disco dei Rolling Stones che ho apprezzato maggiormente o forse mi è spiaciuto meno, non essendo questo grande fanatico del gruppo: “Their Satanic Majesties Request“.

Si tratta dell’edizione celebrativa per il 50ennale, che comprende due vinili da 180 grammi e altrettanti SACD ibridi, in cui sono presenti la versione mono e quella stereo dell’abum. La rimasterizzazione è stata curata da Bob Ludwig e la copertina torna ad avere l’originale applicazione lenticolare.

Ancora rock per “Sky Trails” di David Crosby e “Southern Blood” di Gregg Allman, il tastierista degli Allman Brothers Band scomparso lo scorso Maggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Passiamo al jazz per segnalare “Live In New York” del Tony Williams Lifetime, gruppo formato dal batterista all’indomani della fuoriuscita dal gruppo di Miles Davis, il quintetto storico di cui facevano parte anche Wayne ShorterHerbie Hancock Ron Carter. In realtà in quel momento l’esperienza del quintetto si era chiusa, dato che Davis aveva registrato già “In A Silent Way” e “Bitches Brew“.

Per un paio di anni di seguito i componenti del gruppo, John Mc Laughlin alla chitarra, Larry Young all’organo Hammond e Jack Bruce al basso monopolizzarono le prime posizioni del referendum indetto da Melody Maker, allora piuttosto popolare, tanto che  i suoi risultati venivano riportati anche dalla stampa nostrana. Del resto, così articolato il gruppo rappresentava per molti versi la quintessenza del jazz-rock, che allora stava muovendo i primi passi. Per meglio dire stava esplodendo sulla scena musicale, sia pure con un seguito di critiche altrettanto nutrito, soprattutto da parte dei fautori dell’ortodossia jazzistica, e rappresentava la forma musicale più all’avanguardia del momento. Il disco, inedito, è pubblicato dalla Hi Hat e vede all’opera la versione in trio della formazione, formata da Williams, Young e Mc Laughlin..

Di John Scofield è uscita la riedizione su doppio vinile da 180 grammi di “This Meets That“, pubblicato nel 2004 dalla Emarcy. Nel disco Scofield è accompagnato da Steve Swallow  al basso e da Bill Stewart alla batteria. Un altro disco inserito nella categoria jazz soprattutto per via dell’esecutore, il giapponese Jun Fukamachi, è “Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band“. Si tratta della riedizione dell’album pubblicato nel 1977, in cui il pianista opera in solitudine nelle vesti di polistrumentista, reinterpretando il disco dei Beatles in maniera molto personale.

 

 

 

 

 

 

 

Giacché ci troviamo in tema di escursioni in “terra straniera”, segnaliamo il disco del violinista classico David GarrettRock Revolution“, in cui si cimenta con alcuni dei brani più noti del genere. Forse la loro scelta è alquanto scontata, nondimeno si tratta di una rivisitazione interessante, in quanto eseguita da un punto di vista inusuale. Proprio perché se le incursioni dei musicisti rock in ambito classico o almeno classicheggiante sono state numerose, lo stesso non si può dire del contrario.

Al riguardo una tra le più note è quella in cui il Kronos Quartet ha reintepretato alcuni tra i brani più famosi di Jimi Hendrix. Il quartetto ha dato alle stampe da qualche settimana “Ladylikian“, che lo vede all’opera insieme a un gruppo del Mali, il Trio Da Kali. Nel disco gli archi del quartetto si combinano con il balafon, il ngoni e la voce di Hawa “Kassé Mady” Diabaté in uno stile che è stato definito trascendentale. Il fondatore del Kronos, David Harrington, ha comparato la voce della cantante a quella della regina del gospel Mahalia Jackson, e definito il disco uno tra i migliori in assoluto nei quaranta anni del gruppo.

Di Karl Jenkins, oboista, sassofonista e tastierista prima con i Nucleus, poi con i Soft Machine e infine dedicatosi a forme musicali assimilabili alla classica, è stato ripubblicato “Adiemus“, su vinile blu da 140 grammi. Si tratta di un lavoro di circa venti anni fa, la cui registrazione, intesa per il supporto digitale su cui uscì in esclusiva, è stata giudicata “vetrosa”. Alla rimasterizzazione eseguita per l’edizione vinilica è stata conferita una sonorità di maggior calore e presenza, che la rende maggiormente godibile e ne fa un’occasione per riscoprire un album decisamente fuori dagli schemi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Brusca inversione per passare al soul, genere per il quale non si può trascurare la riedizione di “Songs In The Key Of Life“, forse il disco di maggior successo di Steve Wonder, se non proprio il più bello. Ricordo che all’epoca della sua uscita le radio commerciali dell’epoca martellavano senza posa con i suoi brani di maggior presa, “Isn’t She Lovely“, “Sir Dukee “I Wish“. Per questo finii in breve per non sopportarlo più, salvo tornare ad ascoltarlo qualche anno più tardi, quando ormai era stato del tutto consumato dal grande pubblico, per apprezzare i suoi brani più riflessivi, tra i migliori di tutta la carriera del cantante. Il doppio LP è riedito in versione da 180 grammi, ancora una volta da UMC, parecchio attiva in questo periodo.

Per non essere da meno, Motown ha ripubblicato “Original Musiquarium Vol.1” nella medesima veste.

Ancora soul per il bel cofanetto della Stax, “The Stax 7s Vinyl Box” così intitolato poiché contiene 7 dischi da 7 pollici, il formato tipico dei 45 giri di una volta. Contengono diversi tra i brani più ricercati dagli appassionati del genere e difficili da trovare, a suo tempo pubblicati dall’etichetta soul per eccellenza.

 

 

 

 

 

 

 

Per questo mese è tutto, appuntamento tra qualche settimana con I Dischi Di Ottobre.

 

 

 

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