I dischi di Gennaio

Per questo mese credo che la precedenza spetti di diritto alla quarta uscita della serie Ultradisc Onestep di MFSL. Dopo “Abraxas” di Santana, The Nightfly” di Donald Fagen e “Live At Vilage Vanguard” del Bill Evans Trio, è ora la volta di “Bridge Over Troubled Water” di Simon and Garfunkel.

Della nuova modalità di stampaggio abbia già parlato nella presentazione del disco d’esordio.

Qui ricordiamo per sommi capi che prevede l’eliminazione di alcuni passaggi relativi al processo di pressatura, il che sia pure a prezzo di un numero ridotto di copie stampabili, permette una qualità sonora maggiore rispetto ai dischi vinilici ottenuti mediante i sistemi tradizionali.

Al momento l’uscita del disco è stata solo annunciata. Quindi non è ancora arrivato alla fase di vendita al pubblico ma può essere prenotato, a un costo variabile tra i 99,99 dollari e le 130 sterline, a seconda dei siti presso cui si effettua l’operazione.

Il prezzo è senza dubbio elevato, giustificato in parte dall’esiguo numero di copie ottenibile mediante il procedimento di stampaggio, i costi del quale restano grosso modo invariati. Si tratta in ogni caso di un LP doppio, a 45 giri.

Data la velocità con cui i vinili appartenenti a questa serie vanno esauriti, se si desidera fare l’esperienza d’ascolto mediante quella che attualmente a livello tecnico può essere definita a ragione l’evoluzione più avanzata del supporto analogico, è consigliabile prenotarne una copia senza perdere troppo tempo. Altrimenti si rischia di rimanere a bocca asciutta.

Le uscite precedenti infatti sono andate esaurite in brevissimo tempo.

Per il 2018 sono previste altre due uscite: “Texas Flood” di Steve Ray Vaughn e “Portraits In Jazz” di Bill Evans.

Sempre da MFSL arriva “Chicken Skin Music” di Ry Cooder, sia in versione LP da 180 grammi, sia come SACD ibrido.

 

 

Un’altra anteprima di interesse considerevole è “How The West Was Won” dei Led Zeppelin.

Si tratta della riedizione dell’album uscito nel 2003 che riprendeva le esibizioni del gruppo tenutesi al Los Angeles Forum e alla Long Beach Arena il 25 e il 27 Giugno 1972.

L’album vede la luce per la prima volta in forma vinilica, mediante un cofanetto da 4 LP. E’ poi disponibile una versione deluxe, che include anche 3 CD, un DVD e la possibilità di scaricare l’intero contenuto in formato 24/96. Immancabile naturalmente il libro, incluso nella confezione, con tanto di ricco corredo fotografico.

I brani sono stati rimasterizzati con la supervisione di Jimmy Page e suddivisi in una scaletta lievemente diversa tra supporto vinilico e digitale, probabilmente per far stare tutto il contenuto dell’album in “soli” 4 LP.

Da notare che in quei concerti il gruppo propose anche le anteprime dei brani di “Houses Of The Holy”, che sarebbe uscito solo alcuni mesi dopo.

 

Il cofanetto sarà disponibile a partire dal 23 Marzo prossimo, ma è possibile fin d’ora prenotarlo. Le prime 30.000 copie saranno numerate singolarmente.

 

Un’altra novità degna della massima attenzione riguarda il nuovo album nato dalla collaborazione di due nomi del calibro di Chick Corea e Steve Gadd.

L’album si intitola “Chinese Butterfly” e tra gli altri include cinque nuovi brani composti da Corea. Della scaletta fa parte anche “Return To Forever“, brano da cui ha tratto il nome uno tra i gruppi di maggior successo del pianista. Malgrado nelle sue evoluzioni successive abbia toccato livelli di edulcorazione a volte fuori misura, sfociati nel cattivo gusto, nella sua prima incarnazione, quella acustica, ha segnato la storia del jazz moderno con due album epocali: l’omonimo “Return To Forever” e “Light As A Feather“.

All’escuzione inclusa nel nuovo album del brano “Return To Forever” ha partecipato nientemeno che Philip Bailey, mentre gli altri componenti del gruppo sono Steve Wilson al sassofono, il chitarrista Lionel Loueke, Carlitos Del Puerto al basso e il percussionista  Luisito Quintero.

L’album è disponibile sia in versione vinilica, su 3 LP, che su supporto digitale, su 2 CD.

 

 

Sempre dalla Concord arriva il nuovo album di Esperanza Spalding, “Exposure“. Il titolo deriva dal fatto che il processo creativo e di esecuzione da cui deriva è stato totalmente condiviso in rete, così da permettere agli appassionati di osservare direttamente tutte le fasi che hanno portato alla realizzazione concreta dell’album. Anche questo è disponibile in una serie limitata di 7.777 copie, secondo un’usanza che va sempre più diffondendosi ma che personalmente trovo deprecabile. Il numero deriva forse dal fatto che la diretta relativa alla realizzazione dell’album ha avuto una durata di 77 ore. Un periodo di tempo limitato per ovvi motivi, durante il quale l’artista spiega che ha dovuto fare ampio ricorso a quello che definisce primo istinto e all’improvvisazione.

Il dubbio riguardo alla scelta dell’edizione limitata, non esistendo in questo caso vincoli di ordine tecnico, è se si voglia stimolare l’istinto di possesso del potenziale acquirente oppure dissimulare la vera e propria impossibilità di vendere un numero di copie maggiore di quello previsto. Da un lato per l’interesse relativo che può destare un album appartenente a un genere musicale di nicchia e dall’altro per la crisi di tutto il comparto musicale e in particolar modo del settore discografico, per i motivi che tutti conosciamo e non è il caso di ripetere per l’ennesima volta.

Merita un plauso invece l’aver condiviso in rete l’intero processo realizzativo dell’album.

 

Gearbox Records ha pubblicato “Live 1970“, doppio LP contenente il concerto eseguito dai Nucleus nell’edizione dello stesso anno del Montreux Jazz Festival, insieme al cantante Leon Thomas.

Oggi dimenticati da molti, i Nucleus sono stati insieme ai Soft Machine l’asse portante di quello che all’epoca venne definito il nuovo jazz inglese. I due gruppi oltretutto si sono più volte scambiati i componenti, come per Karl Jenkins, John Marshall, Roy Babbington e altri.

Il gruppo capeggiato dal trombettista Ian Carr pubblicò nello stesso anno “Elastic Rock“, disco fondamentale che nell’edizione originale viene conteso a colpi da centinaia di euro e ha ridefinito i confini di entrambi i versanti sui quali si è dispiegato, il rock, marginalmente, e il jazz, in maniera più ampia. Oltretutto secondo una forma più rigorosa e sperimentale rispetto a quello che si era ascoltato fino ad allora da parte dei gruppi americani che furono tra i pionieri del genere, come i Chicago e i Blood Sweat and Tears.

Leon Thomas era un cantante già allora piuttosto conosciuto, che avrebbe acquisito ulteriore visibilità presso il pubblico del rock con la partecipazione a “Welcome” di Santana, in cui ha cantato le famosissime “When I Look Into Your Eyes” e “Love, Devotion and Surrender“.

L’esibizione al festival di Montreux vide il gruppo nella sua incarnazione originale, ossia con Ian Carr alla tromba, Brian Smith al sax, Karl Jenkins all’oboe e al piano, Chris Spedding alla chitarra, Jeff Clyne al basso e John Marshall alla batteria.

 

 

Il disco è pubblicato su doppio LP da 180 grammi, contenente anche il codice per scaricarne i brani, non è dato sapere in quale formato.

La stessa casa discografica completa l’opera con “Prelude To Heart Is A Lotus“, registrazione del 1968 per la serie Jazz In Britain, a nome di Michaer Garrick, con Don Rendell e Ian Carr. Questi ultimi hanno dato vita a un lungo sodalizio nel corso degli anni 60, prima che il trombettista fondasse il gruppo dei Nucleus. Si tratta di un’ottima occasione per scoprire i numerosi meriti del jazz inglese, appunto prima che diventasse “nuovo”, mediante l’impiego di strumenti elettrificati e ritmiche maggiormente legate al rock, sia pure mantenendo un rigore stilistico ineccepibile e un legame ben saldo con la ricerca. Scelte alquanto diverse da quelle tipiche dell’altra parte dell’oceano, le cui produzioni sono state non di rado commercialotte e pronte a strizzare l’occhio al pubblico più generalista, come sarebbe accaduto durante gli anni ottanta con buona parte del fenomeno noto come fusion. Nel disco tra gli altri c’è anche Trevor Tomkins, batterista che in seguito sarebbe entrato anche lui a far parte dei Nucleus, in particolare nelle formazioni successive a quella d’esordio.

In questo caso l’edizione è su LP singolo, sempre da 180 grammi.

 

 

Music On Vinyl ristampa “Plantation Lullabies” disco d’esordio della bassista, cantante e rapper Me’shell NdegéOcello, disco con il quale si è segnalata all’attenzione del pubblico negli anni 90 con la sua miscela comprendente un po’ tutti gli stili propri della cosiddetta musica nera e con la sua volce calda e molto personale. Indicato a suo tempo dalla critica come pietra miliare del cosiddetto neo soul, il disco spazia tra funk, soul, jazz, hip hop, reggae e rock, segnalandosi tutt’oggi a quanti desiderano ascoltare qualcosa di diverso dal solito, fermo restando un elevato livello di qualità dal punto di vista creativo.

 

 

Il disco è pubblicato su doppio LP da 180 grammi.

 

Completiamo la rassegna di questo mese con altre riedizioni interessanti. Due sono della Analogue Productions: “Hatari!” di Henry Mancini e “Hope” di Hugh Masekela. Speakers Corner invece riedita uno tra i capolavori del grandissimo contrabbassista Charlie Mingus, “Pithecantropus Erectus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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