I dischi di Dicembre

Il secondo appuntamento mensile dedicato a uscite e riedizioni discografiche arriva con un (bel) po’ di ritardo. Doveva andare in linea entro novembre, invece siamo a dicembre inoltrato. Va bene, un minimo di attesa in più spero non abbia nuociuto più di tanto.

Anche perché ha permesso di arricchire il pezzo con una notizia che meriterebbe un articolo tutto per sé e di sicuro farà piacere agli estimatori del vinile e dell’analogico in generale. Hanno tentato di ammazzarlo una trentina di anni fa, ma non solo è ancora vivo e vegeto: si sta addirittura prendendo delle rivincite significative, direi anzi emblematiche.

Secondo il rapporto diffuso dall’associazione che riunisce i dettaglianti dei prodotti per intrattenimento, Entertainment Retailers Association, sul mercato inglese la scorsa settimana l’analogico ha incassato una somma maggiore rispetto ai supporti digitali: 2,4 milioni di sterline contro 2,1. Certo, si tratta dei dati di un arco di tempo ristretto, mentre quelli rilevati su basi temporali più ampie potrebbero dare risultati meno lusinghieri. Dimostra però che non solo che l’analogico è vivo e vegeto, ma è tuttora nelle condizioni di dare più di un dispiacere al mercato del digitale. Soprattutto, pone in evidenza il sempre maggior numero di persone che non solo si rifiutano di abbandonare il supporto analogico, ma addirittura lo hanno riportato in cima alla lista dei loro interessi.

Un fatto del genere si era già verificato in passato, per la concomitanza del “Record Store Day”, la giornata del negozio di dischi, iniziativa lodevole, messa in piedi per contrastare lo strapotere attuale della vendita in linea. Stavolta invece non c’è stato nessun supporto esterno, attribuendo un rilievo ancora maggiore a quanto accaduto. La notizia ha dato ovviamente nuovo impulso alle attività instancabili degli scopritori dell’acqua calda, lanciatisi in dichiarazioni del tipo “Il vinile è un prodotto molto più attraente dei download digitali”.

E’ anche vero che l’analogico sta avendo in Inghilterra il supporto della GDO, infatti Tesco e Sainsbury, catene di vendita al dettaglio, offrono dischi vinilici tra le loro mercanzie, destando per forza di cose l’interesse della clientela e soprattutto attraendone di nuova.

Non c’è niente da fare: il disco nero è il più bello dei supporti fonografici, con la sua copertina di grandi dimensioni, non per caso sfruttata negli anni d’oro per quelle che a tutti gli effetti furono opere d’arte nell’opera d’arte. Sto parlando delle grafiche di copertina, che da elemento meramente di facciata, o meglio di presentazione e accompagnamento, soprattutto all’epoca del rock progressivo divennero parte integrante a tutti gli effetti del contenuto musicale del disco nel suo complesso, primo vero esempio del concetto allora di là da venire di multimedialità. Espresso oltretutto in una forma assai più gratificante di quella che sarebbe arrivata in seguito, e ben più consistente sotto il profilo culturale ed emozionale. Anche se il corporativismo irrecuperabile delle élite che si arrogano il compito di dettare legge in ambito culturale ha sempre negato la propria attenzione al fenomeno, relegandolo a una marginalità del tutto immeritata. A dimostrazione di quali siano la competenza e le capacità di discernimento dei loro componenti, sempre pronti a procedere per sillogismo, e dunque a sbrodolarsi per le peggiori immondizie che abbiano il crisma dell’ufficialità.

Con le dimensioni ridotte delle sue custodie, il CD non ha potuto che ridurre ai minimi termini l’elemento grafico-pittorico che con gli LP acquisì grande importanza, in seguito definitivamente annullato da quella che si definisce musica liquida, priva di supporto e quindi esclusa dalla possibilità di avvalersi degli elementi materiali di contorno che attribuiscono un valore aggiunto non indifferente all’opera musicale di per sé.

Visto che siamo in discorso, una tra le copertine più belle e suggestive della storia della musica rock è senza dubbio quella di “Abraxas”, forse il disco più famoso di Santana, nonché uno tra i musicalmente più riusciti della sua carriera.

Proprio con “Abraxas” si inaugura la tecnologia Ultra Disc Onestep di MFSL, la casa discografica che si può dire abbia inventato il disco speciale, e con il marchio Original Master Recording lo ha portato all’attenzione degli appassionati fin dagli anni settanta. Periodo in cui le case discografiche primarie si distinguevano spesso per la qualità orrenda di molte tra le loro pubblicazioni viniliche.

Della ristampa in tecnica Onestep si parla già dallo scorso agosto, ma sembra che le consegne effettive siano appena iniziate, per quella che viene definita l’edizione “definitiva” di uno tra i dischi più significativi di un intera epoca.

Il procedimento di stampaggio Ultradisc Onestep prevede un passaggio molto più diretto dal master ricavato al tornio al disco vero e proprio, stante l'eliminazione di due passaggi rispetto alla tecnica tradizionale.
Il procedimento di stampaggio Ultradisc Onestep prevede un passaggio molto più diretto dal master ricavato al tornio al disco vero e proprio, stante l’eliminazione di due passaggi rispetto alla tecnica tradizionale.

La tiratura dovrebbe essere di sole 2500 copie, ma si vocifera che MFSL, qualora pressata dagli ordini, potrebbe dare il via almeno a una seconda tiratura. Il prezzo del disco, un doppio LP a 45 giri, è elevato, 99,99 dollari sul sito dell’etichetta, dal quale però è dato per esaurito, e intorno ai 130-140 euro presso altri rivenditori on line che sono riusciti a farne scorta, ammesso che le prenotazioni già aperte da tempo lascino qualche copia disponibile.

Come suggerisce il nome, il procedimento di stampaggio prevede un solo passaggio dal master realizzato al tornio allo stamper da cui si ricava il disco, invece dei consueti tre. A detta del produttore questa tecnica riduce il rumore di fondo e migliora sensibilmente le qualità sonore della stampa, proprio perché si saltano due passaggi di riproduzione dell’originale. Personalmente non ho difficoltà a crederci, proprio per via delle conseguenze insite nel procedimento di stampaggi susseguenti positivo-negativo, da cui infine si ottiene lo stamper utilizzato per le pubblicazioni discografiche abituali.

Lo schema del procedimento di stampaggio tradizionale, caratterizzato da due passaggi in più positivo-negativo, che vanno a gravare sulla qualità del prodotto finale.
Lo schema del procedimento di stampaggio tradizionale, caratterizzato da due passaggi in più positivo-negativo, che vanno a gravare sulla qualità del prodotto finale.

Anche la copertina e le buste interne sono particolarmente curate, in una confezione che si segnala anche per la presenza di un libretto e di un poster che riproduce nella sua interezza il dipinto usato per la copertina del disco, opera di Mati Klarwein. Il tutto per un peso complessivo del cofanetto che eccede largamente il chilogrammo.

Il contenuto del cofanetto
Il contenuto del cofanetto

Tutto sommato, allora, la cifra richiesta per questo doppio LP a 45 giri su vinile da 180 grammi, sia pure elevata in assoluto ha le sue motivazioni. Si può solo sperare che in seguito, con il diffondersi della nuova tecnica, il prezzo di vinili siffatti possa ridursi alquanto, sia pure in una veste meno fastosa, così da renderlo accessibile anche a chi non può mettere in ballo cifre simili per l’acquisto di un LP.

Altrettanto interessanti solo le nuove uscite della Abbey Road Half Speed Mastering, nome che dice già tutto. Il 25 novembre sono stati pubblicati “What’s Goin’ On” di Marvin Gaye su 4 LP, “Live At Leeds” degli Who su 3 LP, “Live At The Apollo Vol. II” di James Brown, sempre su 3 LP, “Tubular Bells” di Mike Oldfield e “Back To Black” di Amy Winehouse, entrambi su 2 LP. Vanno ad aggiungersi a “Disraeli Gears” dei Cream, “Fire And Water” dei Free, al bellissimo “Solid Air” di John Martyn, a “Ghost In The Machine” dei Police e a “Exile On Main Street” degli Stones, per un catalogo non particolarmente ampio ma denso di opere musicalmente significative.azymuth-fenix

Per il jazz vale la pena fare un pensiero a “Monk In Tokyo” di Thelonious Monk, edito da Speakers Corner, mentre non può mancare Miles Davis, con una terna di uscite, “Black Beauty” di Music on Vinyl, “Steamin'” e “Relaxin'” proposti invece da Analogue Productions. Sempre per il jazz meritano la menzione “Coltrane Plays The Blues” del grandissimo sassofonista, su etichetta ORG, “Love For Sale – Live At The Risi” di Chet Baker, della Justin Time e “Dual Unity” di Annette Peacock e Paul Bley, edito dalla Bamboo. Dagli Azymuth, gruppo brasiliano noto per la particolarità della sua proposta elettrica e per la qualità eccellente delle registrazioni, arriva “Fenix” della Far Out Recordings.

Dal jazz al blues per “Dr. John’s Gumbo” di Dr. John, ancora una volta dalla Analogue Productions, che arricchisce il suo catalogo con tre titoli di Stevie Ray Vaughan: “Couldn’t Stand The Weather”, “Soul To Soul” e “Texas Flood”.

Per il rock la precedenza va a Robert Wyatt, con la riedizione di “Ruth Is Stranger Than Richard” e “Nothing Can Stop Us” per la Domino. Interessante anche il cofanetto dei Kinks “Mono Collection” pubblicato dalla Sony e formato da ben 10 LP. La Demon ha ristampato uno dei dischi più belli di Stevie Wonder, “Talking Book”.robert-wyatt-ruth-is-stranger-than-richard

Da segnalare anche il “Greatest Hits” di Bill Withers della MFSL, che vi affianca “Nashville Skyline” di Bob Dylan e il poderoso “Cheap Thrills” di Big Brother And The Holding Company, ovvero il disco più smagliante della breve carriera di Janis Joplin, entrato da tempo nella leggenda, anche per la copertina disegnata da Robert Crumb. In esso si possono ascoltare le chiamate e risposte dei due chitarristi del gruppo, tipiche di un’epoca in cui le formazioni che utilizzavano la doppia sei corde davano un costrutto agli interventi di ciascuna, e quindi la più grande godibilità ai brani così eseguiti, piuttosto che abusare della loro sovrapposizione e della caciara che ne deriva. Efficacissima per assordare il pubblico non solo a livello uditivo ma anche cerebrale. L’interpretazione della gershwiniana “Summertime” della Joplin non è solo da brividi, ma trova pochissimi rivali, seppure, non solo in ambito rockistico. Un disco che non dovrebbe mai mancare nella collezione di qualunque appassionato di musica rock che voglia definirsi tale.

Cheap-Thrils

 

 

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