Gran Galà Roma 2017

Puntuale come a ogni fine inverno, il Gran Galà dell’alta fedeltà ha aperto oggi i battenti della sua edizione romana.

Si dice sempre che l’hi-fi sia in crisi, ma a giudicare dalla quantità dei visitatori di questa giornata, sabato 4 marzo 2017, credo si possa essere più che soddisfatti. Grande affollamento nei corridoi, salette quasi sempre piene, se non addirittura stipate in certi momenti. Insomma, il pubblico degli appassionati ha risposto in maniera direi lusinghiera. Segno che di passione ce n’è sempre tanta e ancora di più è la voglia di ascoltare quanto di meglio offre il mercato della riproduzione sonora di rango più elevato..

In questo senso, tuttavia, qualche dubbio lo ha destato la qualità sonora media degli impianti presenti nelle diverse salette, forse non del tutto all’altezza dei loro costi. Si tratta di un problema comune a questo genere di esposizioni, nelle quali per forza di cose non si può ritrovare il livello di messa a punto tipico degli impianti domestici meglio curati, anche se molti degli espositori ormai dovrebbero conoscere piuttosto bene le caratteristiche delle salette a disposizione. Si sa che a certi livelli la messa a punto conta più delle apparecchiature stesse: se la sede in cui si svolge la manifestazione è la stessa da diversi anni, resta il fatto che si deve fare con quanto si ha a disposizione, ossia con quello che in precedenza si è deciso di dimostrare e non sempre si riesce ad adattare al meglio nella giornata del venerdì, dedicata al montaggio degli impianti e all’allestimento delle salette. A manifestazione iniziata, poi, si possono sempre apportare ritocchi, che a quel punto possono essere solo di dettaglio. Poi come al solito quando i componenti di un impianto, soprattutto a certi livelli, vengono spostati, ci mettono sempre un po’ a recuperare in pieno la loro forma migliore, con buona pace degli scettici.

Parte delle ragioni sono già state esposte nell’articolo dedicato alla mostra Roma High Ridelity 2016, altre non sono note ma la situazione è questa, che piaccia o meno.  Dunque la mattinata del sabato se vogliamo è il momento peggiore per esprimere un giudizio riguardo alle doti musicali degli impianti presenti, mentre quello migliore è negli istanti immediatamente precedenti la chiusura della domenica.

Detto questo, nella cui considerazione è necessario fare una cospicua tara alle sensazioni ricavate nell’ascolto delle varie salette, non si può sorvolare sul fatto che nella maggior parte di esse è stato possibile verificare sonorità sostanzialmente innaturali. Nei casi peggiori il difetto si spingeva a limiti che definirei inaccettabili, ancor più in considerazione dei costi delle catene in funzione. Nei confronti di qualche altro caso, uno in particolare, non si può neppure parlare più di naturalezza, per poca o tanta che sia, data la sonorità da grosso juke box, molto grosso a dire il vero. Ottenuta per giunta tramite un impianto di complessità più che ragguardevole e di impegno economico se possibile ancora maggiore. Ancora una volta a dimostrazione del fatto che spesso la semplicità è la ricetta migliore ai fini di sonorità verosimili.

Dal mio punto di vista le salette in cui è stato possibile apprezzare sonorità naturali sono quelle di Norma e di Capecci, con il secondo che come ormai prassi per il Gran Galà ha esposto solo le sue sorgenti ed elettroniche, in abbinamento ai diffusori VettAudio.

Proprio l’impianto di Norma era tra i più semplici in assoluto di tutta la mostra: un lettore, un amplificatore integrato e una coppia di diffusori. Non credo che ciò dipenda dal caso.

Per il resto si sono potute verificare situazioni alquanto altalenanti, ma sempre con un fondo di scarsa naturalezza ed esasperazione timbrica, aspetti ben poco congrui con impianti di impegno simile e magari ben dissimulati nella maggior parte dei momenti, ma che a tratti emergevano in maniera inconfondibile, in corrispondenza dei brani o dei passaggi più ostici.

Anche il numero degli espositori non è stato particolarmente ampio, ancor più in considerazione del fatto che alcuni marchi operavano in più salette, come ad esempio quella di MPI e di Lyrics Audio. Del resto affrontare nelle condizioni economiche attuali spese sempre parecchio rilevanti, come quelle della partecipazione a una mostra di settore, è un’incognita che non tutti si sentono di affrontare. Come biasimarli, anche se dal punto di vista degli appassionati si potrebbe desiderare di più anche in termini puramente quantitativi.

Una considerazione per le iniziative presentate alla mostra, sempre apprezzate, con particolare riferimento alla riedizione degli LP di Vasco Rossi curata da Foné. Se da un lato desta un certa impressione ascoltare i brani più noti del cantante con nitidezza e focalizzazione simili, dall’altro tali caratteristiche mettono nell’evidenza migliore alcune delle scelte operate nella fase di registrazione dei nastri originali, realizzati con scopi del tutto diversi dalla riproduzione sonora di qualità più elevata. Si tratta del resto di un aspetto comune a molte delle cosiddette riedizioni “audiophile” di dischi già noti, in particolare di musica rock, basate in genere più sulla popolarità degli artisti che non su considerazioni inerenti la qualità effettiva delle registrazioni originarie.

 

Uno dei due impianti in dimostrazione nella sala Audio Reference.

 

La saletta Di Prinzio.

 

Una bella sfilata di registratori a bobine nello stand di The Recorder Man.

 

La sala Omega Audio, con la sua penombra vagamente inquietante.

 

La saletta Soulution.

 

il dispiego di apparecchiature nella sala Lyrics Audio.

 

Capecci Audio ha dimostrato le sue creazioni in abbinamento ai diffusori VettAudio di Claudio Pacitto.

 

La sala Mondo Audio, con i diffusori omnidirezionali Duevel e le amplificazioni VAC.

 

La sala MPI.

 

La seconda sala Mondo Audio, sempre con diffusori Duevel.

 

 

Precedente

Quando il CD si spella

Successivo

Gran Galà Roma 2017: note a margine

Leave a Reply

14 − dieci =