Gran Galà Roma 2017: note a margine

Le perplessità di alcuni appassionati riguardo all’edizione romana del Gran Galà 2017, inerenti i costi e la composizione degli impianti dimostrati, e il numero degli espositori mi hanno spinto a buttare giù alcune note che riguardano non solo la manifestazione in sé, ma la realtà stessa delle mostre dedicate alla riproduzione sonora.

Vediamo.

L’amico Marco Vallerga si chiedeva ad esempio se ci fosse esposto qualcosa dal prezzo complessivo sotto i 15 mila euro, cifra già molto importante e forse indicata a titolo di provocazione. Data la sua connotazione, una manifestazione come il Gran Galà si rivolge a un segmento di mercato in cui oggi una somma del genere, per quanto considerevole, credo sia (molto) riduttiva.
Di apparecchiature medio economiche, quindi, neanche l’ombra.

A questo proposito va considerato che in occasioni del genere si ambisca a fare bella figura, cosa del resto legittima. Quindi, conoscendo il livello medio degli oggetti presenti, ognuno cerca di giocarsi le carte migliori che ha, allestendo impianti che possano dare il meglio. Ovvio che a quel punto le questioni di prezzo vadano a finire un po’, o un po’ troppo, a seconda di gusti e disponibilità di ciascun appassionato, sullo sfondo.
Oltretutto con i costi correlati alla partecipazione a una manifestazione di profilo simile, non solo in merito all’affitto degli spazi espositivi, ma anche per quelli riguardanti lo spostamento di personale e apparecchiature, di pernotto, alimentazione eccetera, correre il rischio di fare brutta figura non avrebbe molto senso. Anche se, a dire il vero, a volte si ha l’impressione che alcuni visitatori non riescano a cogliere appieno la natura di certi impianti.

Volendo, in particolare se animati da un certo gusto per la provocazione, e avendo possibilità economiche di un certo livello, si potrebbe provare a dimostrare un impianto di costo umano, cosa che forse potrebbe ridimensionare più di qualche catena tra quelle che ormai sono destinate al pubblico degli oligarchi.

Per certi versi è quello che ha fatto Norma, con il suo impianto molto semplice, ottenendo tra l’altro una sonorità tra le più interessanti della mostra, quantomeno in termini di naturalezza, come ho rilevato nell’articolo dedicato al resoconto della mostra.

Così facendo, tuttavia, almeno nell’edizione romana, si andrebbe incontro a un paio di problemi di non facile soluzione, riguardanti le dimensioni ampie delle sale e il loro livello di affollamento, che rendono necessaria la disponibilità di un numero di watt piuttosto abbondante. Come noto però, le amplificazioni potenti e i diffusori in grado di abbinarsi ad esse, nonché capaci di suonare bene, difficilmente possono costare poco.

Quindi ancora una volta ci si troverebbe punto e daccapo, ossia ad aver superato il livello di soglia in apparenza più che abbondante, indicato da Marco.

Alberto Zaccagnini ha rilevato invece un altro degli aspetti lamentati da molti: a fronte di una passione sempre viva nel pubblico, il numero degli espositori è quello che è e le apparecchiature esposte, almeno in parte, si sono già viste nelle scorse edizioni della manifestazione.
Per quel che riguarda la passione ha perfettamente ragione, dato che è sempre tanta. I soldi invece sono pochi, e anzi sono sempre di meno.

La crisi morde e i costi che si devono affrontare per esporre in una mostra di settore sono importanti e lievitano di anno in anno. Soprattutto a quelle dove il livello medio degli impianti in dimostrazione è molto elevato e quindi il rischio di esporsi a una figura non proprio lusinghiera è tangibile. Andrebbe tenuto presente, inoltre, che per un espositore, ossia il gestore di un’impresa commerciale, la partecipazione a iniziative del genere è legata a una precisa valutazione in termini di ritorno a livello pubblicitario ed economico.

Detto questo, sono convinto che la stessa esistenza di manifestazioni del genere, al di là del numero degli espositori e della qualità sonora degli impianti presenti, vada salutata con entusiasmo e riconoscenza dagli appassionati, e sostenuta nel modo più appropriato. Proprio perché permette loro di avere un contatto con il mondo della riproduzione sonora che vada oltre quello inerente il microcosmo della sala d’ascolto allestita nella propria abitazione.

Poi si può discutere sulla formula di queste manifestazioni: quelle organizzatefino ad alcuni anni fa richiedevano di pagare un biglietto d’ingresso, chiamando quindi il pubblico a coprire almeno in parte i costi rilevanti della loro organizzazione e quindi facilitando in qualche misura la partecipazione degli espositori. La fine che ha fatto quel tipo di mostra, a carattere nazionale e caratterizzato da una certa monumentalità, se mi si passa il termine, credo sia conosciuto da tutti.

Sorta di estinzione dei dinosauri, ha lasciato il posto a una tipologia di manifestazioni forse più adeguata ai tempi e alle necessità concrete degli appassionati: più snelle, meglio ripartite sul territorio e a ingresso gratuito.

Ciò tuttavia non significa che anche questa formula non abbia i suoi limiti, che prevedono appunto l’intera copertura dei costi, di organizzazione e partecipazione, da parte degli espositori. A questo proposito credo sia giusto tenere conto che la pressione fiscale effettiva cui soggiacciono le piccole e medie imprese è stata calcolata da alcune fonti, attendibili, nell’ordine dell’80%. Non affronto le motivazioni di questo stato di cose, altrimenti il discorso non solo diverrebbe lungo, ma anche antipatico.

E’ evidente tuttavia che se gli operatori del settore devono far fronte a una realtà di questo genere, i margini che restano disponibili sono troppo pochi. E’ già tanto che riescano a tirare avanti, sia pur annaspando, e non siano già affogati. Per conseguenza il parco espositori di mostre come il Gran Galà va per forza di cose ad assottigliarsi. In pratica vi partecipano le aziende per così dire istituzionali, come alcuni dei maggiori rivenditori e distributori a livello nazionale, cui si affiancano operatori in qualche modo alla ricerca di maggiore notorietà o comunque animati dalla volontà di ricavarsi un loro spazio in un mercato che va sempre più restringendosi. Non ultimo a causa del costo sempre più elevato delle apparecchiature, che per quelle più prestigiose è diventato ormai inavvicinabile, secondo il classico dei cani che si mordono la coda.

In un’ottica di più ampio respiro, questo è il destino tipico di tutto quanto avviene nei paesi che hanno deciso di sottostare al destino neo-coloniale che per essi è stato deciso fuori dai loro confini nazionali, e allo scopo hanno visto insediarsi una classe dirigente messa al suo posto proprio affinché li sacrifichi, in cambio della promessa di mantenimento della poltrona. A questo proposito qualcuno ha rilevato che su una divisa di colore rosso le macchie di sangue si notano meno.

Finché non ci libereremo fisicamente da tale ceto di parassiti che ormai è una vera e propria metastasi, veri e propri collaborazionisti di interessi economici e politici esterni al paese, il nostro destino non potrà essere diverso e per cose ben più importanti di una mostra dedicata alla riproduzione sonora.

Ritengo quindi si tratti di una questione di ordine culturale, nonché di senso delle proporzioni: quando ci viene offerto qualcosa a titolo gratuito, la prima cosa da fare è ringraziare tutti quanti devolvono uno sforzo non indifferente affinché esistano ancora punti di incontro che raccolgono gli appassionati, dando loro la possibilità di incontrarsi oltreché di ascoltare impianti di un livello che per la massima parte non potranno permettersi mai.

Questo riguarda anche le questioni per così dire logistiche,che sarebbero da affrontare con il minimo di senso della realtà necessario.
Al proposito si dovrebbe avere sempre ben presente di vivere in una società che nel corso del tempo è andata a finire su un modello organizzativo che presuppone una ricerca perenne e affannosa di profitti sempre più elevati. Pertanto è evidente che la struttura ospitante una manifestazione del genere cercherà di approfittarne per far pagare a visitatori ed espositori 15 euro per un tramezzino. Proprio per questo non permetterà che all’interno dei suoi locali possano essere organizzati punti ristoro a gestione esterna. E se i visitatori hanno fatto varie centinaia di chilometri per essere lì, tanto meglio: vorrà dire che saranno affamati e assetati, dunque li si potrà prendere per il collo con maggior facilità.

La logica di una società capitalista portata alle estreme conseguenze come quella in cui siamo immersi, volenti o nolenti non può proprio essere diversa. Neppure può essere riformata, come vorrebbero le anime belle di un progressismo che a furia di inseguire il libero mercato, al quale però aderire è obbligatorio, lo ha sorpassato e reso impraticabile lo stesso concetto di sinistra, oltre ad aver trasformato i suoi simpatizzanti in sinistrati: può solo essere sovvertita.

Ne siamo capaci? Siamo attrezzati culturalmente a mettere in atto in prima persona le azioni necessarie al riguardo e poi a realizzare in concreto un modello organizzativo meno inumano e ingannevole rispetto a quello attuale della democrazia recitativa?

Personalmente non lo credo.

 

 

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