Giradischi nuovo? Coi punti del supermercato

Il carissimo Andrea P., cultore di rock duro, dei Deep Purple e di Ritchie Blackmore, dei Jefferson Airplane di Grace Slick, nonché accanito fumatore di sigaro, è solito inviarmi filmati, foto e curiosità di ogni tipo. Tra cui alcune storielle davvero spassose e clip dalla comicità surreale. Inoltre, malgrado o forse proprio perché è nato e vive nel profondo nord, ha una grande passione per il gergo romanesco e la calata che lo contraddistingue.

Qualche giorno fa ha superato sé stesso, segnalandomi l’iniziativa di una nota catena di supermercati, cui è opportuno dedicare almeno qualche riga.

Le raccolte punti sono in pratica da sempre un’occupazione cui si dedica ogni brava massaia. In cambio della fedeltà ai prodotti di cui si serve, e ai negozi presso cui fa la sua spesa, può ricevere oggetti più o meno utili per la casa. Dalle padelle agli asciugamani, dai frullini agli schiacciapatate, passando per una lunga serie di beni dall’utilità opinabile.

Sono inoltre uno strumento di fidelizzazione della clientela, terreno sul quale si esercita una forma di concorrenza collaterale a quella canonica basata sul prezzo più basso, anch’essa in grado di orientare in qualche modo la scelta degli acquirenti potenziali.

E’ del tutto naturale, allora, che nel corso degli ultimi anni anche questo tipo di raccolte abbia conosciuto una sua modernizzazione, o meglio l’estendersi dei premi disponibili dagli oggetti dedicati espressamente alla casa e ai lavori domestici, a capi più o meno alla moda e agli oggetti destinati all’intrattenimento. Ormai diversi anni fa, su uno dei cataloghi premi distribuiti non so più da quale operatore della grande distribuzione mi capitò di vedere offerto un lettore DVD. Compresi così che quel formato, allora poco più che agli esordi, non era conosciuto solo da chi aveva dimestichezza con i prodotti più avanzati tecnologicamente, ma stava entrando anche nei desideri del grande pubblico.

Ora la storia in qualche modo si ripete. Secondo modalità che all’epoca del precedente appena descritto si sarebbero ritenute impossibili. Ennesima dimostrazione che la realtà supera la fantasia, ma che soprattutto il ritorno di interesse nei confronti dell’analogico e del supporto vinilico ha raggiunto e valicato limiti inimmaginabili solo poco tempo fa.

Dunque, il revival del disco nero è ormai un fenomeno ben radicato. Lungi dal manifestarsi quale meteora passeggera come alcuni prevedevano, sta percorrendo una traiettoria di continua espansione che tutto mostra tranne cenni di affievolimento. L’iniziativa che dà origine a questo articolo è una testimonianza che l’analogico sta proprio scoppiando di salute.

Con buona pace di coloro i quali, guardando tutti dall’alto in basso, all’apice dell’ubriacatura digitale da cui non si sono più ripresi fecero di tutto per scavare la fossa all’analogico. O meglio per seppellirlo una volta e per tutte, pestando a più non posso sulla grancassa mediatica volta a diffondere il suo certificato di morte, rigorosamente contraffatto, e alfine di imporre l’atto di fede stante nella superiorità indiscutibile del supporto definito, o meglio idolatrato come perfetto per eccellenza: quello a codifica binaria.

Era talmente perfetto, il digitale, che durante tutto il corso della sua vita lo si è dovuto puntellare mediante una serie infinita di sostegni tecnici, atti proprio a fargli superare i limiti enormi che ha dimostrato sul campo. A dispetto dei dati “scientifici” di prim’ordine diramati dai laboratori di tutto il mondo. I quali se hanno dimostrato qualcosa, è proprio il significato profondamente ingannevole della misura e dei numeri su cui si basa.

Dunque ancora oggi, a quasi quaranta anni dall’esordio del CD, il supporto che avrebbe dovuto spedire nel dimenticatoio, o meglio nella tomba, non solo si rifiuta testardamente di farsi sopravanzare in termini di naturalezza e piacere d’ascolto, ma è tornato in cima alla classifica delle preferenze. Per di più, e questo è emblematico, è ben accolto non solo dai cultori della riproduzione sonora, ma anche dal pubblico generalista.

Ecco perché una grande catena di supermercati ha ritenuto il caso di incentivare la propria clientela mettendo in palio un bel giradischi per la propria raccolta – punti.

Non c’è niente da fare allora: iniziato dapprima in sordina, ormai quasi due decenni fa, il ritorno d’interesse nei confronti dell’analogico lo ha portato sulla cresta dell’onda. Malgrado la permanenza in questa posizione sia quasi sempre effimera, dato che il ciclo di ricambio delle mode ormai ha acquisito un ritmo forsennato, vi si è installato in pianta stabile e non sembra ci sia modo di scalzarlo. Così, quello che inizialmente era un passaparola appena bisbigliato tra gli adepti, a suo tempo definiti come inguaribili passatisti alla difesa dei propri interessi personali(!) dal più borioso e supponente dei falsari della pubblicistica di settore, è divenuto ormai una consapevolezza largamente condivisa. Oggi che sia il vinile il supporto più gradevole da ascoltare ne sono convinti proprio tutti.

Persino le massaie che raccolgono i punti della spesa al supermercato.

Questo fatto merita una riflessione sulle conseguenze dell’evoluzione tecnologica, che a volte finisce col ritorcersi contro sé stessa, con esiti imprevedibili.

 

Il Cerchio Magico

La pretesa perfezione del digitale, oltre a essere rimasta per decenni ben lungi dal dimostrarsi come tale, è stata caratterizzata in primo luogo da un’evoluzione di cadenza implacabile, che in realtà è stata per buona parte il frutto della parcellizzazione evolutiva della tecnologia sulla quale è basato tale formato.

A questo proposito va sottolineato ancora una volta che se un qualsiasi dispositivo deve essere sottoposto a un processo di affinamento simile a quello che ha caratterizzato il CD e le sue filiazoni successive, tutto può essere tranne che perfetto.

Pertanto tale asserzione è una menzogna colossale, della quale la pubblicistica di settore nella sua totalità è stata complice per decenni. Non solo: ha preteso anche l’omertà di chiunque ne facesse parte, con la minaccia prima dell’emarginazione e poi della definitiva espulsione dal Cerchio Magico dei chiamati a farne parte per intercessione divina.

Il che è proprio quanto avvenuto per i pochissimi che hanno osato esprimere fino in fondo il loro parere al riguardo, già in tempi non sospetti. Commettendo in tal modo il reato più grave e irredimibile, quello di lesa maestà.

Perché Cerchio Magico? Perché al suo interno tutto è possibile, proprio come nel mondo meraviglioso della magia, anzi meglio.

Infatti è composto da illusionisti di classe purissima, rispetto ai quali un David Copperfield o il nostrano Silvan sono solo dei poveri dilettanti da fiera paesana.

La loro arte è tanto sublime da far si che persino dei residuati bellici, riesumati non si sa come o con quale sotterfugio da un invio al rottamaio che sarebbe dovuto avvenire già da alcuni decenni, divengano per incanto quanto di meglio esista al mondo. O più esattamente, superiori a qualsiasi cosa sia esistita e potrà mai esistere in futuro, secondo una versione distorta e attualizzata del “Non avrai altro Dio al di fuori di me”.

Il che dimostra ancora una volta che il ritenersi sussiegosamente all’apice del progresso tecnologico, non determina impedimento alcuno e anzi incentiva ad agire in maniera indistinguibile da quella risalente a un numero imprecisato di secoli orsono. Quando appunto le Sacre Tavole caddero dal cielo affinché Mosè le diffondesse al popolo dei credenti.

Il bello è che nemmeno se ne rendono conto.

Dunque, i chiamati a far parte del Cerchio Magico sono capaci persino di fare in modo che oggetti obsoleti già da alcuni decenni siano superiori, e sotto ogni punto di vista, a macchine basate sulle conoscenze accumulatesi nei tre quarti di secolo successivi e sulla raffinatezza e la precisione delle lavorazioni resesi disponibili nel frattempo. Nonché sull’utilizzo di materiali di cui qui non indaghiamo l’efficacia, ma la cui disponibilità era semplicemente inimmaginabile 70 anni fa. Senza contare che certe macchine sono mirate con ben altra accuratezza e dispendio di mezzi allo scopo che si prefiggono, invece di esservi riadattate a partire da una destinazione d’uso ben diversa e molto meno stringente.

Questa riguardava soprattutto la capacità di funzionare ininterrottamente per anni o magari decenni, senza fermarsi mai, proprio come farebbe un carro armato. Al quale tuttavia nessuno si sognerebbe di chiedere la precisione di guida e la capacità di dipingere fedelmente le sinuosità stradali di una sportiva di rango o di un’auto da corsa. Laddove trova un ostacolo, il carro armato lo abbatte e la curva la raddrizza, svellendo paracarri e muretti laterali: similitudine di buona attinenza per la sonorità di pachidermi sopravvalutati.

Chissà che nel prossimo futuro non si possa dedicare a questo specifico argomento lo spazio che merita.

Proprio in quanto tali allora, i componenti del Cerchio Magico possono sostenere qualsiasi cosa, anche la più astrusa, senza doverne rendere conto a chicchessia.

Di conseguenza, nonostante abbiano sostenuto così a lungo il falso storico riguardante la perfezione assoluta del digitale, non hanno mai sentito il bisogno di fare la dovuta autocritica e di chiedere scusa ai lettori per le fandonie che hanno ammannito loro. Come sempre dietro lauto pagamento.

No, con la faccia di bronzo che li contraddistingue hanno semplicemente fatto finta di nulla, dopo aver osservato per tanto tempo la tacita congiura del silenzio assoluto nei confronti dell’analogico. Che in tal modo hanno provato a cancellare dall’orizzonte degli appassionati, in base alla legge non scritta e quindi ancor più efficace che tutto quanto non è mediaticamente visibile non esiste.

Tranne poi, nel momento in cui hanno realizzato di non poterne proprio più fare a meno, stanti le solite motivazioni di cassa, ricominciare a parlarne come se nulla fosse. E persino a tesserne le lodi, dimostrando un’altra peculiarità esclusiva, ossia la capacità non di cambiare opinione a seconda delle esigenze e degli eventi, ma di saper passare all’istante dall’uno all’altro degli estremi di un qualsiasi argomento con repentina e leggiadra piroetta.

Come appena accenato, solo una legge ha valore identico nel Cerchio Magico e nel mondo reale: quella del denaro. Chi sigla i contratti pubblicitari più sostanziosi diviene all’istante il produttore delle apparecchiature dalla sonorità più sublime che sia possibile immaginare.

 

La parcellizzazione evolutiva e le sue conseguenze

Torniamo per un istante al concetto relativo alla parcellizzazione evolutiva, che consiste nel far arrivare sul mercato una alla volta, lungo un arco temporale prefissato, le possibilità tecnico – funzionali di un prodotto in realtà già definite in fase di progetto. In questo modo si ritiene di sfruttarne nel modo più efficace le potenzialità commerciali. Anche se poi si finisce soltanto con il generare incertezza nel pubblico, e spesso un vero e proprio malcontento.

Tipico è il caso del DVD, partito come supporto essenzialmente video. Subito dopo è arrivato il formato a doppia capacità, che diverse tra le macchine precedenti non erano in grado di gestire. Poi è stato affiancato dal DVD audio, che oltre al resto ha determinato il dualismo con il SACD, da cui ulteriori incertezze. Infine è stata la volta del DVD registrabile, ancora una volta suddiviso in una serie di formati diversi tra i quali non è stato possibile raccapezzarsi.

Tutte le funzionalità elencate sarebbe stato possibile condensarle già alla sua presentazione.

Questo esempio è stato replicato più di recente nel settore deil’audio digitale ad alta definizione. Invece di rinnovare a cadenze prestabilite l’interesse del pubblico, hanno avuto per conseguenza finale l’autoeliminarsi dall’attenzione di gran parte degli appassionati, stante il dedalo di formati diversi, varie risoluzioni e modalità funzionali di complessità e aleatorietà via via crescenti che ne sono derivati, questo si all’apice della perfezione.

Davvero un bel paradosso, l’ennesimo per il mondo surreale della riproduzione sonora amatoriale.

Pur con tutto questo bailamme, ancora non si è arrivati a risolvere i problemi dai quali il digitale è gravato costituzionalmente. Viceversa si è causato non il disorientamento, ma proprio l’abbandono per sfinimento da parte degli appassionati, che per forza di cose hanno perso interesse. Proprio perché sono stati messi nelle condizioni di non capire più da che parte rivolgersi. E soprattutto quanto sarebbe durato senza bisogno di ulteriori interventi quello che stavano per comprare.

Morale, il digitale che avrebbe dovuto portare l’analogico alla tomba, non solo ci è arrivato per primo, ma ha operato fattivamente e con sempre maggiore alacrità alla sua rinascita, nel modo appena descritto.

Per non dire del fatto che l’analogico, da sempre accusato di eccessiva complicazione in termini di utilizzo e taratura, ha ricevuto una spinta altrettanto sostanziosa ai fini del suo recupero dalla complicazione enormemente maggiore messa in luce dal digitale, che oltretutto si esplica su un terreno quantomai denso di incertezze.

Insomma, quel che era nato anche e soprattutto per essere ben più semplice dell’analogico, ha finito col diventare quanto di più complicato esista nell’ambito della riproduzione sonora. Un altro bel paradosso.

Ecco perché la nota catena di supermercati non ha messo un DAC di ultima generazione tra i premi del suo concorso a punti, non a caso fuori dalle stesse capacità di comprensione del pubblico, ma un giradischi. Del quale chiunque può cogliere all’istante la funzione. Anche uno dei cosiddetti nativi digitali.

 

Vertical

L’iniziativa di cui stiamo parlando non riguarda un giradischi più o meno anonimo ma un Project. Marchio i cui prodotti a dire la verità non hanno mai suscitato in me grande entusiasmo, ma del quale non può essere disconosciuto il ruolo fondamentale nel progressivo risveglio dell’analogico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il modello offerto non farà parte magari della serie di punta del costruttore, ma ha una caratteristica decisamente inusuale e di notevole attrattiva. Soprattutto per il pubblico non interessato a ottenere il non plus ultra delle prestazioni, che poi è quello tipico delle raccolte – punti: può funzionare anche in verticale, come suggeriscono le foto diramate al riguardo, appoggiato su una mensola. Addirittura è possibile appenderlo a una parete.

In questo modo occupa meno spazio, fattore decisivo per molte famiglie, costrette a vivere negli spazi risicati al centimetro tipici di tante abitazioni di oggi, e acquisice un elemento di esclusività che di solito non guasta. inoltre, fatto molto importante in quest’epoca di dominio assoluto delle apparenze, nella posizione in cui è predisposto per funzionare è praticamente impossibile non notarlo.

Il Vertical dispone di preamplificazione phono interna, ma può essere collegato a un’unità esterna qualora si desiderino maggiori prestazioni. La testina è in dotazione, una Ortofon OM 5 E, mentre peso di lettura e antiskating sono pre-tarati in fabbrica: proprio la cosa giusta per qualsiasi massaia dalle velleità di vinilista.

Adesso però non facciamo che corriamo a comprare quantità industriali di salsicce, merendine, birre e patate fritte, per poi ingozzarcene a più non posso al fine di completare prima che sia possibile la quantità di punti necessaria ad accaparrarsi il giradischi. Che tra l’altro è disponibile con finitura nera o bianca, oltre alla rossa della foto di apertura.

Se proprio non si riesce a mettere insieme il cospicuo numero di punti necessario, è possibile ottenerlo con un contributo parziale in denaro, non esagerato ma comunque di un certo rilievo.

 

Questioni accessorie

Andrebbe ricordato che come tutte le cose di questo mondo, anche le raccolte punti hanno il loro costo, per progettazione e messa a punto della campagna, acquisto, stoccaggio e spedizione dei premi, stampa e distribuzione dei punti e di cataloghi riccamente illustrati, che per forza di cose deve essere scaricato sul prezzo di merci e derrate.

Quindi quello che crediamo sia gratis in realtà viene pagato, un pezzettino alla volta  Non solo da chi poi se lo aggiudica materialmente, ma anche da chiunque acquisti un prodotto presso la catena che lo mette in palio.

Oggi non è dato sottrarsi a tale imposizione, proprio perché non esiste più impresa commerciale che non annoveri la raccolta punti tra gli strumenti del suo arsenale pubblicitario. Un altro tra i controsensi del cosiddetto libero mercato, cui aderire però è obbligatorio.

Stabilito che raccolte punti e i loro premi hanno un costo, occulto ma che si deve in ogni caso pagare, può essere interessante notare come il mondo sfavillante della pubblicità e del marketing riesca a far credere ai destinatari dei suoi messaggi cose del tutto opposte alla realtà. Senza per questo, ed è il lato più rimarchevole della faccenda, venirne screditato in alcun modo. Anzi, a giudicare da quanto si vede in giro, l’esercito di individui che se ne lascia guidare docilmente è in crescita perenne

Le raccolte punti non sono solo una delle armi maggiormente utilizzate nella ricerca continua di nuovi clienti, da parte di qualsiasi impresa commerciale, ma anche la.testimonianza riguardo alla rozzezza di fondo dei concetti alla base dell’azione di marketing, che prima ancora di intervenire sull’immagine dei prodotti che deve spingere, provvede a imbellettare sé stessa.

Del resto nella fase attuale, dove l’imperativo di reti e testate unificate è convincere il pubblico di essere all’apice di una meravigliosa ripresa, quando invece i dati economici e occupazionali dell’era pre-crisi restano lontani e alcune voci autorevoli suggeriscono che non verranno recuperati mai più, ogni idea è buona per tentare di tenersi a galla.

In particolare quando in ballo ci sono i bilanci di aziende medio-grandi, e quindi dal fatturato considerevole, come quello della catena in questione. Tutte devono fare i conti con le possibilità di spesa in perenne calo della loro clientela, che per questo si disputano sempre più a colpi di offerte speciali, sottocosto e altre iniziative simili, dato che la torta da spartirsi diventa sempre più risicata.

Ci troviamo in queste condizioni perché i mantra neo-liberisti stanno alfine rivelando le loro conseguenze devastanti. Se mediante la precarizzazione e la disoccupazione di massa si abbattono il valore reale delle retribuzioni e il potere d’acquisto della stragrande maggioranza dei ceti sociali, parimenti si è costretti ad aumentare a disimisura la pressione fiscale, nella vana speranza di evitare le contrazioni del gettito che ne derivano. Una tassazione maggiore causa ulteriore depressione economica e la sottrazione di somme sempre maggiori dalla massa di moneta circolante, da cui un ulteriore aggravarsi della crisi, proprio come un cane che si morde la coda. Quindi sempre meno persone sono in grado di comperare le merci che il sistema produttivo, fin quando si regge in piedi, continua a riversare su mercati sempre più saturi.

Non importa che il prezzo nominale delle derrate vada a calare secondo un andamento deflazionistico: se si fa in modo che sempre meno persone abbiano soldi da spendere, una quantità crescente di prodotti è destinata a restare sugli scaffali.

A questo proposito mi sembra doveroso suggerire la lettura di un paio di articoli. Non hanno nulla a che fare con la riproduzione sonora, ma sono parecchio istruttivi.

Il primo è di Guido Salerno Aletta, attuale editorialista di Teleborsa e giornalista della testata Milano Finanza, tra i pochissimi del suo settore a non accodarsi supinamente ai diktat del pensiero unico oggi imperante, più che mai in campo economico. Quell’articolo mi piace parecchio già dal titolo: “La piramide rovesciata non regge“.

Il secondo entra più nello specifico della realtà delle offerte speciali e dei sottocosto. Da esso si apprendono cose molto interessanti, ancor più se quello che racconta viene messo in prospettiva con i contenuti dell’articolo precedente, in particolare riguardo alla dinamica delle retribuzioni e alla questione occupazionale.

Per chiarire ancora meglio certi concetti, infine, in modo da comprendere anche il motivo per cui oggi ci troviamo in una situazione senza vie di uscita, quando a suo tempo ci venne promesso tutt’altro, possiamo dare un’occhiata a questa serie di diapositive, che spiega perché oggi in Italia per cercare di vendere anche i generi che un tempo erano ritenuti di prima necessità si è costretti a escogitare l’inverosimile.

Dietro a questo giradischi, insomma, oltreché a tutto il resto delle raccolte punti e delle altre realtà che fanno parte del microcosmo riguardante la cosiddetta GDO, Grande Distribuzione Organizzata, ci sono fatti che non si ritiene indicato far conoscere a chi tiene in piedi le catene di supermercati e i sistemi di governo. Versando il suo obolo in denaro alle casse con frequenza giornaliera o settimanale, e sotto forma di scheda elettorale una volta ogni cinque anni.

 

 

 

 

2 thoughts on “Giradischi nuovo? Coi punti del supermercato

  1. Proprio giovedì sera, al ritorno da una sciagurata uscita serale con mia cognata, la mia consorte si rammaricava del fatto che i prezzi nella suddetta catena, della quale il magnate è recentemente passato a miglior vita dopo aver lasciato mi sembra 85, dicasi OTTANTACINQUE milioni di euro alla segretaria,non siano per nulla chiari, tra gli inviti a fidarsy ed ad accumulare fragole per accattarsi il verticale in questione…
    Siamo fregati in toto.

    1. Caro Fabrizio, spero che la serata dello scorso giovedì non sia stata poi così terribile… 😉
      Non ci sono punti vendita della catena dalle mie parti. Quindi per i prezzi non so dirti ma almeno non rischio di cadere nella tentazione di riempire 30 carrelli in un volta per accattarmi il verticale! Che in rosso non mi dispiace.
      Da quel che vedo, comunque, anche altre catene hanno prezzi diciamo così ballerini, tra punti vendita diversi per lo stesso prodotto.
      Quanto alla segretaria del fu boss, buon per lei, soprattutto se li spenderà bene.
      Per il resto proviamo a galleggiare in qualche modo e… staremo a vedere.
      Grazie e ciao!

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