Estetica e suono

Antonio mi scrive:

Buonasera Claudio, e complimenti di nuovo per il tuo sito, colmo di informazioni interessanti.
Volevo chiederti un parere su ciò che a me sembra un valore non trascurabile (spero di non scatenare un putiferio), di ogniddove artifizio musicale: l’estetica.
E vero che curare l’estetica di un oggetto che ‘suoni’, oltre a renderlo più appariscente e piacevole allo sguardo, non è detto che potrebbe farlo lavorare meglio, o renderlo più efficiente, o non è così?
Esistono mirabili esempi che lasciano pensare al contrario, come ad esempio i diffusori Nautilus di Bowers & Wilkins, considerati quasi eticamente più oggetti da museo che suono…
E’ possibile che quanto sopra valga solo per oggetti come diffusori, mi potresti dire, ma non credi che oggetti tipo la Nakamichi 1000ZXL Limited, oppure il Sansui AU 20000 (ne cito solo due, d’annata), non siano dei capolavori di tecnica ed estetica?
Grazie per la risposta!

Ciao Antonio e bentornato su questo spazio.

Innanzitutto non sei tu a dover ringraziare per la risposta, ma io per una domanda di calibro simile.

Interlocutori come te sono un valore aggiunto per qualsiasi contesto. Il fatto che Il Sito Della Passione Audio abbia frequentatori assidui del tuo livello,  e che oltretutto danno un contributo simile, è motivo di orgoglio e credo sia una testimonianza della sua qualità e della differenza sostanziale che intercorre nei confronti di tutto il resto oggi esistente nell’ambito della riproduzione sonora.

Sviscerare a fondo l’argomento che proponi richiederebbe un tomo da centinaia e centinaia di pagine per le implicazioni che comporta. Per forza di cose qui ci limitiamo a sfiorare gli elementi più superficiali della questione.

Diciamo innanzitutto che in pratica da sempre il design delle apparecchiature audio ha rappresentato un elemento di richiamo fondamentale. Anche in un periodo in cui la sua funzione era molto più utilitaristica. Per fare un esempio, un preamplificatore come il Galactron Mk 16 è stato il sogno ad occhi aperti per tanti appassionati della mia età, quando erano alle prime armi. Per molti addirittura, di fronte a un’estetica simile il suono, non eccezionale a dire il vero, passava in secondo piano o addirittura diventava una variabile di poca o nulla importanza. Lo stesso vale per gli oggetti che hai menzionato, e per molti altri, veri e propri esempi di design industriale ai massimi livelli.

Il preamplificatore Galactron Mk16
Il preamplificatore Galactron Mk16

Dunque l’estetica può far lavorare meglio? I registratori di cassa di chi vende le apparecchiature più studiate al riguardo è sicuro. Quando si entra nel merito del loro modo di suonare, però è un altro paio di maniche

Così dall’estetica si è passati alla cosmetica, della quale origini, finalità e conseguenze sono state descritte in “Quello che si vede è di camicia…” e in “La percezione della qualità“. Ormai sembra aver preso il sopravvento su qualsiasi altra cosa, come se le apparecchiature audio avessero quale scopo primario il compiacere l’occhio.

Fermo restando che ognuno è libero di pensarla come vuole, al riguardo e su tutto il resto, per conto mio non smetterò mai di essere un convinto detrattore del predominio attribuito oggi alle doti visive delle apparecchiature nei confronti di quelle sonore. Nonché di tutti gli elementi strumentali, WAF e simili, utilizzati nel corso del tempo per giustificare tale degenerazione.

Poiché ogni centesimo speso per l’estetica viene per forza di cose sottratto agli elementi che vanno a influire sulla qualità sonora di una qualsiasi apparecchiatura, il punto di vista di un tradizionalista a questo riguardo come me, non può che osservare con sospetto qualunque cosa vada oltre lo stretto indispensabile. Oggi però, che non solo in questo settore l’efficacia di un qualsiasi oggetto nei confronti della sua destinazione è qualcosa finito tra le varie e eventuali, anche in virtù del cortese interessamento dei geni del marketing, comprendo perfettamente che la mia posizione sia drammaticamente sorpassata.

Motivo di più per esserne orgoglioso, da testardo e convinto delle mie idee quale sono, e soprattutto perché mi piace la qualità del suono ai massimi livelli, ossia spinta all’illusione di essere realmente di fronte a strumenti ed esecutori. Quando ho ottenuto questo, il resto passa in secondo piano.

Non a caso le apparecchiature che ho costruito e le altre inserite nel mio impianto, diffusori e meccanica digitale, che un affinamento dopo l’altro ho portato a livelli che secondo il giudizio dei rari visitatori fin qui avventuratisi nella mia saletta sono sconvolgenti, hanno un’estetica che definire spartana è già un grosso complimento. Anche e soprattutto quella dei diffusori, che ho stravolto sempre più, un passo dopo l’altro, proprio in funzione dei risultati che mi ero prefisso.

Questo rispecchia il mio approccio alla riproduzione sonora, in cui il suono portato alle sue estreme conseguenze ha il 99% dell’importanza e il resto se lo dividono gli altri aspetti della questione.

Sono un estremista? Forse. Del resto ho sempre detestato il cerchiobottismo e tutto il resto dei pretesti messi a paravento dell’ipocrisia.

Se per sorgenti ed elettroniche l’estetica ha influsso sul loro suono, dato che il telaio contribuisce sensibilmente al riguardo, quello dei diffusori ne viene influenzato molto di più. Proprio la necessità non solo di compiacere ma di lusingare il senso estetico del pubblico credo sia uno tra i numerosi motivi alla base della voluta limitazione delle loro prestazioni e per forza di cose di quelle degli impianti di cui fanno parte.

D’altronde immaginare un diffusore di alto livello, come quello mediante il quale si vorrebbe pervenire a determinati risultati, che non abbia un aspetto rutilante nelle sue superfici lucidate a specchio, oggi sembrerebbe un’eresia. Eppure proprio li risiede buona parte delle contraddizioni che non solo gli impediscono di fare il suo lavoro nel modo in cui potrebbe, ma alla lunga sono state parte rilevante nel processo che ha portato il vintage a essere mai così in voga come al momento attuale.

Dunque l’estetica non solo può essere dannosa perché sottrae risorse al nocciolo duro dell’apparecchiatura audio, ma a certi livelli va a rappresentare un limite concreto per le sue doti sonore, in particolare per i diffusori.

Quanto ai notissimi sistemi di altoparlanti cui fai riferimento, sono divenuti all’istante un’icona del loro genere. Se da un lato rappresentano l’estremizzazione massima del tema tecnico portato avanti dal loro costruttore, dall’altro sono un’interpretazione molto astuta proprio sotto il profilo visivo, in cui l’esasperazione di alcuni stilemi sembra volta più che altro al richiamo di determinate suggestioni. Non a caso quel diffusore è stato sfruttato alla morte, prima di tutto ai fini della comunicazione commerciale e pubblicitaria. Allora un’aerodinamica meglio indicata forse per altri frutti della tecnica moderna, ha se non il fine quantomeno la capacità di stampare a fuoco nelle menti del maggior numero di appassionati il logo del loro costruttore.

Se sotto questo profilo si tratta di un’operazione indubbiamente riuscita, le notizie provenienti da diverse fonti sembrerebbero invece dare rilievi di altro tenore per quel che riguarda la sonorità. Personalmente non ho mai avuto modo di ascoltare quei diffusori, temo però che le loro caratteristiche somatiche non siano del tutto confacenti all’ottenimento di determinati risultati. Potrebbero esserlo forse in un’accezione strettamente limitata al diffusore, ma non nel contesto riguardante la sua interazione con l’ambiente. Questo almeno è quanto sembrerebbe risultare dalla ricerca che nel mio piccolo, o meglio infinitesimale, soprattutto se paragonato a certe realtà, ho eseguito a partire da soluzioni tecniche se vogliamo primitive nei confronti dei diffusori di cui stiamo parlando, ma che ne rappresentano senz’altro l’origine.

Non sempre, infatti, quel che più aggrada la vista, e per il suo tramite vorrebbe suggerire la migliore funzionalità ai fini della qualità sonora, trova poi l’approvazione dell’udito. A dire il vero, anzi, non succede quasi mai.

Questa massima, qualora fosse tenuta in considerazione maggiore, permetterebbe alla media degli impianti di suonare decisamente meglio.

Non a caso, è proprio nel momento in cui si è messa da parte l’estetica, anche nella maniera più drastica, per dare il supporto migliore a quanto favorisce le doti sonore, che il settore dell’audio ha conosciuto le sue sorti migliori. Da quando invece ci si è messi in testa che la vista è più importante dell’udito siamo caduti nella voragine di una crisi della quale non si vede ancora il fondo.

Certo, le belle apparecchiature piacciono a tutti, soprattutto in fotografia. In effetti sono quanto di meglio per istigare al sogno. Ma quando si tratta di andare sul concreto, ovvero di far si che a materializzare i propri desideri sia il numero più alto di persone e non una casta di “eletti”, o meglio di spocchiosi e presuntuosi ma sostanzialmente incompetenti, le cose cambiano e di molto.

In sostanza, allora, l’estetica portata oltre determinati limiti ha conseguenze negative per la maggior parte degli appassionati. In primo luogo perché con le spese che comporta, le quali oggi ricoprono una porzione maggioritaria dei costi di produzione, pone molte apparecchiature fuori dalle loro possibilità di acquisto. Inoltre va a costituire un elemento ingannevole, proprio perché rappresenta un elemento meramente di facciata, sfruttato per suggerire l’esistenza di un livello qualitativo che, invece, proprio per quanto appena detto, non può che venirne penalizzato.

Questo, caro Antonio, è il mio punto di vista. Altri potranno non essere d’accordo e come ho già detto va benissimo così. Anche perché altrimenti sarebbe una bella noia.

Spero comunque che continuerai il più a lungo possibile a dare un supporto così rilevante e gradito al Sito Della Passione Audio.

A presto!