Connettori, cosa limita il loro contatto?

La discussione sui cavi resta sempre molto accesa. Al di là delle posizioni degli uni e degli altri, questa volta andiamo a considerare un aspetto ad essi collaterale che in genere viene trascurato.

Mi riferisco ai connettori. Non soltanto a livello delle loro modalità realizzative e dei materiali che si utilizzano al riguardo, che pure sono importanti e possono influire sensibilmente sul comportamento di un cavo, ma in particolare per quanto riguarda la loro manutenzione.

Ora si dirà: se i cavi non possono avere influenza alcuna sulla sonorità dell’impianto, figuriamoci se certe cose sono alla portata dei connettori.

Lasciamo ciascuno alle proprie sicurezze per restringere la platea dei destinatari di questo discorso a chi ha imparato ad attribuire importanza a determinate questioni. O meglio, a coloro i quali hanno messo insieme l’esperienza necessaria a comprendere che gli elementi potenzialmente influenti sulle doti sonore di un impianto audio vanno ben oltre quelli catalogati a livello diciamo così ufficiale.

 

Il connettore come elemento di degrado

Dal momento che costituisce una giunzione lungo il percorso dalla sorgente ai diffusori, il connettore è uno tra gli ostacoli con cui il segnale audio si deve confrontare. Eliminarlo sarebbe anche possibile, come talvolta si vede fare in rete da persone decise a sbarazzarsi per quanto possibile da ogni possibile elemento di penalizzazione, andando a saldare direttamente i cavi agli stampati interni delle apparecchiature e poi agli altoparlanti. In questo modo però si compromettono, o più precisamente si rendono molto più difficoltose, le possibilità riguardanti lo spostamento e la sostituzione delle une e degli altri.

E’ anche vero però che una volta stabilito un assetto ragionevolmente definitivo per i componenti dell’impianto, non ci sono molti motivi per cui li si debba spostare. Cosa che avverrà comunque una volta ogni tanto. Viceversa l’impianto lo si ascolta tutti i giorni, o quasi.

Quanto appena detto, mi sembra ovvio, non rappresenta un consiglio a saldare i cavi di collegamento alle circuitazioni interne delle apparecchiature.

Ai fini dell’efficacia dei connettori hanno importanza il materiale di base da cui sono costituiti, quello inerente l’eventuale placcatura o finitura superficiale, e l’isolante. L’area di contatto dovrebbe essere inoltre la più ampia possibile. Questi sono gli aspetti di massima, che riguardano il connettore da nuovo. Nel corso del tempo però subentra un ulteriore elemento atto a causare degrado per le sue prestazioni, che oltretutto è subdolo poiché va ad aumentare i suoi effetti un po’ alla volta nel corso del tempo. Succede quindi che ci si abitua ad esso e così non ci si fa caso. Malgrado ciò i suoi effetti possono essere sensibili.

l'opacità e il colore scuro di un connettore trascurato contrasta con la lucentezza di quello appena pulito.
L’opacità e il colore scuro di un connettore trascurato a confronto con la lucentezza di quello appena pulito. Dall’immagine potrebbe sembrare il contrario, ma la doratura superficiale è perfettamente conservata.

Sto parlando dell’ossidazione, che non colpisce soltanto i connettori lasciati scoperti, ma anche quelli regolarmente collegati. Non essendo a tenuta stagna infatti, va a finire che un po’ d’aria riesca sempre a insinuarsi, producendo alla lunga tale fenomeno.

Nei suoi confronti la placcatura in oro, o argento come quella dei connettori raffigurati nella foto di apertura, può opporsi fino a un certo punto, dato che su di essa tende a depositarsi sporcizia e a formarsi ossidazione. Lo si deve anche al fatto che tale procedimento viene effettuato per mezzo di metalli non del tutto puri.

E’ da considerare inoltre che esiste un “partito” contrario alla placcatura degli elementi di contatto.

Al di là dell’aspetto più gradevole e qualitativamente rassicurante del connettore placcato, le motivazioni di tale “partito” non sembrano del tutto irragionevoli. Riguardano la maggiore resistenza elettrica causata da un elemento conduttivo la cui superficie è sottoposta alla sovrapposizione di un ulteriore strato di materiale.

Oltretutto va considerato che per ancorare in maniera più efficace la cosiddetta placcatura al fondo, così da renderla più stabile e duratura, il materiale costitutivo del connettore può essere innanzitutto sottoposto a nichelatura. Sulla quale si va ad applicare lo strato di oro o argento in una seconda fase. Dunque le stratificazioni potenzialmente causa di resistenza al passaggio del segnale possono essere più di una.

Vediamo così ancora una volta che una prerogativa atta a costituire un elemento giudicato qualitativamente premiante, almeno in base alla percezione visiva, può essere in realtà un elemento controproducente ai fini dell’impiego primario dell’oggetto in questione.

Va considerato poi che il connettore è realizzato in genere in ottone o lega metallica bianca. Molto più di rado e solo per gli esemplari più costosi, ma non sempre, allo scopo si utilizza il rame che sarebbe in teoria il materiale più indicato allo scopo.

Questo obbliga ancora una volta a riflettere sulla logica industriale e sul contenimento dei costi di produzione che è il suo primo e fondamentale comandamento. In base al quale si considerano solo marginalmente, seppure, le ripercussioni causate da quella stessa logica sulle prerogative del prodotto finito.

Ancora più istruttivo, dal mio punto di vista, è riflettere sul fatto che un prodotto come un connettore, realizzato secondo i principi appena elencati, può essere venduto al pubblico a un prezzo tutt’altro che irrisorio.

Tornando alle questioni inerenti la placcatura, a seconda delle modalità con cui è stata eseguita, e dello spessore del materiale applicato per il suo tramite, nel corso del tempo si possono manifestare fenomeni di distacco più o meno parziale o ossidazione interna che andrebbero a compromettere in maniera ancora più grave le prestazioni del connettore.

La tipica coppia di uscite a corredo di una sorgente digitale. Un connettore è stato pulito, l'altro no.
La tipica coppia di uscite a corredo di una sorgente digitale. Un connettore è stato pulito, l’altro no.

Diciamo che su tutti questi aspetti l’utilizzatore finale può ben poco, a parte scegliere i connettori realizzati nella maniera ritenuta più valida, anche se le informazioni in merito non sono quasi mai diffuse. Dato che in genere ci si limita a dichiarare soltanto le caratteristiche dello strato superficiale e talvolta del materiale isolante.

L’appassionato quantomeno può fare del suo meglio per ridurre ai minimi termini gli ulteriori eventuali elementi di degrado per un connettore, dati appunto da sporco e ossidazione.

E’ buona norma quindi, rimuovere di tanto in tanto i cavi di collegamento e procedere a una pulizia accurata delle loro terminazioni, come di quelle presenti sulle apparecchiature.

Soprattutto se è da parecchio che non si procede a tale operazione, o peggio se non la si è mai effettuata, si può restare sorpresi dalla quantità di ossido e di sporcizia che rimane sull’elemento di pulizia. Soprattutto se fatta in maniera meccanica, che per quanto mi riguarda resta la migliore.

 

Metodi di pulizia

In commercio esistono diversi prodotti, liquidi o spray, atti alla pulizia dei contatti elettrici. Alcuni sono studiati espressamente per i contatti dorati o almeno così dice la loro etichetta. I loro prezzi sono i più vari, come varia è la loro efficacia, che non è detto debba per forza andare di pari passo a quanto li si paga.

Personalmente preferisco da sempre i sistemi di pulizia meccanici, dato che ne ritengo l’azione più concreta, e poi anche perché ne posso vedere i risultati, in termini di ossido o contaminanti asportati, che vanno a depositarsi sull’oggetto utilizzato allo scopo.

L’effettuazione del procedimento meccanico può risultare più noiosa rispetto al semplice spruzzare il contenuto di una bomboletta spray, ma ritengo che questo sia un caso in cui la buona volontà dell’utilizzatore viene premiata da risultati migliori.

Un metodo di pulizia meccanica di costo pari quasi allo zero è quello che prevede l’impiego del bicarbonato. Si tratta di un prodotto che tra le sue molteplici proprietà ha anche quello di pulire efficacemente i metalli, senza arrecare danno alla finitura superficiale. Allo scopo va usato asciutto, strofinando con un cotton fioc schiacciato quel tanto che basta per farlo entrare nella gola del connettore, ruotandolo poi all’interno di essa.

In breve si osserva che le superfici di contatto riacquistano la loro brillantezza, mentre il cotton fioc tende a diventare nerastro, per via dell’ossido asportato. L’operazione va ripetuta sostituendo più volte il cotton fioc, fino a che non rimane bello immacolato.

I depositi di ossido sul cotton fioc utilizzato per un connettore non tra i più sporchi sono evidenti.
I depositi di ossido sul cotton fioc utilizzato per pulire un connettore dorato non tra i più sporchi, non sono solo evidenti, ma anche preoccupanti.

Il bicarbonato, sempre e solo asciutto, mi raccomando, si può utilizzare anche sui contatti di massa dei connettori montati sulle apparecchiature, passandolo sempre con un cotton fioc o anche con un fazzoletto di carta o di stoffa.

Per il contatto interno, invece, meglio usare uno scovolo. In questo caso il bicarbonato non è tra i più indicati, a meno che non si sia disposti ad aprire l’apparecchiatura per aspirare quello disperso all’interno, che comunque anche se lasciato in loco male non fa.

Un altro sistema può essere quello che riguarda l’utilizzo del duraglit, prodotto molto efficace nel rimuovere gli ossidi dai metalli, anche se d’impiego più complesso.

Prima si strofina la superficie da pulire con un pezzetto del cotone imbevuto da cui è costituito tale prodotto, eventualmente avvolto su un bastoncino o simile. Poi si attende che il prodotto asciughi, per rimuoverlo accuratamente dal metallo che si è trattato.

Anche in questo caso, la quantità di nero da ossido e sporcizia che si accumula sugli elementi di pulizia può essere sorprendente.

Prima di utilizzarlo va tenuto presente che Il duraglit, insieme all’ossido, tende ad asportare anche la placcatura dorata sui contatti, cosa che può dare fastidio all’occhio, ma che sembra migliorare in maniera percettibile le caratteristiche complessive del cavo.

Un cavo che ha i connettori puliti tende a suonare con maggiore chiarezza, dettaglio e precisione.

Per pulire tutto il set di connettori presenti in un impianto può essere necessaria qualche ora. Uno sforzo tutto sommato modesto, che oltretutto può essere effettuato a costo zero.

Quell’ossido, contaminante o qualunque altra cosa sia stata rimossa mediante pulizia, ha ottime probabilità di non essere l’elemento più efficace ai fini della riduzione della resistenza da contatto al minimo possibile.

Quali potrebbero essere le sue conseguenze, ad esempio nei confronti del flebile segnale in uscita da una testina MC?

Quanti sono, inoltre i punti di contatto nell’ambito di una catena audio di media complessità, a produrre resistenza nei confronti di un segnale che è prezioso? Non solo in sé, ma anche in considerazione dei soldi che sono stati spesi per estrarlo nella maniera più efficace possibile dal supporto fonografico. Dunque di esso cosa ne facciamo, lo sacrifichiamo per una parte più o meno consistente semplicemente in nome della nostra trascuratezza?

 

 

Precedente

OTL, senza trasformatori di uscita

Successivo

Quello che si vede è di camicia...

2 Comments
  1. Reply Antonio 27/10/2016 at 12:31 am

    Come sempre, recensione superlativa Claudio.
    Anche se io non sarei in grado di verificare, o misurare, se non per sensazioni propriocettive, esperienza e modalità percettive dell’udibile, assolutamente personali per ciascuno di noi, quanto tu riesca a percepire in base ai tuoi meritevoli trascorsi in questo campo.
    Ti ringrazio per questo, appunto, perché credo fermamente in ciò che scrivi.
    Comunque misure, io azzardo, magari trascurabili all’udito umano, se non sensibile, ma non all’oscilloscopio o ai tester.
    E’ vero che fino a qualche anno fa avrei trascurato il discorso “cavi”, per la solita nenia: ‘tanto il segnale passa egualmente, o la corrente alimenta per bene il nostro impianto (e perchè per bene è connesso), da un capo all’altro’.
    Chiedo: rame, oro o argento, è questo ciò che dovrebbe fare con un buon cavo e una buona connessione, o sono solo le “misure” elettriche, date dalle twistature e dell’isolamento dalle impurità elettrostatiche a influire sul suono?

    • Reply Claudio 27/10/2016 at 2:27 am

      Bentornato Antonio e grazie dell’apprezzamento.
      Vedo che anche stavolta hai colto aspetti di rilievo e di interesse generale.
      Sono convinto che tu, come chiunque altro, sia perfettamente in grado di percepire determinate sfumature. Certo, l’esperienza a questo proposito può essere d’aiuto, ma ho visto come anche persone poco o nulla esperte possano notare differenze anche di piccola entità. In un primo momento potrebbero sfuggire loro, magari perché distratte da elementi di maggiore entità o più appariscenti, ma se le si aiuta a dirigere la loro attenzione certe cose le sentono eccome. Essenziale a questo proposito è il non sentirsi sotto esame e comunque poter ascoltare in piena rilassatezza, senza elementi esterni di disturbo. Poi ci sono anche le persone che rifiutano di accettare di aver sentito determinate cose, ma quello è un altro paio di maniche. L’importante, comunque è provare. Non solo al fine di verificare se certe cose che si trovano scritte in giro siano più o meno vere, ma soprattutto perché è provando che si acquisisce sensibilità e ci si formano parametri via via più raffinati e approfonditi. Apprezzo molto anche il tuo dichiarare di aver infine compreso le differenze tra cavi diversi: certo, il grosso del segnale in genere passa, ma la differenza tra mediocrità ed eccellenza spesso sta proprio nelle piccole cose di cui soltanto gli oggetti più efficaci riescono a dare conto. Tieni presente che ancora oggi non è stata definita una misura che riesca a testimoniare le differenze tra un cavo e l’altro. Personalmente sono convinto che ci sia dell’altro oltre a R,L e C a influire sulla sonorità dei cavi, e anche che essi siano l’elemento più efficace nel produrre degrado in un impianto qualitativamente valido. Inoltre ritengo che non sia del tutto corretto ragionare in termini di singolo cavo, quanto di sistema. Quello composto appunto dalla totalità dei cavi che fanno parte della catena audio. Questo per i motivi che ho descritto nella pagina ad essi dedicata. Quanto al materiale conduttivo, la questione non andrebbe osservata in termini assoluti di pregio dell’uno rispetto agli altri, quanto nell’adattabilità di ciascuno nei confronti delle caratteristiche proprie dell’impianto in cui lo si va a inserire. Il cavo in rame ha dalla sua una maggiore adattabilità a una più ampia casistica di impianti, mentre quello in argento, anche se in assoluto ha prestazioni superiori, non di rado può rivelarsi controproducente. Anche il resto degli aspetti che menzioni ha la sua importanza, per quanto sia difficile fare al riguardo un discorso generale. Certi aspetti della costruzione dei cavi possono acquisire più o meno rilievo in funzione delle altre caratteristiche con cui vanno ad abbinarsi. Questi argomenti andrebbero affrontati meglio in un articolo, per scrivere il quale spero di riuscire a trovare presto il tempo necessario. Alla prossima.

Leave a Reply

venti − sei =