Audio 2C Minitube Phono

Era da parecchio che riflettevo sulla necessità di realizzare un preamplificatore phono. Da un lato perché il giradischi è tornato ad assumere il ruolo di sorgente primaria in un numero d’impianti in crescita continua, dall’altro in considerazione della sottovalutazione sistematica di questa tipologia di elettroniche.

Accade spesso infatti d’imbattersi in impianti dotati di sorgenti analogiche di grosso calibro, a livello di piatto, braccio e testina, mortificate da pre phono non altezza della situazione. Questo è solo un altro tra i paradossi che trovano spazio nella riproduzione sonora attuale, dato che il pre phono è il componente di gran lunga più importante in tale contesto.

Una spinta ulteriore alla decisione di realizzarne uno l’ha data il vedere come le elettroniche dedicate a questa funzione che s’innalzino almeno al livello della decenza siano caratterizzate da prezzi che dal mio punto di vista sono ben poco verosimili.

Per due scatolini in pura plastica, dotati di circuitazioni tutto sommato efficaci ma basate pur sempre su integrati e comunque privi di soluzioni eclatanti dal punto di vista qualitativo e della resa in termini di sonorità, non si esita a chiedere somme sensibilmente superiori ai mille euro.

Ora, è vero che l’analogico è forse la tendenza più di moda nell’ambito della riproduzione sonora e che certi esempi godono o hanno goduto di battage pubblicitari che li hanno fin quasi imposti agli occhi del pubblico interessato, ma prezzi del genere denotano innanzitutto la mancanza di senso della misura, cosa peraltro molto diffusa nel periodo attuale.

 

Minitube Phono

Per il Minitube Phono ho deciso di partire dalle medesime scelte di fondo del preamplificatore Minitube in versione linea. Quindi impiego esclusivo di tubi a vuoto quali componenti attivi, racchiusi in contenitori dall’ingombro ridotto per facilitare l’installazione e che dissimulano a prima vista il potenziale sonoro di grande rilievo.

Anche il resto delle scelte tecniche, peraltro condiviso da tutte le realizzazioni Audio 2C, è quello tipico della mia filosofia: massima semplicità realizzativa, basata in primo luogo sulla rimozione di tutto quel che non è strettamente necessario, e massima qualità di quanto non si può eliminare. Il tutto inserito in un contesto che tiene conto anche e soprattutto degli elementi di contorno che hanno dimostrato il loro influsso sulla qualità sonora, ma che restano completamente trascurati anche in elettroniche di ben altro costo e blasone.

Del resto ritengo l’approccio interdisciplinare il solo efficace affinché una qualsiasi apparecchiatura possa esprimere una parte ragionevole del suo effettivo potenziale.

Proprio per questo ho dedicato all’argomento una serie di articoli, intitolati alla “X-FI”.

Stiamo parlando di “X-FI, oltre l’hi-end”, di “x-fi 2: questione di approccio e di mentalita”, di “x-fi ,tre casi di scuola anzi quattro”  e di “x-fi 4: sperimentazione, fruizione, informazione”. Questa serie di articoli si basa sul concetto fondamentale cui fanno capo tutte le apparecchiature da me realizzate, ma inverosimilmente trascurato a livello ufficiale, di produzione quanto di stampa specializzata: nell’ambito della riproduzione audio, l’elettronica è soltanto uno tra gli elementi che entrano in gioco nella definizione della qualità sonora di una qualsiasi apparecchiatura.

L’alloggiamento della sezione di alimentazione in un telaio separato è un’altra tra le scelte tipiche dei preamplificatori Audio 2C: non per destare una falsa idea di raffinatezza, ma ancora una volta in considerazione del fatto che porre le circuitazioni di segnale nelle condizioni in cui possano esprimere una quota ragionevolmente vicina al massimo del loro potenziale è tra le scelte migliori che sia possibile operare. Tanto più quando i segnali in gioco hanno tensioni ridotte e quindi la loro sensibilità a disturbi di ogni origine è più elevata.

A questo proposito si è eseguita una scelta del tutto in controtendenza con le mode attuali. Al giorno d’oggi sembra che un pre phono privo della serie più ampia di selettori adibiti all’impedenza, alla capacità di carico e alla sensibilità d’ingresso non sia neppure concepibile.

Gli appassionati, influenzati dalle lodi innalzate dalla pubblicistica di settore, sono convinti che un simile equipaggiamento sia assolutamente necessario e soprattutto influisca sulle doti sonore della sorgente analogica. Questo è assolutamente vero, ma se influsso c’è è in senso peggiorativo. Proprio perché un segnale dell’ordine di qualche milliVolt quando va bene, e che nei casi delle testine MC scende addirittura alla decima parte di quel valore, non può che trarre una penalizzazione considerevole dal costringerlo a transitare attraverso il numero rilevante di saldature, contatti e cablaggi necessari allo scopo.

Certo, si ha la possibilità giocare con valori effettivamente influenti sulla timbrica della riproduzione, ma sempre e comunque a prezzo di uno scadimento qualitativo sostanziale, che eccede largamente gli eventuali vantaggi ricavabili dalla possibilità di variare i parametri elettrici del carico.

Questo naturalmente in un’ottica che consideri in primo luogo la qualità sonora in termini assoluti, relativamente all’oggetto che si sta utilizzando, elemento fondante della filosofia Audio 2C.

La necessità di modificare tali parametri, oltretutto, non è altro che una manifestazione d’insicurezza, quando invece i valori necessari per una qualsiasi testina sono ben precisi. Altrettanto fuori luogo è la scelta di correggere difetti introdotti in altra sezione dell’impianto per mezzo di un errore di segno contrario, nel caso specifico inerente l’impedenza e la capacità di carico dell’ingresso del pre phono: difficilmente con mezzi simili si può pervenire a sonorità di rilievo.

Quindi per il Minitube Phono la scelta è stata di evitare qualsiasi fonte accessoria di penalizzazione per la qualità del segnale, oltretutto quando si trova in una fase in cui la sua fragilità è massima nei confronti degli effetti negativi di contatti e altri ostacoli evitabili disseminati lungo il suo percorso.

Una scelta simile trova un’ulteriore motivazione a lungo termine, quando la conducibilità dei contatti elettrici e degli altri ostacoli degrada, in seguito ai processi di ossidazione che sono inevitabili. E oltretutto hanno luogo in maniera subdola, dato l’accumularsi delle sue conseguenze in maniera molto graduale, che quindi rende più difficile accorgersi di tali influssi.

Per di più non è che si cambi testina tutti i giorni. Anzi il più delle volte la si tiene invariata per anni, condizione nella quale i valori necessari si decidono una volta e per tutte. Se questi sono sono i presupposti, non ha senso costringersi a subire il degrado causato dalla presenza di determinate possibilità di scelta, da cui deriva un danno per il 100% del tempo in cui si fa impiego del pre phono.

Le scelte inerenti la massima flessibilità di regolazione dei parametri elettrici d’ingresso del preamplificatore phono, sono del tutto intercambiabili con quelle relative all’impiego dei controlli di tono di 40 o 50 anni fa. Anche se gli effetti di questi ultimi hanno ben altra incidenza sull’andamento del segnale.

Non li si utilizzava praticamente mai, per tralasciare che la loro presenza stava soprattutto a indicare la necessità di spinte ulteriori alla sonorità delle apparecchiature da cui erano equipaggiate. Poi finalmente li si è tolti di mezzo e soprattutto gli appassionati hanno trovato il coraggio di rinunciarvi, con un gesto simile a quello di Linus quando finalmente ha gettato via la sua coperta.

Salvo tornare mezzo secolo dopo a dipendere da qualcosa, ovvero i controlli di impedenza e capacità d’ingresso nei pre phono, che nei suoi effetti somiglia ad essi molto da vicino. Nuova dimostrazione che quelli che stiamo vivendo sono per molti versi tempi di regressione.

Al di là di tutto, personalmente ho sempre dato la precedenza alla qualità assoluta, nei confronti della flessibilità, scelta tipica della hi-fi destinata all’ottenimento dei risultati sonici di rilievo maggiore.

Dunque impedenza e capacità d’ingresso sono fisse: i loro valori possono essere scelti preventivamente, in base alle necessità dell’utilizzatore e delle testine in suo possesso. Una loro modifica resta sempre possibile, mediante un intervento più complesso rispetto alla semplice azione su un selettore, ma senza dover sottostare al degrado conseguente alla presenza stessa di tali dispositivi.

La sezione di alimentazione utilizza trasformatori toroidali, scelta volta a contenere al massimo i campi dispersi, anche se la realizzazione a due telai pone già di per sé al riparo le circuiterie di segnale da eventuali problemi in tal senso. Quando si ragiona di tensioni non ridotte ma proprio infinitesimali, comunque, la prudenza non è mai troppa.

I trasformatori sono separati per alimentazione anodica e filamenti, tipo di scelta che non si ritrova neppure in elettroniche di prezzo pari a 5-6 volte quello del Minitube Phono. Lo stesso vale per i disposivi di raddrizzamento e per l’impiego di induttanze nel pigreco di filtraggio, laddove anche nelle elettroniche più costose di origine industriale si ricorre a resistenze della tipologia più economica.

Le capacità di filtraggio sono largamente sovradimensionate e soprattutto basate su componentistica di qualità superiore.

Nella sezione di segnale si è deciso di adottare il numero minimo di componenti attivi, compatibilmente con le caratteristiche di guadagno desiderate, tali da rendere il Minitube Phono indicato nell’impiego di testine MM e MC dalla tensione di uscita pari ad almeno 0,3-0,4 mV, andando così a coprire la stragrande maggioranza degli esemplari in circolazione.

Ancora una volta è stata attribuita la massima importanza alla qualità della componentistica, non reperibile neppure in elettroniche di ben altro prezzo. Per quanto trascurato in base alle logiche tipiche del prodotto industriale, si tratta di un aspetto fondamentale per la qualità sonora di una qualsiasi apparecchiatura audio.

A parità di ricetta, infatti, che nella fattispecie è rappresentata dalla topologia circuitale, la qualità degli ingredienti e il modo in cui li si usa sono fondamentali.

Proprio perché un piatto di fettuccine ricavato da farina proveniente da grano geneticamente modificato e irrorato da glifosato, uova liofilizzate, pelati cinesi bombardati di pesticidi e parmigiano tedesco fatto con gli scarti di lavorazione del latte, come lo sono il “Parmesao” o il “Reggianito”, non ha proprio nulla a che vedere con una sfoglia tirata e tagliata a mano da farina del contadino, uova di galline che razzolano in libertà e mangiano cibi non OGM, pomodori del proprio orto, nati da seme di provenienza certa e non dalle piantine transgeniche oggi in commercio e parmigiano di prima scelta.

Non solo in termini di gusto ma anche di salubrità.

 

 

Un esempio è quello delle resistenze. Non soltanto si sono utilizzate quelle che hanno dimostrato nel tempo la sonorità migliore, ma nella composizione dei valori necessari sono state fatte le scelte più indicate per mantenere ai minimi termini l’incidenza dei parametri spuri. Cose che per il prodotto industriale, di qualsiasi prezzo, non sono fantascienza ma vanno proprio al di là dell’immaginazione.

Altrettanta cura è stata posta per l’isolamento della componentistica dai disturbi meccanici e per l’abbattimento delle risonanze interne ai contenitori, accorgimenti che hanno dimostrato da tempo il loro influsso rimarchevole sulla qualità del segnale presente alle uscite.

Anche la sezione RIAA è stata curata al meglio, con l’impiego di condensatori in mica argentata dalla tolleranza più bassa oggi reperibili, caratterizzati da reofori in argento. Quanto alle resistenze utilizzate in questa sezione, sono state utilizzate quelle ritenute più indicate, come sempre in termini di qualità sonora.

Il cablaggio interno infine è realizzato a mano, come per le altre elettroniche Audio 2C.

Da tutto questo è derivata una sonorità sorprendente. In primo luogo per naturalezza, trasparenza e soprattutto attenzione per le componenti più minute del segnale, oltreché nella capacità di indagare e risolvere a fondo anche i passaggi più intricati. Il tutto in un contesto in cui l’assenza di asprezze e metallicità è di grande rilievo.

Un’altra assenza di cui ci si accorge presto è quella della tendenza allla sonorità tronfia e al pompaggio indiscriminato tipico delle elettroniche di alta classe di origine industriale, assurti purtroppo fin quasi a loro sinonimo, stante la mediocrità di fondo delle scelte realizzative da cui traggono origine.

Nel confronto con uno tra i pre phono a due telai di costo superiore ai 9000 euro in cui è stato impegnato, il Minitube Phono ha evidenziato la tendenza a sonorità meno roboanti e forzate energeticamente a prescindere dal reale andamento del segnale, con un maggiore rilievo attibuito alla naturalezza, alla precisione e al contrasto dinamico, reso in maniera particolarmente accurata nei confronti dei segnali più minuti.

Questo ritengo dipenda dal numero inferiore di componenti attivi utilizzati, che notoriamente rappresentano l’ostacolo di entità e potenziale penalizzante maggiori lungo il percorso del segnale.

Ne deriva quindi una sonorità che “scuote” meno l’ascoltatore, ma è senz’altro più piacevole e soprattutto naturale. Non a caso, una volta inserito nell’impianto il Minitube Phono, non si è mai sentita la mancanza del preamplificatore utilizzato come pietra di paragone e tantomeno la voglia di rimetterlo al suo posto.

Un altro elemento sorprendente è venuto dalla capacità del Minitube di estendere la sua indagine fino agli estremi delle frequenze superiori, svolta oltretutto con estrema grazia, facendo trapelare la carenza del preamplificatore ultra blasonato con cui è stato messo a confronto, mai notata in precedenza.

Per quanto le sue doti siano esplicite fin dai primi istanti, Il Minitube Phono mette in mostra il meglio di sé dopo circa un’ora di funzionamento, con piacevolezza e naturalezza davvero rare e, lo voglio sottolineare ancora una volta, non solo nella sua fascia di prezzo.

L’unico rimpianto è che non sia stato possibile protrarre il suo ascolto fino al punto in cui si potesse definire ragionevolmente completato il suo rodaggio, stante la sua dipartita per altri lidi. Non solo è stata prematura ma ha procurato dispiacere e fatto sentire la sua mancanza. Occorrerà mettervi riparo nel tempo più breve.